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Diario di viaggio di 2 marmotte ex giovani  

Community: Diari di viaggio e Racconti Diario di viaggio di 2 marmotte ex giovani

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lalla
Scritto da: lalla
Durata: 1 mese
Data partenza: dal 11/01/08 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Lalla, anni 60. Ivan, anni 58

Introduzione

La Patagonia, ed in particolare il PERITO MORENO, è stato un sogno lungo 14 anni e che finalmente ho realizzato appena sono andata in pensione. Ivan, marito di una amica, si è aggregato a me.

Le Tappe del Viaggio

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

Dopo tanti giorni dedicati ai preparativi, giorni di emozioni, paure e preoccupazioni Ivan ed io siamo qui seduti nella sala d'aspetto della Malpensa-voli internazionali in attesa dell'aereo che ci porti a Madrid per proseguire poi per Buenos Aires.

Abbiamo salutato Aurelio e Francesca. Ora siamo soli.

So che anche Ivan è teso e preoccupato: in effetti stiamo per affrontare un viaggio avventuroso per due persone come noi che fino ad ora hanno viaggiato in modo tradizionale.

Ma ormai è fatta: stiamo partendo

Ore 19.30: l'aereo sta rullando sulla pista e le istruzioni in spagnolo ci conducono, almeno parzialmente, nel pieno della nostra avventura.

Ivan si è fatto silenzioso: è la sua prima volta per tante cose: una viaggio all'estero, viaggiare senza Margherita, viaggiare on the road.

Siamo incoscienti ed avventurosi ma è una sensazione splendida quella di non sapere cosa ci aspetta.

Avremo tante cose da imparare, luoghi da scoprire, emozioni da provare, persone da conoscere e tutto questo è esaltante.

Madrid: l'aeroporto è grande e molto bello.

Ci guardiamo attorno: c'è moltissima gente anche se l'ora è decisamente tarda.

L'imbarco è alle 01.25.

Ormai abbiamo assunto la veste di viaggiatori e ci sentiamo più tranquilli.

Ci aspettano 13 ore di volo e per sicurezza ho già preso le gocce per dormire perché non voglio arrivare in Argentina già stanca.

Ivan scruta con attenzione e curiosità i nostri compagni di volo.

Stiamo per atterrare a Buenos Aires ed è il 12 Gennaio

Argentina, siamo arrivati.

Durante la lunga coda per il controllo passaporti Ivan ed io controlliamo l'abbigliamento delle persone che ci circondano e cerchiamo di dedurre da questo chi troveremo in Patagonia: decidiamo che chi ha scarponi da traking, zaini da montagna, abbigliamento super sportivo e soprattutto libro della Patagonia in mano lo ritroveremo da qualche parte.

Finalmente abbracciamo Clara che è venuta a recuperarci. Sono 4 anni che non ci vediamo e il nostro abbraccio è lungo ed affettuoso.

Fa caldo.

Recuperiamo i bagagli e con un po' di fatica riusciamo a incastrali nella macchina di Clara che ci apostrofa con un “ma quante cose vi siete portati?”.

Bella domanda!

Le raccontiamo della lunga lista degli oggetti che abbiamo a suo tempo preparato e che man mano abbiamo ridotto e poi ridotto ancora e ancora ridotto riuscendo alla fine a chiudere con enorme fatica le valige.

Domani, siamo certi, ridurremo ancora la scelta visto che dobbiamo usare solo lo zaino.

Siamo a casa di Clara che è molto graziosa e funzionale.

Sistemiamo velocemente le cose indispensabili e poi usciamo alla scoperta della città o almeno di una piccolissima parte di essa.

E' sabato ed è periodo di ferie.

E' quasi deserta come Milano a ferragosto il che rende facile a Clara farci vedere i palazzi più belli, le sedi di banche, università, istituzioni varie.

Ovviamente la prima meta è la CASA ROSADA : sembra di essere quasi a casa perché come da noi, davanti alla sede della Presidenza della Repubblica c'è un piccolo assembramento di dimostranti: sono i lavoratori dei diversi Casinò che rischiano di rimanere senza lavoro per la chiusura degli stessi.

Visitiamo la Cattedrale che non è particolarmente bell

Ci svegliamo belli riposati e pronti per un nuovo giro in città.

Facciamo colazione chiacchierando del più e del meno e come prevedibile Clara ed Ivan fraternizzano subito.

Prima di uscire prendiamo il coraggio a due mani e prepariamo gli zaini per la Patagonia.

Non è una grossa impresa. E' molto di più.

Inizia la danza del “tolgo questo” e “tolgo anche questo” “ ma questo mi servirà?” “uffi, ma non ci sta nulla in questo zaino” (nota del redattore: io ho uno zaino da 50 lt e Ivan uno da 30……non proprio due zainetti)

Alla fine riusciamo a fare delle scelte e a portarci “lo stretto necessario” il che va tradotto con il fatto che negli zaini non ci sta più neppure uno spillo.

Siamo pronti e usciamo con l'animo più leggero.


Prima tappa il quartiere PALERMO che è molto bello e ricco di parchi ben tenuti.

Si è fatta l'ora di pranzo e ci fermiamo al Ristorante Dorita dove Clara ci consiglia alcuni piatti: io scelgo una salsiccia (chorrizo) avvolta in una sfoglia di pasta mentre Clara e Ivan affrontano una particolare carne alla griglia.

Tutto ottimo.

Terminiamo con un dolce “punchase de dulce de leche” una libidine di grassi, zuccheri e colesterolo ma super ottimo.

Ci rimettiamo in moto: ci aspetta La Recoleta.

Visitiamo una bella chiesa dedicata alla Madonna del Pilar al cui interno c'è un piccolo museo del convento pre-esistente alla chiesa stessa.

E' un museo ben tenuto e con oggetti religiosi molto interessanti.

Notiamo che le statue raffiguranti la Madonna , alte non più di 50/70 cm, sono impreziosite da abiti in tessuto riccamente decorati, alcune hanno capelli veri e ogni Madonna ha la corona. Vediamo anche due statue lignee, sempre raffiguranti Maria veramente belle.

Da alcune finestrelle scorgiamo il cimitero della Recoleta che visitiamo subito.

E' il cimitero delle personalità della storia argentina: tombe ricche di statue, decori, marmi e molte sono dedicate ad “eroi” della Patria o meglio quelli che, in modo molto colorito ma efficace, Clara definisce dei bastardi.

“Eroi” che hanno trucidato prima gli indios e poi qualsiasi avversario si intersecasse la loro strada.

Cerchiamo la tomba di Evita e finalmente la troviamo defilata dalle stradine principali del cimitero.

E' quasi modesta, in un piccolo corridoio laterale ma la gente fa la fila per pregare e per fotografare.

E' un cimitero bello anche se notiamo alcune cose che a noi appaiono almeno singolari come le tendine in pizzo sulle porte di alcune tombe: le stesse tendine in pizzo che noi usiamo per le finestre delle nostre cucine.

Ritorniamo a S. Telmo

Clara sa che verso le ore17 si balla il tango in strada e non vogliamo perderci questo spettacolo.

S. Telmo è un bel quartiere antico affollato di gente ma soprattutto di artisti di strada che, distanti fra di loro un centinaio di metri, si esibiscono per la maggior parte con la musica.

E' molto caratteristico e simpatico.

Raggiungiamo la piazzetta che, a differenza di ieri sera, è diventata un mercatino delle pulci così come lo si vedeva una volta anche nelle nostre città.

In un angolo della piazza c'è una coppia di tangheros.

Lui è famoso: lo chiamano EL INDIO e prima di e

Aeroporto Jorge Newbery – h.06.40

Partiamo per Ushuaia via El Calafate.

La levataccia alle 4 del mattino non è stata traumatizzante perché ci siamo ben organizzati e dopo solo 20 minuti siamo in auto diretti all'aeroporto e alla colazione che ci attende.

Le strade sono deserte eccetto qualche taxi e la nostra taxista privata è paragonabile a Schumi.

Ci accorgiamo che la Avenida Costanera ha ben 6 corsie per ogni senso di marcia e ci rendiamo conto di quanto è grande questa città.

Passato il check-in siamo veramente soli, Ivan ed io, e la Patagonia non ci può più sfuggire.

(volo 4440 al costo di 380 pesos = circa 90 euro ma c'è un piccolo trucco involontario perché Clara ha prenotato questo volo per noi pagando come se fossimo argentini. Se avesse prenotato come stranieri avremmo pagato 700 pesos a testa e non 380. Nessuno ci dice nulla e noi passiamo tirando un sospiro di sollievo).

Sull'aereo accanto a noi è seduta una ragazza argentina che sta andando a Ushuaia come noi e ci racconta di essere stata in Italia, a Firenze, per studiare Storia dell'Arte e di avere nostalgia del periodo italiano.

Chiacchierando con lei scopriamo che esiste anche un servizio di bus che collega Ushuaia con Rio Gallegos: la notizia ci interessa perché potremmo rientrare proprio via Rio Gallegos.

Abbiamo deciso che non faremo altri voli interni ma useremo unicamente i bus che sembrano essere il mezzo preferito dai locali.

USHUAIA

Hostel De Las Artes


Alle 10.50 atterriamo a Ushuaia che ci accoglie con una pioggerellina ma ben presto ci accorgiamo che il tempo atmosferico cambia repentinamente. Solo il vento è una costante.

In taxi arriviamo al B.& B. “de las artes” e conosciamo Marcos il proprietario tuttofare.

E' tutto modesto ma in ordine e pulito.

Sistemiamo velocemente i nostri zaini e usciamo preoccupati di prenotare subito i posti sul bus per trasferirci fra qualche giorno al nord.

Con le indicazioni di Marcos e la mappa della città troviamo con facilità l'agenzia indicataci: è stracolma di gente che come noi deve trasferirsi.

Per un attimo siamo presi dal panico di non trovare posti su un bus ma il panico dura poco: ci consultiamo e stabiliamo che in qualche maniera risolveremo il problema.

Quando è il nostro turno scopriamo che i posti ci sono, che il bus ha il servizio di “semi cama”, cioè che i sedili sono reclinabili e che si possono allungare le gambe.

La partenza è prevista per il giorno 18 alle 05.30 del mattino con arrivo a PUNTA ARENAS alle 18.00, trasbordo su un ferry boot sullo stretto di Magellano, sosta fino alle 20.00 e di nuovo partenza per essere verso le 22.00 a PUERTO NATALES in Chile.

Il secondo problema che dobbiamo risolvere è trovare un alloggio per Puerto Natales visto che arriveremo di sera e che vorremmo fermarci per 4 giorni.

Rimandiamo la risoluzione a domani.

Iniziamo il nostro giro in città.

La prima cosa che ci colpisce è il caos edilizio: non esiste una abitazione nello stesso stile di un'altra e ognuna di essa è dipinta in colori per noi folli: giallo, rosso, blu, azzurro, viola, fucsia, arancione.

E' una mix di colori che comunque affascinano. Usando un termine molto poco corretto direi che è una città sgarrupata ma splendida e unica.

Le fotogra

La sveglia suona alle 7.30 ma è già da qualche momento che sento Ivan che si sta preparando anche se io sto facendo la marmotta pigrona.

Mentre facciamo colazione chiacchierando con Marcos arrivano anche gli altri ospiti che sono inglesi, francesi e spagnoli e ognuno tenta di fare conversazione con gli altri e così mescoliamo brani di frasi nelle diverse lingue capendoci un po' a spanna.

Il mini bus arriva e usciamo pronti per la nostra prima escursione.

Siamo 20 persone di varia nazionalità ed età.

Ana, la guida, ci fa notare che stiamo attraversando la parte industriale della città dove si producono piccoli componenti elettronici e si assemblano parti di piccoli elettrodomestici e di impianti di telefonia.

Il governo centrale argentino ha agevolato, con l'eliminazione delle diverse tassazioni, la creazione di zone industriali per favorire il popolamento di questa zona e capiamo che Marcos non aveva esagerato quando ha detto che la popolazione di Ushuaia è di circa 60.000 persone.

Siamo sulla ROUTA 3 che con oltre 3.000 km raggiunge la capitale Buenos Aires e appena pochi kilometri fuori dalla città passiamo la frontiera con il Chile.

E' un passaggio formale, almeno per noi turisti, perché il bus rallenta ma non si ferma. Ci accorgiamo che viene invece fermata l'unica automobile che transita in quel momento.

Prendiamo poi la deviazione per la ROUTA Y che è una strada sterrata e ben tenuta e che ci porterà alla Estancia Harberton la più antica fra tutte le estancias della zona.

Ana ci fa notare la zona della torba che viene totalmente esportata.

In inverno queste enormi estensioni di torba ricoperte di neve diventano l'ideale per gli sport invernali e poco dopo infatti vediamo un centro sportivo invernale ed una “fattoria” con tanti cani da slitta.

Ana ci racconta anche che circa 60 anni fa furono introdotti i castori al fine di poter sfruttare le loro pellicce ma non essendoci dei predatori naturali i castori si sono riprodotti così tanto che ora raggiungono all'incirca lo stesso numero degli abitanti di Ushuaia e hanno creato un grande problema ambientale.

La loro riconosciuta arte ingegneristica ha fatto sì che in alcune parti abbia creato un serio problema proprio alle torbiere perché deviando i corsi d'acqua impedisce lo stato ideale per la formazione delle torbiere stesse.

In questa regione i boschi sono molto rigogliosi e quello che ci meraviglia è che quando un albero cade, a causa del vento, dei castori, del peso della neve o del terreno fertile che è profondo solo 50 cm gli alberi morti restano bianchi e spettrali e su di essi non cresce assolutamente nulla.

Il tutto avviene in una selezione naturale.

Attraversiamo la “porta” dell' Estancia che si estende su 20.000 ettari e comprende anche le isole escludendo solo i pinguini che sono un patrimonio della nazione.

E' per me molto difficile capire l'entità di questa proprietà almeno fino a che Ana non ce la fa mostra su una mappa.

Strada facendo il bus si ferma nei diversi punti panoramici per permetterci di fotografare gli angoli più suggestivi includendo l'albero piegato dal vento che si vede su quasi tutte le cartoline in vendita.

La forza del vento è visibile proprio guardando gli alberi inclinati tutti dallo stesso lato.

La guida ci fa notare dall'altro lato del CANALE DI BEAGLE l'insediamento

Oggi escursione al Parque National in minibus con una parte del viaggio

Da effettuarsi con EL TREN DE LA FIN DEL MUNDO.

Machi è la nostra guida di oggi, Manuel è l'autista e la compagnia è composta da 2 ragazze spagnole, 2 signore colombiane, 1 ragazzo argentino e noi.

Niente male come mix di nazionalità.

A pochi silometri da Ushuaia c'è la stazione di partenza del treno e Machi con Manuel ci precederanno in bus: li ritroveremo alla stazione di arrivo.

Il treno dei presos è decisamente un'attrazione turistica ma ci attira l'idea di percorrere alcuni kilometri con questo trenino che possiede una enorme carica di storia e di avventura.

La velocità è pressoché a passo di lumaca e i binari sono a scartamento ridotto.

Fu costruito dai prigionieri in condizioni ambientali molto estreme.

I prigionieri tagliavano la legna che sarebbe servita a tutta la comunità e a loro stessi e giorno dopo giorno tagliavano legna, costruivano un tratto di ferrovia e ritornavano in città e in carcere.

Si racconta che, malgrado la vita da carcerati fosse decisamente difficile, i pochi prigionieri che abbiano tentato la fuga siano poi ritornati indietro perché il nulla assoluto avvolgeva l'intera regione e che il freddo sia stato un grande deterrente per la ricerca della libertà.

Dove vediamo tronchi tagliati e pietrificati all'altezza di circa 50/70 cm significa che gli alberi sono stati tagliati in inverno e che l'altezza del tronco tagliato determina l'altezza della neve esistente in quel momento.

Il panorama è bello: una torbiera, la cime delle Ande, il cielo nuvoloso, una cascata e tanti tantissimi alberi pietrificati.

Come diversivo personale abbiamo la perdita delle lenti oscuranti degli occhiali di Ivan e in effetti ci mancava qualche piccolo diversivo.

Alla stazione di arrivo troviamo i nostri due angeli custodi e risaliamo sul minibus: partiamo alla scoperta della flora del Parque che si estende per circa 63.000 kmq ma è possibile visitarne solamente un 3%.

L'interdizione a tutto il rimanente ha il preciso scopo di salvaguardare le specie arboree autoctone della foresta sub-artica che vive solo in questa zona.

Vediamo il RIO LAPATAIA che formerà la baia Lapataia, l'imboccatura del Canale di Beagle, il Lago Roca e intravediamo anche diversi uccelli acquatici.

I condor invece non si fanno vedere: sarà perché la giornata è piovosa?

Machi è molto disponibile e gentile. Chiacchiera con tutti noi e così facendo riesce a fare in modo che ognuno di noi si senta parte di un gruppo unito.

La mattinata scorre velocemente e piacevolmente anche se il tempo meteorologico non è a nostro favore: pioviggina quasi sempre, fa freddino, il vento non manca mai e le nuvole ricoprono le cime delle Ande.

Rientrati a Ushuaia non ci facciamo condizionare dal tempo e dopo un breve pasto facciamo una bella e lunga passeggiata sul lungo mare e incuranti del vento e della pioggia ci togliamo giacca a vento, cappello, guanti e sciarpa per fare la foto d'obbligo davanti al cartello che dice “USHUAIA ULTIMA CITTA' DEL MONDO”.

Ovviamente dato il tempo non bello salta la gita ai ghiacciai che se possibile faremo domani.

Stasera cena da “signori” a base di centolla: la centolla è un super granchio dalla polpa tenerissima.

Stamattina il tempo sembra promettere bene e la cosa ci fa enormemente piacere visto che dobbiamo fare un'escursione in catamarano (31 euro)

Mentre effettuiamo il cambiamento del vaucher in biglietto effettivo incontriamo le signore cilene anche loro in partenza per un'escursione marittima ma con diversa destinazione.

Saliamo a bordo. Il mare è incredibilmente calmo.

Lo spettacolo della cordigliera delle Ande e dei ghiacciai è magnifico, il mare è tranquillo, la compagnia silenziosa ed eterogenea: tutto promette molto bene.

Navighiamo sul CANALE DI BEAGLE e ci avviciniamo all'isola DE LOS LONBOS MARINOS Y DE LOS PAJEROS.

Il colore del cielo che muta rapidamente e la formazione delle nuvole che sembrano appese sopra di noi restano impresse non solo nei miei occhi ma anche nelle fotografie che faccio.

Avvistiamo l'isola e la guida rinnova le raccomandazioni già dette: niente cibo agli animali e parlare a bassa voce.

Sulla stessa isola convivono i lobos (leoni marini) e i pajeros (cormorani) e sono veramente molti.

Uno dei maschi capo branco dei leoni marini si mette subito in evidenza nel rimarcare la propria supremazia sulle femmine con dei ruggiti che non possono essere scambiati con altro che non sia “attenzione, il capo sono io!”.

I lobos sono molto goffi mentre si muovono sulle rocce ma sono agilissimi quando scendono in mare.

I cormorani stazionano con calma sull'isola e ne vediamo alcuni mentre pescano il loro pranzo.

Ci spostiamo e ci avviciniamo all'isola DE EL FARO che non è l'ultimo faro del mondo ma solo il penultimo: dista dalla città 17 km e viene alimentato dalla luce solare.

La domanda che mi pongo è “come faranno ad alimentarlo a luce solare durante il periodo invernale visto che in inverno la luce del giorno è limitata a 4 ore?”

Rientrando costeggiamo e vediamo l'insediamento di una delle prime estancias

e vediamo finalmente anche delle mucche e dei cavalli.

Osserviamo anche alberi letteralmente piegati dalla forza del vento e sono così abbarbicati al terreno per non essere sradicati che mi fanno tenerezza.

Questa prima parte del viaggio è stata ricca di esperienze molto belle.

Non abbiamo avuto nessun problema e nessun intoppo e questo ci sta aiutando nell'affrontare tutto il resto del viaggio con più ottimismo.

Rientrando nel B.& B. incontriamo una coppia di Roma che viaggia con una bambina di 18 mesi i quali ci parlano in modo entusiastico della zona dei ghiacciai che vedremo fra pochi giorni e del traking sui ghiacciai stessi da farsi con ramponi e in tutta sicurezza: per questa parte decideremo al momento.

Sveglia alle 4.30 del mattino e partenza alle 5.30.

Finalmente vediamo la notte e le stelle.

Siamo una ventina di persone: turisti come noi e alcuni cileni.

Non fa assolutamente freddo e il vento……..non c'è..

Mentre attendiamo la partenza del bus vediamo uscire da un locale alcuni ragazzi: esattamente come da noi.

Si parte e la prima fermata è dopo circa 100 km in un paese dal nome indio

TOLHUIN sul LAGO FAGNANO. Sosta di 10 minuti giusto il tempo per sgranchirsi le gambe e di acquistare qualcosa nel bar del paese e di vedere una plazoleta con un monumento a Evita Peron.

Non abbiamo più il lago Fagnano alla nostra sinistra. Da entrambi i lati ora vediamo una distesa enorme di steppa e a notevoli distanze fra di loro delle estancias.

Non ci sono più alberi.

Arriviamo alle 9.00 del mattino a RIO GRANDE dove cambiamo il bus.

Scopriamo che sui bus i posti sono prenotati e dopo 3 spostamenti (siamo molto veloci nell'apprendere!) lo capiamo e occupiamo i nostri posti: 29 e 30 chiaramente scritti sui biglietti che abbiamo in mano!

Lasciamo l'Oceano Atlantico che era alla nostra destra e ci ritroviamo immersi in una infinità di spazio ovunque si guardi.

Qualche pozzo d'acqua con la pompa in azione, un cielo incredibilmente azzurro, in lontananza capannoni che forse sono anche abitazioni, una estancia circondata dal verde e da un ruscello, un guanaco solitario.

S.SEBASTIAN – posto di frontiera argentino

Sono le 11.30 e attendiamo circa 10 minuti prima di poter scendere dal bus.

Sembra di essere ad una stazione di servizio in qualche nostra vecchia autostrada.

Capiamo perché bisogna attendere prima di scendere: al posto di frontiera si “sdogana” un bus alla volta e ora tocca a noi, facciamo la fila mostrando i passaporti e risaliamo in bus.

Nel frattempo i doganieri con i cani antidroga sono saliti sul nostro bus.

Il vento soffia sempre forte ed il cielo ha un colore azzurro incredibile.

Fatti pochi kilometri la strada diventa sterrata e la velocità media è di 40 km orari.

A metà strada c'è una fermata imprevista: sale un signore che è chiaramente uno del posto. Lo dice la sua corporatura, il suo abbigliamento ma soprattutto il suo sorriso gentile.

Nei giorni scorsi riflettevamo proprio sulla gentilezza e la disponibilità delle persone con le quali abbiamo avuto contatto: dagli addetti dell'Ufficio Turismo alle impiegate delle diverse agenzie di viaggio, dai commessi dei negozi ai camerieri dei bar.

Anche le persone incrociate per strada hanno gli occhi sempre sorridenti.

Arriviamo al posto di frontiera cileno e c'è la trafila di prima.

Qui il vento non è forte ma di più: si fa fatica a camminare da tanto è impetuoso e soprattutto è freddo.

Si riparte.

Alle 15.30 arriviamo a BAHIA AZUL dove in traghetto attraverseremo lo STRETTO DI MAGELLANO in soli 15 minuti.

Incontriamo la coppia di ragazzi argentini che erano con noi nel B.& B. a Ushuaia: saluti festosi, foto ricordo difficoltose per il vento e scambio di indirizzi telematici per ritrovarsi anche se lontanissimi.

Lontani da casa si vive in modo più semplice ogni contatto con persone sconosciute.

Si riparte su una strada sterrata.

Siamo stanchi ma il viaggio anche se lungo non è stato disagevole, tutt'altro.

Il personale del bus ha fatto in modo che il viaggio fosse meno noioso del dovuto offrendo

Oggi decidiamo di concederci una giornata di relax per visitare Puerto Natales e organizzarci le escursioni dei prossimi giorni.

Prima puntata all'ufficio turistico dove una signora, estremamente gentile e paziente con il mio spagnolo, ci dà tutte le spiegazioni e le informazioni che cerchiamo.

Mentre la ascolto sento che Ivan sta parlando con qualcuno italiano: e' una coppia più o meno della nostra età che incontriamo un paio d'ore dopo passeggiando per la città. Ci chiedono se vogliamo partecipare, nel pomeriggio, ad un escursione in gommone nella baia.

Ci diamo appuntamento verso le 15.30 sul molo.

Decideremo nel frattempo.


Stabiliamo che oggi ci facciamo un picnic al MIRADOR per cui passiamo dal supermercato e dal fruttivendolo e ci attrezziamo di conseguenza e iniziamo la salita per cercare il Mirador che e' un grande spazio al culmine della salita della Avenida principale.

Arriviamo con il fiatone ma da lì si vede veramente tutta la città che ha molto più del provvisorio e meno della fantasia allegra di Ushuaia.

Finito il picnic iniziamo la discesa e non si sa come ci ritroviamo in una zona che sembra veramente un'insieme di baracche.

Fa caldo e i piedi iniziano a bollire.

Passiamo nelle vie prive di marciapiede, con case che sembrano essere uscite da un incubo post tifone, a volte in precario equilibrio o almeno cosi sembra a noi.

Ogni persona che incrociamo ci saluta sorridendo.

Veniamo anche adottati da due cani che ci accompagnano fino al molo.

Ecco, una caratteristica di Puerto Natales sono i cani che sono liberi, tranquilli, non abbaiano mai, non si mostrano mai aggressivi ma solo molto curiosi.

Ce ne sono ovunque ma fanno parte del paesaggio.


Come a Ushuaia notiamo l'estrema gentilezza e disponibilità delle persone.

Dal fruttivendolo dove siamo andati questa mattina ho chiesto la cortesia di lavare la frutta appena acquistata e lo hanno fatto mentre il proprietario del negozio si informava da dove venivamo, come stavamo in Cile, cosa avevamo visto.

Da noi a volte non ci si saluta nemmeno!

ah, poi abbiamo visto le uova bianche, ma proprio bianche bianche.

Al molo incontriamo la coppia italiana incontrata in mattinata: sono di Milano e sono in giro da quasi 2 mesi. Ci sentiamo dei viaggiatori pivelli!

Ivan non e' molto convinto del gommone e io che sono un'abile nuotatrice ( nuoto come un mattone) faccio finta di niente ma sono quasi d'accordo con lui.

Beh ci convincono e partiamo. (14 euro)


La città vista dal lago e' molto grande (i nostri piedi hanno ragione di essere stanchi!) , la nostra guida improvvisata ci fa vedere il museo degli attrezzi industriali risalenti alla dominazione inglese dell'800, la salmonera dove si allevano i salmoni, un grande albergo che io scambio per il cimitero perchè interamente costruito in colore nero e modello loculo (il marinaio mi dice che e' vuoto cosi come sono invendute alcune casette nella zona costruite come investimento turistico non perfettamente riuscito).

Chiacchierando del più e del meno con i signori nostri compagni di avventura scopro che lui conosce mio nipote di Como sia per la reciproca attività sportiva (corse auto) che per attività collaterali professionali. Entrambi sono nel settore tessile.

E dovevo venire nella Patagonia cilena per incontrarlo.

Beh la gitarella e' stata piacevole anche se sento il viso bruciare credo che potrei cuocere un hamburger o un uovo al tegamino direttamente sulle guance

Solito pulmino prenotato in una delle tante agenzie che viene a prenderci direttamente in albergo: siamo i primi a salire e carichiamo poco alla volta tutti i nostri compagni di viaggio del giorno.

Anche oggi un bel mix di nazionalità.


La prima tappa e' alla CUEVA DEL MILODON una enorme caverna che e' stato rifugio sia del MILODON (animale preistorico) in ere antiche che degli indigeni successivamente.

E' impressionante nella sua grandezza e nella profondità: il ghiacciaio e il vento hanno eroso le pareti della roccia.

Bello il percorso: l'acqua ha formatole stalattiti e al termine dello stesso troviamo una riproduzione del MILODON a grandezza naturale, dopo che in anni precedenti sono state trovate le sue orme.

Uscendo dalla grotta si capisce perchè gli antichi indigeni l'avessero utilizzata come loro rifugio: è situata su una piccola altura in mezzo ad un bosco che domina tutta la piana.


Oggi la nostra compagnia ha l'attrazione della giornata.

Sono due signore di una certa età vestite in maniera diciamo "estrosa" e decisamente fuori luogo per il tipo di escursione che faremo: tutti calziamo scarponcini da traking o scarpe da ginnastica rinforzate mentre loro calzano delle ciabatte.

Ed infatti, ancora prima di entrare nella grotta una delle due, che Ivan ed io soprannominiamo la perpetua, cade.

Fortunatamente non si fa nulla ma la guida e' costretta a fare il suo angelo custode per tutta la giornata il che non ci rende molto allegri perchè se desideriamo avere notizie su quello che stiamo vedendo siamo costretti a camminare con passo di lumaca per restargli accanto e porgli delle domande.


La perpetua imperverserà per tutto il giorno arrivando sempre ultima nel salire sul bus, fermandosi a chiacchierare con chiunque (escluso noi) e volendo scendere anche quando non e' previsto per fare foto.

La prendiamo sportivamente e ci accorgiamo che anche altri fanno come noi.


Saliamo per le TORRI DEL PAINE su strada sterrata e decidiamo che l'autista potrebbe fare qualche dimostrazione, al Motor Show di Bologna, su come si guida un bus in condizioni non ottimali.


Perchè non solo guida ad una velocità esagerata ma continua a girarsi indietro facendo smorfie a due bimbi piccolissimi che viaggiano con una coppia di giovani: sono i nipotini accompagnati da figlia e genero

Riflettendo proprio sul fatto che in bus c'e' anche parte della sua famiglia cerchiamo di tranquillizzarci anche se stiamo sempre all'erta


Le nubi si stanno alzando dal Paine e poco alla volta le torri si fanno vedere in tutta la loro imponenza.

Si dice che alcune persone siano più volte venute qui per vederle e che siano andate via sempre deluse perchè le nubi molto spesso le nascono.

E' la nostra giornata positiva fatta eccezione per la perpetua e il pilota folle.

Sono belle e imponenti e la cosa che fa più specie è che non fanno parte della cordigliera delle Ande ma che sono una cosa a se stante.

Un movimento tellurico ha spinto il massiccio in mezzo all'estensione della vallata e questo e' una cosa abbastanza eccezionale.

Giriamo intorno al Paine vedendo laghi e lagune una più bella e differente dall'altra.

Scendiamo sulla spiaggia della laguna AMARGA e ci accorgiamo che e' salata esattamente come il mare.

Sono tutte diversa fra loro ma belle egualmente.

Le foto si sprecano anche sul LAGO GREY e sul LAGO TORO quest'ultimo talmente grande che e' limitativo chiamarlo lago.

Salendo e scendendo dai tornanti attraversiamo boschi e prati i cui pascolano i guanachi e i nandu'.

Questa mattina siamo arrivati al molo dove ci aspettava la barca per un'escursione ai ghiacciai Balmaceda e Sarmiento e in cuor nostro ci auguravamo che l'escursione venisse annullata: tirava un vento incredibile.

Invece i bravi naviganti cileni hanno dato l'ok e siamo partiti con un filino di preoccupazione.

Ci sono stati momenti in cui ci siamo dati dei matti incoscienti: onde, vento, schizzi sempre più alti ma......i naviganti avevano ragione perchè nei fiordi dei due ghiacciai il vento era meno forte e sopratutto caldo.


Il Balmaceda lo si vede dal lago sulla barca e oltre ad essere bello è anche preannunciato da una serie di cascate più o meno impetuose ma tutte belle.


Il Sarmiento invece si getta letteralmente nel lago: ha dei colori stupendi che cambiano a seconda della luce del sole e nella baia che forma si vedono diversi iceberg.

Non ho idea di quanto sia alto lo spessore di questo ghiacciaio ma e' veramente grande.

Per arrivare vicino al suo fronte abbiamo percorso un sentiero in mezzo a fiori e piante e il contrasto e' notevole.

Inoltre nella sua zona faceva caldo per cui tolte le giacche a vento e i pile siamo rimasti in maniche corte il che di per se fa un bel'effetto.

Un marinaio mi racconta che la temperatura della zona è l'effetto del micro clima che si forma per il calore del sole che si riflette sul ghiaccio.

Si riparte.

Risaliti in barca ci viene offerto un bicchierino di PISCO rinfrescato con un pezzettino di ghiaccio del ghiacciaio Sarmiento

A quel punto sarà stato il Pisco a sciogliere le nostre lingue ma ci ritroviamo a parlare con i nostri più vicini compagni di viaggio che sono:

una coppia di ragazzi argentini di Buenos Aires

un ragazzo sulla 40ina cileno

e una ragazza rumena che lavora come psicologa per l'infanzia a Berlino e che ha visitato prima la Patagonia cilena e poi quella argentina. Durata del suo viaggio.........2 mesi e viaggia sola.

Quando siamo rimasti soli ci siamo detti che credevamo di essere degli avventurieri viaggiando alla giornata e per un mese intero in Patagonia ma c'e' chi ci viaggia per molto più tempo e con meno condizionamenti.

Regolamentare sosta in una estancia per il pranzo ma le 2 indomite marmotte , come altri escursionisti, fanno un picnic: ci appoggiamo al tronco di una pianta bella e grande per poter essere protetti dal vento.

Davanti agli occhi un vasto prato con l'erba bassa, le margheritine e i fiorellini gialli che vivono anche da noi.

Da un lato la montagna con una decina di pecore e agnelli che pascolano tranquillamente e dall'altro il lago Sarmiento da cui salgono enormi nuvole di spruzzi d'acqua.

Il cielo è a tratti sereno con un sole che riscalda e a tratti nuvoloso ma mai con nuvole minacciose.

Giornata splendida

Stasera si prepara lo zaino: domani trasferimento al EL CALAFATE in bus (circa 4 ore), ricerca dell'ufficio turismo, ricerca di un posto dove dormire e poi 2 giorni di riposo e prima di affrontare il PERITO MORENO.

Ultimo giorno in Chile.

Stamattina partenza per EL CALAFATE sempre in bus (15 euro)


Solito mix di nazionalità e solita trafila lunga alle due frontiere, quella cilena e quella argentina.

Alla frontiera cilena, dopo aver passato la dogana, Ivan decide di farsi un giretto e così non si accorge che il bus sta partendo.


Al mio "falta un hombreeeeeeeeeee"
il bus si blocca non dopo aver superato la stanga della frontiera: Ivan vedendo il bus muoversi nel tentativo di rincorrerlo fa uno scatto felino con il risultato di farsi uno strappo alla gamba destra.

Sale tutto dolorante.

Avevamo già deciso che domani sarebbe stata una giornata di riposo che a questo punto diventa indispensabile per ristabilire il centometrista che siede accanto a me.

Arriviamo a EL CALAFATE alle 15.30 (partiti h.9.00) e dopo aver recuperato all'Ufficio Turistico la mappa della città, l'elenco degli alberghi e ostelli e le notizie salienti sulla stessa inizia la ricerca di un posto dove dormire stanotte.

Ivan zoppica e decidiamo che andrò io alla ricerca di un ostello mentre lui mi aspetterà all'angolo di una strada con gli zaini.

Percorro, in tutti i due sensi di marcia, un paio di vie ma trovo solo alberghi a 5 stelle.

Inizio a preoccuparmi e ritorno all'angolo di Ivan.

A questo punto prendiamo la lista degli ostelli e inizio a telefonare con il mio spagnolo approssimativo.

Ricevo molti NO e la preoccupazione aumenta ma finalmente l'ultimo ostello segnato ci accetta e scopriamo che è esattamente dietro l'angolo dove siamo noi.

Ivan non ha mai visto un ostello prima d'ora e anche questa è un'esperienza tutta nuova per lui

Ci sistemiamo, una doccia e cambio di abiti, perchè qui c'e' una meravigliosa temperatura (maglietta maniche corte e pantaloni estivi), e ce ne andiamo a gironzolare per la città


E' ben tenuta e con molto alberghi a 5 stelle, campo da golf, giardini, parchi.

Bella ma sicuramente non affascinante come Ushuaia.

Domani giornata di riposo e di organizzazione per il PERITO MORENO e se non costa troppo per il FITZ ROY......vedremo

Usciamo per un giretto e scopriamo che come quasi dappertutto in Argentina la via principale si chiama Avenida San Martin..........il nostro Corso Garibaldi.

Accanto all'ostello c'e' una specie di bar/ristorante EL CAMBALACHE dove mangiamo divinamente con poca spesa

L'ostello ci costa 15 euro a notte.


Oggi mercoledì 23 vogliamo considerarlo il nostro giorno di riposo e di conseguenza stabiliamo di farci una passeggiata di circa 6 km per vedere una laguna, accanto al Lago Argentino, dove vivono molte specie di uccelli acquatici.

Il nostro giro dura quasi 4 ore e ne valeva la pena.

Macchina fotografica e binocolo al collo passiamo proprio una bella mattinata.

La Laguna Nimez è ricca di uccelli acquatici di diverse specie e vediamo anche due rapaci che improvvisano una piccola lotta fra di loro.

Mentre giriamo attorno alla laguna perdiamo il sentiero che non era ben segnalato e senza accorgercene capitiamo vicino ad un nido di passeri o uccelli simili: Ivan si accorge di un piccolo che tutto spaventato pigola e ci guarda.

Trascorre solo qualche istante ed ecco, quasi a livello del nostro viso, uno dei due genitori che cinguettando con tono irato ci passa e ci ripassa vicino. Poco dopo anche l'altro genitore viene in supporto al primo e sembra proprio che ci stiano sgridando per essere stati cosi poco attenti Ci allontaniamo più velocemente possibile dalla loro zona e ci scusiamo.......non volevamo, ci siamo solo persi.

Rientriamo e decidiamo per un picnic estemporaneo in un bel piccolo parco accanto alla San Martin, picnic che comprende un riposino e la lettura del Corriere della Sera.

Di quello avremmo anche potuto fare a meno!

Prenotiamo le due escursioni programmate:

- domani giovedì EL PERITO MORENO nel pomeriggio

- venerdì EL CHALTEN e FITZ ROY tutta la giornata

Prenotiamo anche il passaggio in bus per COMODORO RIVADAVIA per domenica.

Sabato ce lo teniamo di riposo.....vorremmo vedere delle incisioni rupestri a 6 km dalla città.

EL CALAFATE e' una bella cittadina un po' troppo turistica.

Alla sera sembra di essere a Rimini in agosto però se si esce dal centro si vede come vivono le persone del posto.

Anche qui come a Ushuaia e a Puerto Natales mi sorprendono i fiori che crescono in quelle strisce di giardini che abbelliscono le case e sopratutto i cespugli enormi di lavanda.

questa mattina giornata di passeggiata in città con la ricerca della lavanderia per Ivan visita ad una chiesa e chiacchiere varie.


Qui i negozi e tutti gli esercizi pubblici aprono alle 10 del mattino e chiudono verso la mezzanotte per cui acquistiamo oltre al pranzo per oggi, la prima colazione per domani (partenza h 8 per il Fitz Roy e il pranzo al sacco.


Nel primo pomeriggio escursione al PERITO MORENO (37 euro)


Partenza in mini bus con una guida che ci illustra molti particolari della flora e della fauna dandoci contemporaneamente le solite avvertenze: non lasciare nulla come spazzatura, parlare a bassa voce, non dare cibo agli animali.

Facciamo alcune foto da punti panoramici sul lago Argentino comprensive e poi arriviamo nei pressi del ghiacciaio.

Subito saliamo su un catamarano che dopo pochi istanti di navigazione doppia una punta e vediamo il Perito Moreno.

Ci avviciniamo sempre di più e l'imponenza di questa enorme massa di ghiaccio è incredibile.

La barca si accosta fino a 300 mt. , siamo tutti in silenzio: si sente solo il clik delle macchine fotografiche.

Mi metto a piangere dalla felicità di averlo finalmente di fronte a me in tutta la sua magnificenza: è bianco, azzurro, Bluette a seconda di come il sole si riflette nelle e sulle sue guglie.

Ricorda un pò il Duomo di Milano con tutti i pinnacoli.

E' spettacolare.

E ogni tanto sentiamo dei rumori sordi e lontani, alcuni forti altri meno, e vediamo parti del ghiacciaio che si staccano e cadono nel lago sollevando spruzzi e onde.

Sono felice.

Da 14anni aspettavo di vederlo: a volte ho pensato che non ce l'avrei fatta ma ora eccolo qui davanti a me.

Scatto foto su foto ma sopratutto cerco di imprimermi nella mente le sue immagini.

Rimaniamo tutti in silenzio quasi volessimo rispettarlo.


Quando il catamarano si allontana gli mando un bacio e un arrivederci.........non si sa mai.

Rientriamo nel minibus e veniamo portati sul fronte opposto a quello appena visto: un sentiero ci conduce di nuovo davanti al ghiacciaio e anche qui l'attenzione della gente e' quasi palpabile: siamo in mezzo ad un bosco, in più punti del sentiero ci sono dei mirador e la gente si ferma ovunque per ammirarlo e fotografarlo.

Raccontare quanto e' grande sarebbe facile utilizzando tutti i dati che ci sono stati detti ma raccontare quanto può essere emozionante averlo di fronte e sentire nel silenzio assoluto i suoi scricchiolii è tutt'altra cosa.

Ci fermiamo per oltre un ora e mentre il sole leggermente si abbassa cambiano anche i colori del ghiacciaio.

A malincuore ci allontaniamo. Dobbiamo rientrare.

Oggi giornata estremamente impegnativa.


Partiamo alle 8 del mattino con un bus di linea e dopo 4 ore arriviamo a EL CHALTEN che e' un agglomerato di case sempre molto fantasiose: tantissimi campeggi e ostelli.

Dopo una breve presentazione da parte di un guardia parco iniziamo a percorrere un sentiero, il più breve di circa 1 h e mezza, per arrivare al MIRADOR......ce ne mettiamo 2 di ore ma scarpinando, scarpinando arriviamo anche noi.

Nel frattempo facciamo foto della vallata sotto di noi che è larghissima.


Arriviamo, finalmente e......ne valeva la pena: lo spettacolo del FITZ ROY e del CERRO TORRE è magnifico.

La montagna è imponente e mentre la guardiamo penso a che emozioni devono aver provato Carlo Mauri e i Ragni di Lecco nell'aprire delle nuove "vie".

Abbiamo anche la fortuna di aver trovato una giornata di splendido sole e sono poche le nuvolette che circondano la punta della montagna.

Lo lasciamo con un pochino di rammarico ma il sentiero di discesa ci attende e con le nostre "gambe" meglio prendere tempo perchè il bus parte alle 18, presenti o assenti, ma parte.

Incontriamo molti ragazze e ragazzi che stanno salendo, carichi di enormi zaini, per andare ad un campeggio che è oltre il punto dove siamo arrivati noi: beati loro e beata la loro gioventù e forza fisica che gli permette di fare queste cose.

Noi siamo distrutti!!!!

Stremati arriviamo alla base e alla fontanella di acqua del ghiacciaio che assaliamo sia per bere che per rinfrescarci un po'.

Dopo, un bel riposino sotto un albero è la nostra giusta ricompensa.

Una giornata stancante e impegnativa ma che come tutte le giornate avute sinora valeva la pena di viverle.

Oggi giornata di riposo.


Dopo una super dormita ci siamo alzati.

Colazione nel solito bar "l'esquina", ricerca di piccole cose come fazzoletti di carta, giornale e poi spesa al supermarket.

Decidiamo di fare un giro e di pranzare non prima delle 14 quindi zainetto in spalla e scarponcini ai piedi partiamo alla ricerca del museo e del cimitero.


Prima puntata, però, il negozio di articoli artigianali dietro l'angolo della nostra calle. Una “tienda” che abbiamo visto dal primo giorno e che abbiamo snobbato perchè l'entrata è fra due lamiere ondulate precarie e nient'altro.

Comunque entriamo e sorpresa....troviamo un negozietto, delimitato da altre lamiere ondulate, pieno di articoli artigianali veramente belli e sicuramente pezzi unici perchè è la proprietaria, Paula una ragazza india, che li crea.

Paula ha un grosso pancione e il suo bimbo nascerà ad Aprile.

Suo marito ci ha accolti con molta cortesia e attenzione e ci racconta che le produzioni di Paula sono fatte tutte esclusivamente con prodotti naturali: sassi, bacche, foglie, piume.

Due persone dolci e innamorate della loro terra e delle loro origini e decise a continuare le loro tradizioni.

Abbiamo comperato un "acchiappa desideri" da appendere in casa e io un paio di orecchini fatte con le bacche di una pianta ma quello che mi e' piaciuto di più e' stata l'atmosfera che si respirava in quel piccolo, strano negozio artigianale, un'atmosfera di tranquillità e di serenità.

Uscendo commentiamo che la nostra presupposta superiorità da europei ci fa giudicare come sciocche o poco valide molte situazioni e persone che scoprendole posso riservare una gradevole sorpresa.


Seguiamo la mappa della città e arriviamo al museo di storia indigena: veniamo accolti da Susana, una signora gentile dai capelli bianchissimi ma molto giovanile e anche lei innamoratissima del proprio lavoro molto: ci spiega il percorso di questo mini museo ben fatto.

Nel museo, piccolo e semplice, hanno illustrato non solo la nascita del mondo in senso geografico e paleontologico ma sopratutto la formazione e la modifica dei ghiacciai e delle mutazioni che hanno modificato totalmente questa parte del mondo aggiungendo anche la parte storica riguardando le tribù Mapuche, Ona, Yamana e l'arrivo degli europei con tutte le conseguenze della colonizzazione.


Anche questo museo e' stato una bella scoperta.

Cerchiamo il cimitero e lo troviamo alla fine della calle Brown: e' un cimitero semplice, molto di campagna e da terra di frontiera che da subito la sensazione di serenità.

Molte sono le semplici croci con il nome e le date incise non c'è nulla di pomposo o artefatto.


Girando e girando si sono fatte le 16 e ritorniamo al nostro ostello dove, con una fame da lupi.......pranziamo/merendiamo.

Riposino..... le forze ogni tanto ci abbandonano e poi ripartiamo alla ricerca della BAHIA REDONDA che e' alla fine della famosa CALLE SAN MARTIN....la troviamo e ci piazziamo su il mirador a guardare questa enorme baia: gli uccellini che ricordano i nostri passerotti sono vicino a noi che zampettano sull'erbetta della spiaggia (che spiaggia non e')

Passiamo il tempo parlando e guardandoci attorno: ci sono famiglie che passeggiano sul lungo lago, ragazzi in diversi gruppi con chitarra e zaini, perditempo come noi.

Insomma ci gustiamo questa pace e questi spazi.


Ceniamo al solito nostro ristorante il CAMBALACHE e prima di andare via è d'obbligo la foto ricordo con i ragazzi.

Siamo proprio stati bene da loro sia come ospiti pag

Partenza alle 15.00 e prima tappa, dopo 4 ore, a RIO CALLEGOS.

Arriviamo in un terminale che è strapieno di gente, bus che continuamente vanno e vengono e aspettiamo le 21.45 che è l'orario della nostra partenza.

E' incredibile quanta gente si sposta in bus, che chiamano anche "micro", e con quanta roba.

Gli stranieri hanno zaini a volte di volumi incredibili e i locali trasportano di tutto, ma proprio di tutto.

Saliamo.

Abbiamo prenotato un bus con "cama" perchè viaggeremo tutta la notte e ci sorprendiamo per la comodità delle poltrone e per il fatto che realmente ci si può stendere quasi completamente.

Partiamo.

Ci viene offerta la cena che neppure sul migliore aereo ho mai trovato, il caffé, un film e finalmente verso la mezzanotte vedo un quasi tramonto e poi le stelle ma a quel punto gli occhi mi si chiudono e mi addormento.

Mi accorgo, nel sonno, che il bus fa alcune fermate ma non sento nessun rumore.

Solo al mattino, svegliandomi, mi rendo conto che sono salite diverse persone e alcune proprio vicino a noi ma che non hanno dato nessun disturbo.

Il paesaggio fuori dai finestrini è come quello di ieri: steppa, steppa e meseta.

Raramente vediamo animali e altrettanto raramente delle estancias.

L'occhio guardando sia a destra che a sinistra non vede altro che spazio fino all'orizzonte.

La prima fermata del mattino è a CALETA OLIVIA che più che una città e' un cantiere unico in costruzione

Finalmente alle 8.30 arriviamo a COMODORO RIDAVIA: una città bruttarella.

Eravamo abituati alle altre città e anche ai paesi più sperduti che comunque avevano il loro fascino.

Comodoro Rivadavia invece è solo una città industriale e di mare che poi non è proprio un mare ma è l'Oceano Atlantico.


Mentre io mi fermo al terminal bus con i bagagli e dopo esserci informati all'ufficio turismo, Ivan parte alla ricerca di un ostello e dopo alcuni tentativi ne trova uno decoroso ed economico.

Di nuovo zaini in spalla e ci sistemiamo all'ostello

Ivan è molto contento di se perchè nonostante non l'abbia mai fatto e nonostante non conosca la lingua è riuscito a districarsi e a procuraci un alloggio: Bravo Ivan.


Sistemati, doccia.....che è indispensabile, inizia il giro della città.

Anche qui, come ovunque, la città e' divisa in quadras e mappa alla mano è facilissimo orientarsi e trovare ciò che si cerca.

Ritorniamo all'ufficio turismo e ci facciamo indicare i luoghi interessanti:2 musei, la cattedrale, una baia a 14 km dalla città, il mirador..

Iniziamo dai musei

Il primo e' dedicato alla storia della Ferrovia e del Porto: molti oggetti li riconosciamo: l'anemometro, la divisumma, la macchina da scrivere Remington, la macchina da cucire Singer e osserviamo due cose:

- anche i nostri nonni nella stessa epoca hanno avuto una vita difficile ma qui oltre alla vita difficile hanno avuto anche una situazione climatica decisamente pesante

- riconosciamo molti oggetti perchè noi stessi li abbiamo vissuti.

Quando la ragazza dell'ufficio turistico ci parlava dei musei ha usato l'espressione "contengono cose molto vecchie...del 1932" (hay muchas cosas antigues, muy antigues de el 1932)

Il loro molto vecchio risale all'inizio del 1900 il nostro molto vecchio risale alla Magna Grecia e a Roma

Devo ricordarmi di dire ad Aurelio che anche lui è “antiguo” dato che è del 1938.

Hospedaje 25 de Mayo

oggi e' stata una giornata con una bellissima sorpresa, anzi due.

La ragazza dell'ufficio turismo quando ci ha dato le indicazioni per vedere le cose interessanti di COMODORO ci aveva segnalato a 14 km dalla città la RADA TILLY dove c'è un museo.

Come da indicazioni stamattina abbiamo preso il bus di linea che passa ogni mezz'ora al favoloso costo di 2,20 pesos a testa (1 peso vale 4.65 euro) e che ci ha condotto a RADA TILLY: un bellissimo paese pieno di case molto eleganti anche se non sfarzose (a parte il solito ecomostro bordo Atlantico........non poteva mancare!!!) che da su una baia incredibilmente bella e larga e profonda.

In un battibaleno ci siamo tolte le scarpe, la maglietta e arrotolati i pantaloni come due bambini siamo corsi sulla battigia per sentire l'acqua: fredda ma deliziosa.

Poi ci siamo fatti quasi tutta la baia sguazzando nell'acqua, sotto un cielo in cui non c'era la minima nuvola, con pochissima gente intorno e alla fine, per paura di prenderci una scottata, abbiamo attraversato la strada a piedi nudi e zampettando sui sassi e l'erba di un Piccolo prato un pò bruciacchiato ci siamo messi seduti su un muretto all'ombra a fare il nostro solito picnic di mezza giornata a base di biscotti, frutta ed acqua.

Guardando l'oceano con le sue onde lievi, la spiaggia larghissima e profondissima e le case fronte mare ci siamo immaginati come sarebbe stato bello poter passare un mese così in un quasi silenzio con la possibilità di godere del sole e dell'acqua e magari ogni tanto poter rientrare in casa all'ombra con un libro in mano.

E la notte sentire solo il rumore delle onde e il vento fra gli alberi.

Peccato che sia un pochino lontano da casa nostra!

Riposati e ritemprati abbiamo fatto il percorso al contrario e individuato un bar abbiamo affrontato un bella pizza napoletana....giusto per vedere come la fanno

....e chiacchierando ci siamo riposati.

Abbiamo così visto, finalmente, della gioventù che non fosse obesa e trascurata nel vestire e tantissime famiglie con bambini e, dopo molti anni, abbiamo anche visto quelle che una volta noi chiamavamo le colonie: i bimbi tutti in fila, mano nella mano, le signorine che li controllavano e che poi li portavano nell'acqua.

Ci hanno fatto ricordare quando ai nostri tempi andare in colonia era l'unica possibilità di vacanza: Ivan andava a Varazze io a Cattolica con la Falk e mi piaceva tantissimo...partire in treno....le camerate....il mare....il giochi sulla spiaggia...le cartoline da spedire a casa.

Ovviamente abbiamo cercato e trovato il museo di storia naturale e di paleontologia e come al solito abbiamo trovato una signora che lo gestisce gentilissima che ci ha fatto un pochino da guida.

Quello che mi ha sorpreso molto è che accanto ad ogni didascalia per la spiegazione del singolo pannello c'era anche il pannello di spiegazione in Braille.

Abbiamo chiesto alla signora motivo di quella bella iniziativa e ci ha raccontato che è un progetto finalizzato e realizzato con una scuola per ragazzi ciechi che hanno realizzato i pannelli con scrittura Braille cosi che quando altre scuole di ciechi vanno a visitare il museo possano godere della libertà di "vedere" da soli.

Inoltre, con pochi ragazzi alla volta, riescono a far realmente toccare con le mani alcuni reperti o animali imbalsamati in modo che si possano rendere conto di com'è un becco o le zampe o le piume o il pelo di un animale.

Questa notte il vento soffiava incredibilmente forte e quando al mattino ci siamo alzati abbiamo temuto che non ci concedesse di fare le due cose che ci eravamo prefissati: il Mirador e Rada Tilly.

Invece verso le 9 improvvisamente non c'è stato più vento e rincuorati abbiamo preso un taxi e siamo andati al Mirador pensando di ritornare a piedi ma quando abbiamo visto il percorso impervio e assolato abbiamo chiesto al taxista di aspettarci e così...ida y vuelta.


Domani ci trasferiamo nel Chubut a PUERTO MADRYN dove ci fermeremo 4 o 5 giorni per vedere Punta Valdes

La città vista dalla spianata del mirador è veramente grande e ci si rende conto di quanto sia popolosa.

Lo spettacolo dei colori del mare e' magnifico.

Rientrati ci siamo cambiati, indossati i costumi e presa dal frigorifero la frutta comperata ieri ci siamo diretti al terminal dei bus e al volo abbiamo preso il "local" e siamo andati alla Rada Tilly.

Abbiamo passato quasi 4 ore camminando per tutta la lunghezza della baia ( 4 km in lunghezza e 600 mt in profondità quando la marea è bassa): è strano noi arriviamo verso le 12.30 e forse contando bene ci saranno su tutta la spiaggia circa 200 persone ma quando sono le 15.00/15.30 improvvisamente si riempie in modo incredibile: tantissimi bambini e tantissima gioventù.

La spiaggia è così grande che i ragazzi si disegnano un campo da tennis.........un percorso da farsi con le bici.....posizionano una rete per giocare a calcio......giocano con gli aquiloni: lo spazio non c'è certo un problema.

Comunque ci siamo arrostiti ben bene e verso le 17.00 riprendiamo il nostro "local" e rientrati cotti a puntino nella camera dell'Hospedaje 25 Maggio siamo crollati per un pisolino.

Hostel “ Hi Patagonia!


Viaggio tranquillo e riposante (bus con cama della PATAGONICA la nostra compagnia di fiducia).

Qui sono veramente super organizzati: appena arrivati al terminal dei bus abbiamo cercato l'Ufficio Turistico Hostel e abbiamo trovato ben due uffici per la ricerca di posti sia negli ostelli che negli hospedaje.

Entrati nel primo la ragazza, gentile e efficiente, ci ha trovato posto in un hostel dandoci immediatamente le caratteristiche e il costo e organizzandoci anche il trasposto dal terminal all'hostel stesso.


Andiamo anche all'Ufficio Turismo dove una ragazza efficiente e gentile come la prima ci ha dato, segnando sulla mappa, tutte le indicazioni utili e i relativi costi per le escursioni più classiche e parlandoci anche delle eventuali cose da vedere in città.

Hospedaje, doccia, sistemazione bagagli e poi via, lungo la spiaggia affollatissima, verso l'ECOCENTRO una struttura a 3 km dalla città dove esistono una serie di installazioni per la cura, l'informazione e la protezione del mare.

Un luogo non solo bello come struttura ma bello anche come organizzazione e come informazioni.

Mentre arrivavamo, a piedi, all'ECOCENTRO abbiamo visitato anche il Museo Gallese che ricorda la storia dello sbarco dei primi gallesi intorno al 1865 e la loro integrazione, unico caso in America del sud, con la popolazione indigena.

Come sempre ci stupisce l'amore e la conservazione che hanno delle loro origini.

Rientriamo in città verso le 21.30 e siamo un pochino stanchi dopo aver camminato così tanto ma contenti di averlo fatto.

Oggi giornata di relax e speravamo anche di mare.

Invece il vento freddo ci ha rovinato un pochino la giornata ma solo un pochino perchè stamattina alle 6 eravamo in spiaggia per vedere il sorgere del sole: sopra il pigiama ho messo la tuta, sopra la tuta la giacca a vento e il cappellino di lana (mi sembrava di essere tornata nella Tierra del Fuego) e ne è valsa la pena.

Spero che le foto siano venute bene.

Poi al solito ci siamo fatti il giro della città, visto il museo oceanografico che e' situato in una bellissima struttura al cui interno sono poste delle piastrelle di ceramica arrivate a suo tempo (primi '900) dall'Europa e conservate benissimo.

Non ci siamo fatti mancare neppure il giro sulla spiaggia a piedi nudi nella battigia e il giro sul molo dove moltissime persone erano intenti alla pesca di pesciolini non molto grandi ed argentei della serie "cara se vuoi la frittura te la vado a prendere".

Il nostro ostello è un via vai continuo di ragazzi di diverse nazionalità e conosciamo anche un ragazzo italiano, Carlo, che è di Rovigo e che starà in viaggio per 4 mesi

Domani escursione alla Penisola Valdes

Oggi escursione con minibus e una bella compagnia eterogenea e giovane: ragazzi e ragazze americani, francesi, tedeschi, svizzeri e giapponesi.

La guida Marzia gentile, efficiente e preparata e l'autista Carlos.

Carlos se non fosse per il limitatore di velocità inserito, che ogni tanto suona e lampeggia, potrebbe fare concorrenza a Schumi.

Dopo l'entrata nel Parco arriviamo a PUNTA PIRAMIDE un piccolissimo paese con una baia decisamente bella.

Alcuni ragazzi hanno scelto di andare con una lancia in una baia lì vicina per fare snorkling ma Ivan ed io ce ne stiamo tranquillamente a passeggiare sulla battigia e nel mini paesino.

La cosa divertente è che, essendoci bassa marea, la lancia degli escursionisti viene spinta in mare da un trattore munito di un mega carrello su cui la lancia e' posta: appena arrivata in acqua ad un'altezza giusta la lancia scivola dolcemente dentro il mare e ne và.

Solito picnic a base di frutta e poi si parte per PUNTA NORTE per vedere una colonia di leoni marini.

Appena arrivati ci troviamo davanti una volpe (zorro) che ci guarda fisso negli occhi e poi se ne ritorna nella sterpaglia.

Una serie di armadilli invece ci viene cosi vicino che potremmo anche toccarli oltre che fotografarli ma le indicazioni dei guardia parco sono ben precise: niente cibo e niente contatto con gli animali

I leoni marini sono tantissimi.

I maschi fanno la loro consueta esibizione di superiorità mentre alcune femmine se ne stanno quiete al sole e altre se ne vanno a caccia di cibo.

I cucciolini, che sono tantissimi, zampettano da un maschio all'altro e fanno molta tenerezza: sembrano dei cuccioli di cane.

Li possiamo vedere a meno di 100 mt e loro non hanno nessuna paura dell'uomo: semplicemente si fanno ammirare.

Ripartiamo con destinazione Caleta Valdes ma prima ci fermiamo in un mirador per vedere una colonia di pinguini.

Sono a circa 50 cm da noi e non si sognano neppure di spostarsi.....viene da pensare che siamo ingaggiati proprio dall'Ufficio del Turismo.

A Caleta Valdes ammiriamo gli elefanti marini.

Non sono molti, forse solo un centinaio e sembrano delle enormi pietre perchè

se ne stanno immobili sulla spiaggia: solo ogni tanto qualcuno di loro muove una pinna.

Se i pinguini possono essere stati pagati dall'Ufficio del Turismo gli elefanti marini sembrano in stato di sciopero: non hanno nessuna voglia di farsi ammirare.

Rientriamo a Puerto Màdryn e devo dire che la giornata e' stata piena e soddisfacente: anche oggi abbiamo avuto una bella giornata.

So che la giornata sarà pesante per il trasferimento e cosi è stata ma anche oggi ne è valsa la pena. Partenza al mattino alle 7.30 con il minibus e rientro alle 19.00 La compagnia e' composta da persone con qualche anno più di noi: un olandese, una americana, una argentina, un tedesco, una romana e noi due...solito mix linguistico.

Prima tappa RAWSON o meglio il porto della città che è anche la capitale del Chubut. Saliamo su una lancia con tanto di giubbino di salvataggio e con questo giubbino e con il fatto che ci chiedono di segnalare su un apposito modulo il numero del nostro passaporto fa sentire Ivan più tranquillo Prima di partire veniamo salutati da un tipo dell'imbarcadero con un "buen viaje...espero de veerles un otra vez"....prrrrrrrrrrrrrrrrrr il mio commento. Percorriamo una parte della foce del fiume Chubut: la meta è un posto in mezzo all'Oceano Atlantico non un qualsiasi mare ma proprio un Oceano.

Quando il Comandante ferma la barca ognuno di noi cerca di aguzzare la vista per vedere i delfini. Ad un tratto sento un sbuffo accanto a me e vedo il muso di un leone marino che spunta dall'acqua. Resto bloccata a guardarlo e riesco solo a fotografarlo mentre scivola sotto la barca. E' stato emozionante vedermelo così vicino quasi che fosse venuto a controllare quegli strani esseri che non nuotano ma stanno in mezzo al mare. Riusciamo anche a vedere i delfini. Sono 3: un adulto e due piccoli.

Secondo parte dell'escursione è una PINGUINERA. La guida ci avverte che i pinguini sono circa 1 milione e ci dà le solite istruzioni su come comportarci ( niente cibo, niente rumore, cedere il passo se un pinguino ci attraversa la strada, rimanere sul sentiero segnalato). Entriamo nella pinguinera. Non sono 1 milione ma molti, molti di più. La pinguinera è posizionata in una baia ovviamente grandissima e questa baia è circondata da una enorme vallata. In ogni angolo, anche lontano dal mare, si vedono i pinguini e i loro nidi. Sono tranquilli, quasi annoiati di dover sopportare le fotografie di noi turisti e se ne stanno all'ombra degli arbusti oppure camminano con il loro buffo passo da e per il mare.

Gridano o meglio ragliano mentre
si sente anche il pigolio dei piccoli che stanno cambiando il pelo. Camminiamo per più di 1 ora in mezzo tra di loro e ci capita spesso di dover cedergli il passo: sembrano quelle vecchie signore che quando attraversano la strada sulle strisce pedonali alzano la mano con quel modo perentorio che significa "tocca a me passare, fermati!" I pinguini si comportano nello stesso modo: attraversano il sentiero con una sicurezza, direi quasi una certa prepotenza, che mi ha fatto ricordare il particolare delle signore con la mano alzata.

La giornata finisce a GAIMAN una città gallese dove prendiamo un ricco e suntuoso the in un locale molto caratteristico e carino. Il costo del the e' di 30 pesos, più o meno 7 Euro, e comprende una serie di fette di torte, compresa la famosa "torta negra gallese" e di tartine imburrate con relativa marmellata che alla sera non ceniamo.

Il locale è tipicamente gallese, avrei detto inglese ma meglio non nominare l'Inghilterra in questa parte della Patagonia perché i Gallesi furono costretti ad emigrare proprio a causa dell'ingerenza degli Inglesi nella loro terra e nelle loro tradizioni. Tendine con disegni azzurri che vengono riportati sulle tovaglie e sulle tazze da the, un vecchio registratore di cassa, alcuni seggioloni per bambini che mi ricordano quello che avevamo anche noi in casa, un grammofono, ferri da stiro a carbonella, vecchie bottiglie ricordo dei primi anni del 1900, libri che dichiarano a gran voce di essere stati letti

Questa mattina, al terminal del Bus, salutiamo Carlo che parte per il sud della Patagonia e ritroviamo i due australiani che invece salgono al nord come noi anche se loro proseguiranno per Buenos Aires perché il loro viaggio è terminato

Siamo a Bahia Blanca "ridente " città che non ha una baia ma solo un porto e non è neppure bianca.

E' una città grande e industriale e si vede.

Non ha nulla di spettacolare ma come sempre cerchiamo di conoscerla per poter dire di averla vista e magari criticata.

Visto che una delle poche cose vedibili è il porto oggi pomeriggio, consigliati dalla ragazza dell'Ufficio Informazioni, siamo andati a vederlo con un local.........al solito ad un certo punto la strada asfaltata è diventata sterrata con una serie di buche che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori del bus.

La polvere era ovunque e ce la potevamo sentire fisicamente sulla pelle.

Abbiamo attraversato un quartiere decisamente povero.

Arrivati al porto abbiamo scoperto che era visitabile per non più di 300 mt e che vi erano ormeggiate solamente 3 navi da pesca.

Ci siamo sistemati sulle panchine e mentre Ivan scriveva il suo diario io ho fotografato il cielo nuvoloso e gli uccelli marini.

Poi ci siamo messi a curiosare una barca di pescatori sulla quale gli stessi stavano pulendo il pesce: il loro lavoro era seguito con la massima attenzione da un buon numero di gabbiani pronti a contendersi gli avanzi che venivano buttati in mare.

Ci avevano detto che nella zona del porto avremmo trovato due ristoranti dove poter mangiare i “mariscos” (frutti di mare assortiti) ma uno era chiuso e l'altro non ci ispirava molta fiducia.

Inoltre la zona dava la sensazione di non essere molto sicura nella notte per cui abbiamo ripreso il nostro local, e preso al volo, e siamo rientrati in città.

Questa sera partiamo con il “super cama”....che non poteva mancare nella lista delle cose provate.


Nel girovagare in Bahia Blanca questa mattina abbiamo visitato il museo di arte contemporanea (MAC) ed e' stata una bella sorpresa: ambientato in una vecchia dimora chiaramente di gente facoltosa con pavimento in parquet molto bello, nell'atrio un mosaico con forma floreale, porte e finestre altissime e in legno decorato e un piccolo giardino sul lato strada.

Le opere esposte, quasi tutte di artisti con cognome italiano, belle anche se non tantissime.

La visita gratis.

Abbiamo poi cercato di trascorrere le ore pranzando in un "tenedor libre" (forchetta libera) dove non abbiamo il problema di capire il menù visto che è tutto esposto e girovagando nelle strade adiacenti le vie principali.

I bagagli sono posteggiati già dalla mattina al terminal dei bus e quindi siamo più che mai liberi.

Il centro città e' animatissimo anche troppo per le nostre ultime abitudini e proprio ieri ci siamo detti com'era difficoltoso rientrare in una città con tanti rumori e tante gente ma e' quello che comunque ci aspetta martedì in Italia.

Alcune case sono molto belle anche se non particolarmente tenute bene fatta eccezione per i palazzi antichi che, guarda caso, sono di proprietà delle diverse banche o delle istituzioni.

I mezzi di trasporto sono "normali" per il nostro metro di misura ma alcuni decisamente divertenti e fotografati: la ruggine e' onnipresente, i colori vari sulla stessa auto non si contano, i pezzi non essenziali della carrozzeria sono mancanti e le marmitte rumorose.


Nella via accanto al nostro ostello c'è una serie di "negozi" dove si compra e si vende tutto.

Parlando con Maximo, uno dei ragazzi che gestisce l'ostello, scopro che la via SOLER è la via dei negozi di ANTIQUARIATO...........antiquariato è una parola decisamente eccessiva.

Fuori dai negozi ho visto:

un water usato di colore bianco e un altro di colore azzurro;

una automobile a pedale più o meno anni 60 di metallo tutta scrostata e senza i pedali;

4 materassi ad una piazza rigorosamente usati e con il rivestimento a buchi;

un comodino con un solo lato in piedi e gli altri tre per terra;

armadi vari con maniglie mancanti;

un barbeque senza nessun colore identificativo (nel senso che oltre al color ruggine ne aveva almeno altri 3)

e via di seguito...

Il viaggio con un bus “super cama” è stato comodissimo

Venerdì 8 febbraio arriviamo a Buenos Aires alle 6 del mattino con più di 1 ora di anticipo.

Fuori e' ancora buio e siamo assonnati e molto in anticipo per cui decidiamo di fermarci al terminale "RETIRO" per non arrivare a casa di Clara così presto.

Dopo la colazione a turno giriamo per il terminal scoprendo che ha ben 75 plataformas (spazi di arrivo per ogni singolo bus) il che dà il senso della grandezza di questo terminal.

E' affollato di gente e c'è un continuo via vai di persone in arrivo e in partenza.

Quando sono le 7.15 ci avviamo per prendere un taxi che ci porti da Clara.

Passiamo la giornata raccontandole tutto quanto abbiamo visto e tutte le emozioni provate.

Ivan desidera vedere il quartiere Caminito/Boca per cui prendiamo un bus di città e ci avviamo in quella zona.

Arrivati in zona diverse persone incontrate per strada ci raccomandano di stare molto attenti agli effetti personali/denaro/macchina fotografica.

Il quartiere è esattamente come lo ricordavo: pittoresco e molto a misura di turista.

Pranziamo in una trattoria, al limite del quartiere e proprio accanto allo stadio del BOCA.

Dall'aspetto esteriore e dalle facce dei clienti non è una bella trattoria ma mangiamo bene e come al solito, sentendo che siamo italiani, le persone si rivolgono a noi dicendoci di essere di origine italiana

Alla sera io sono sfinita e crollo letteralmente dal sonno. Una super doccia e a nanna.

Decisamente rigenerati da un buon sonno e da una super colazione (Clara e' uscita per comperarci le medialunas) partiamo alla scoperta di Buenos Aires: una puntata in un mercato di S. Telmo e poi giretto nel Barrio Belgramo.

Come ogni città anche B. Aires va vista camminando per le strade e non avendo fretta.

Domani andremo a San Nicolas da Jvana per cui entriamo in un supermercato per fare alcuni acquisti da portare per il pranzo.

Una volta a casa e dopo esserci detti che "tanto non ho appetito mi basta un po' di frutta" ci prepariamo una abbondante cenetta e passiamo il tempo parlando.

Il tempo non sembra che prometta una bella giornata ma noi non gli badiamo e partiamo per San Nicolas.

Il nostro autista personale, Clara, ci scorazza per 240 km all'andata e 240 km al ritorno: la periferia della città è costellata da centri commerciali e industrie automobilistiche e quando finalmente ci si allontana appare la pampa umida ricchissima di verde e di animali.

Gli spazi sono sempre immensi e all'orizzonte si vede solo pampa.

Nel cielo si stanno diradando le nuvole e sembra proprio un buon auspicio per una giornata veramente speciale.


A San Nicolas ci aspetta JVANA
e i suoi 3 bambini: Rodrigo 6 anni, Guadalupe 4 e Jsabele 3.

Jvana è la figlia di FRANCA una amica conosciuta anni fa in chat e con la quale il rapporto si è approfondito nel corso degli anni con una fitta corrispondenza sia virtuale che tradizionale.

Franca purtroppo è morta circa 3 anni fa e ho mantenuto il contatto con sua figlia.

Avevo promesso a suo tempo a Franca che se fossi riuscita ad organizzare il viaggio in Patagonia avrei trovato il modo di conoscerla e mantengo la promessa e il desiderio andando a conoscere sua figlia.

Finalmente è arrivato questo momento e l'emozione si ingrandisce man mano che i km diminuiscono e Clara se ne accorge.

L'appuntamento è al terminal.

Eccoli, li incontriamo.

E' un momento emozionante e dolcissimo abbracciare Jvana e baciare i suoi bimbi che sono bellissimi e scopriremo poi, nel corso della giornata, anche molto ben educati e bravi.

Jvana ci accompagna a casa sua e passato il primo momento di imbarazzo ci sentiamo tutti e tre a casa propria.


Ivan diventa il soggetto principale per i bambini perchè assomiglia al loro padre e lui, con molta disponibilità e piacere, assume il ruolo del primo attore con loro.

E' incredibile come questi bimbi siano così bene educati tenendo conto che Jvana lavora 12 ore al giorno (ha 3 lavori) e loro restano affidati alla baby sitter.

Ci scambiamo reciprocamente dei doni e Jvana mi porge un pacco: lo apro e trovo 2 maglioni che Franca aveva preparato per me e che Jvana ha tenuto per 2 anni e mezzo non avendo la certezza che io sarei andata a trovarla.

Guardo i maglioni e piango.

Non riesco a trovare le parole per spiegare che cosa ho provato.

L'emozione è grandissima.


Per fortuna c'è Clara vicino a me che mi aiuta a superare questo momento di felicità e di dolore.


La giornata scorre velocemente e dobbiamo ripartire.

Sono comunque felice perchè ora Jvana ha due nuovi amici: Clara e Ivan e tutti insieme cercheremo di starle vicino anche se per me e Ivan sarà un po' più difficoltoso per la distanza che ci separa.


Rientrati a B. Aires non ci facciamo mancare le ultime empanadas in un locale dove le cucinano buonissime.

E' l'ultimo giorno.

Sono contenta di ritornare a casa anche se vorrei contemporaneamente non partire.

Con Clara sto bene.

Con lei tutto diventa semplice ma.........è ora di rientrare non prima di aver passeggiato in una nuova parte della città: calle Florida, la Galleria Pacifico e dulcis in fundo pranzo nel chiostro del Convento di Santa Caterina.

Riusciamo a fare anche gli ultimi acquisti: i calendari del Che, due mappe giganti dell'Argentina, uno Yeti e un altro pupazzo per i bimbi.

Alle 22.40 parte il volo per Madrid.

Questo splendido viaggio e' finito

Nel nostro viaggio ho notato alcune cose:

- le città sono ben pulite e i giardini curati

- la Polizia è sempre presente in modo molto discreto e non abbiamo mai notato nessun “incidente”

- i bus, anche quelli di linea, sono puliti sia all'interno che all'esterno; i posti prenotati automaticamente e non esiste problema nello spostarsi da un posto all'altro. Le compagnie di viaggio sono diverse e sugli stessi percorsi per cui ognuno ha la possibilità di effettuare le proprie scelte.

- La gente del posto è sempre gentile e disponibile. Nei negozi c'è sempre molto personale.

- Ovunque esistono gli internet point anche in località estreme come EL CHALTEN

- Molto sentita è l'appartenenza al popolo patagonico e all'origine india che viene sempre valorizzata. Anche il senso di appartenenza alla Patria argentina è visibile attraverso le tantissime bandiere che sventolano davanti alle case private.

- I cani patagonici fanno parte dell'arredo urbano. Sono lasciati liberi e sono socievoli. Ci è capitato spesso di venire “adottati” da 2 o più cani che ci hanno accompagnato nelle nostre escursioni cittadine. Sono tutti meticci di taglia grande ma non mostrano nessun segno di aggressività.

- Molta attenzione è riservata alla conservazione del patrimonio naturale.

Nei parchi nazionali è sempre esplicito l'invito a non lasciare nulla in giro, a prestare la massima attenzione al fuoco, ai fumatori viene consegnato un contenitore vuoto dei rullini delle macchine fotografiche perché lì venga deposto il filtro delle sigarette fumate (un filtro impiega 1 anno a bio degradarsi in natura), nei servizi igienici esiste sempre un avviso in cui si invita a depositare la carta igienica usata in uno speciale contenitore e a non buttarla nel water.

- Nei supermercati è affisso un avviso in cui si comunica che dal 2007 sono

proibiti i sacchetti in polipropilene .

Il latte, lo yogurt, lo zucchero e altri prodotti sono venduti in sacchetti

biodegradabili e non in contenitori tetrapak.

- Una delle cose che mi ha meravigliato è l'estrema cura e amore che la gente del posto ha per la natura: la amano e la proteggono.

 

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Commenti

lalla fumagalli
Livello 39    
il primo suggerimento che posso darti è di acquistare il biglietto B.S./El Calafate con la compagnia aerea LAM e il secondo suggerimento, molto meno poco attuabile, è di fartelo acquistare da parenti/conoscenti/amici che vivano in argentina. Ma se non hai problemi... vedi tutto di tempo perchè non prendi in considerazione di andare al El Calafate in bus? Ne varrebbe la pena sia per vedere il paese che sotto il profilo del risparmio economico( in terminal dei Bus è abbastanza centrale ed è vicino all'aereoporto per i voli interni). Buon viaggio
pasquale russo
Livello 2    
partirò il 30 aprile per B A e per poi andare a El Calafate. Mi interessa approfondire l'acquisto del bigletto aereo.. Grazie
adriano alberti
Livello 2    
deve essere stato un viaggio interessante ma forse era meglio continuare a lavorare,meno fatica!
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