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I viaggi di Gigi: IRAN - Gli Zoroastriani  

Community: Diari di viaggio e Racconti I viaggi di Gigi: IRAN - Gli Zoroastriani

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Gigi
Scritto da: Gigi
Località: Teheran, Shiraz
Durata: 18 gg
Data partenza: dal 10/06/2009 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Gigi Oliviero - Stefano Carbone

Introduzione

Nel nostro viaggio in Iran andiamo ora alla scoperta del misterioso mondo degli Zoroastriani.

Descrizione

I VIAGGI DI GIGI: Iran - Gli Zoroastriani

Iniziamo allora il nostro racconto di viaggio in Iran. Come vi dicevo, al nostro arrivo a Teheran la prima sorpresa fu l’accoglienza. La nostra guida si rivelò un piacevole ragazzo, che ci presentò subito gli altri componenti del gruppo, e cioè altri 4 accompagnatori! Un autista per la nostra Nissan Patrol, altri due su un’altra fuoristrada che ci avrebbe seguito come… riserva, in caso di emergenza, e una terza macchina con autista, carica di tende e cucina da campo. Un’accoglienza da restare senza fiato, anche perché, oltre me, la mia troupe era composta solo da Stefano, il mio inseparabile e meraviglioso compagno di viaggio. Come si dice? Meglio soli…

Ci dirigiamo verso il nostro hotel dando un’occhiata alla città. È immensa, percorsa da stradone a quattro corsie e sfilze di grattacieli. Ripensiamo con nostalgia ai ricordi da bambini, quando la Persia ci veniva descritta come un luogo mitico, avvolto da leggende e fiabe. Quella che vediamo oggi, invece, è una megalopoli, situata a oltre 1000 metri di quota, con più di 12 milioni di abitanti e che ha perso molto del suo antico fascino.

Teheran è famosa per i grandi musei, i centri d'arte, i palazzi, anche se non può essere considerata uno dei luoghi turistici importanti del Paese. Simbolo della città è il Monumento alla Libertà, voluto da Reza Pahlevi nel 1971, per celebrare i 2500 anni dell'impero persiano. Un impero che, per ironia della sorte, terminò proprio con lui, ultimo erede di una dinastia di regnanti che ha segnato buona parte della storia antica del mondo. Ce lo troviamo all’improvviso davanti e, naturalmente, io grido subito all’autista di fermarsi. Quello e la guida ci guardano come fossimo matti, ma evidentemente hanno avuto l’ordine di accontentarci in tutto e si affrettano a parcheggiare.

Oramai io e Stefano ci capiamo al volo. Io prendo la telecamera, lui afferra il cavalletto e, pur se stanchi morti per il viaggio, iniziamo, di notte, le nostre riprese. Bene, il ghiaccio è rotto (non si dice sempre che in un reportage la più difficile è la prima inquadratura? Ora l’abbiamo fatta e ci sembra di essere già a metà lavoro). L’albergo è un grande casermone di venti piani, nella zona collinosa della città (quella abitata dal vecchio scià per intenderci), che sembra scimmiottare il lusso degli alberghi occidentali, ma che da noi sarebbe a stento un 3 stelle. C’è anche la piscina, ma è desolatamente vuota, e poi, anche se fosse funzionante, ve l’immaginate un pubblico di bagnanti solo uomini? (Naturalmente la parola “bikini” non può essere nemmeno pronunciata).

I documenti, e poi subito in camera. Triste e dall’aria non molto pulita, con una vecchissima e ammuffita moquette che non profuma certo d’igiene. Per di più l’aria condizionata, situata sotto la finestra, è a palla e io cerco in tutti i modi di trovare un pulsante per spegnerla. Ma l’avranno progettato? Basta, ci rinuncio e decido di staccare la spina. Metto una mano sotto seguendo il cavo e tocco qualcosa: è un piccolo libro, un giallo economico proprio in italiano, che però mi colpisce subito come una coltellata. In copertina spicca una meravigliosa ragazza nuda! E allora, direte voi? Certo, a Revisondoli o Ladispoli chi ci farebbe caso, ma vi ricordate dove siamo? Evidentemente il turista italico che mi aveva preceduto aveva comprato il volumetto all’aeroporto, ma, giunto lì, aveva capito subito in che guaio stava per cacciarsi. In parole povere, se l’avessero scoperto alla dogana, avrebbero potuto anche arrestarlo per importazione di materiale pornografico! Quindi avrà pensato bene di sbarazzarsene in qualche modo, cioè nascondendolo sotto il condizionatore. Cominciamo bene…

Vado in bagno, dove distruggo in mille pezzettini sciolti nel water la prova del peccato e finalmente posso andarmene a dormire. La mattina dopo scopriamo subito l’imbarazzo che ci darà il contatto col mondo femminile. Alla reception ci sono due ragazze che immagino subito splendide e giovanissime, con un chador molto elegante e soprattutto un meraviglioso velo che, in trasparenza, copre loro naso e bocca, lasciando scoperti occhi scuri meravigliosi che, con prudenza ma evidente curiosità, lanciano occhiate fulminanti a me e Stefano. In qualunque altra parte del mondo occidentale avremmo fatto il colpo di “rimorchiare” il primo giorno, ma gli sguardi del portiere e delle nostre guide che ci aspettavano ci fanno ricordare amaramente che il discorso “donna”, in quel viaggio, non sarà certo all’ordine del giorno…

La nostra guida si chiama Hadi. È un ragazzo alto e molto bello, di notevole cultura. È letteralmente innamorato della lingua francese, che parla con molta fluidità, citando Baudelaire e Victor Hugo con naturalezza. Scopriremo in seguito che in Francia non c’era mai stato (e nemmeno fuori del paese, dov’è ancora difficilissimo ottenere i visti di uscita), anche se, un anno dopo, ci farà sapere di aver sposato un’italiana e di essersi trasferito a Verona. Capiamo subito che l’organizzazione è perfetta, ma teutonica. Abbiamo un programma rigidissimo e, considerando la vastità del paese e lo stato delle strade (spesso non asfaltate) non potremo certo prendercela comoda.

Allora, dove si va? All’aeroporto. Come? Sì, cominceremo con un trasferimento nel sud, a Yazd, la città degli zoroastriani, dove ci attende la prima, straordinaria avventura del nostro viaggio: ChakChak!. Voliamo allora (chiudendo gli occhi per tutto il viaggio per dimenticarci il rottame di aereo che, non riusciamo a capire come, sta volando su un deserto interminabile) verso Yazd, una tranquilla cittadina situata a 1200 metri di quota, al margine di due immensi deserti: uno salato e uno sabbioso (meglio conosciuto come quello della Polvere).

Le origini della città si perdono nella notte dei tempi. Gli abitanti vantano dire che la loro è la città più antica del mondo, ma anche se non si vuole creder loro, bisogna riconoscere che il luogo mostra testimonianze abitative risalenti a 7000 anni fa! Qui tutto ha il colore dell’argilla, un colore mattone che spicca in caratteristiche costruzioni, diffuse in tutto il paese, ma che conservano un fascino storico e architettonico del tutto particolare. La città è celebre per la produzione e lavorazione della seta e conta addirittura 12 bazar, il principale dei quali possiede la facciata più spettacolare di tutto l'Iran. La storia della città è antichissima e gloriosa. Vi transitò addirittura Marco Polo, nel 1272, che ne lasciò una descrizione molto lusinghiera.

Altra celebre caratteristica cittadina sono le Torri del Vento (i Badgìr), costruzioni antichissime, progettate con grande perizia per sfruttare al massimo ogni piccolo soffio di vento. Il vento è ingegnosamente incanalato verso il basso e raffreddandosi sopra una vasca d’acqua fredda, mentre l’aria calda interna viene fatta salire e uscire tramite altre aperture. Il tutto crea un’aerazione naturale perfetta e davvero magistrale.

La città vanta poi una delle più imponenti moschee dell'Iran, la Moschea del Venerdì (Masjed-eJamè) che risale al XV secolo e fu costruita sulla struttura di un edificio anteriore, probabilmente del XII secolo (a sua volta ricavato da un antico tempio del fuoco zoroastriano). Il maestoso portale d’ingresso, interamente rivestito di sfavillanti piastrelle azzurre, è fiancheggiato da due splendidi minareti (i più alti di tutto l’Iran), e reca un’iscrizione del XV sec. Da sempre, dicevo, Yazd è la capitale della religione zoroastriana, fondata quasi 3000 anni fa dal profeta-filosofo Zoroastro (meglio conosciuto in occidente come Zaratustra, reso celebre da un poema sinfonico di Strauss), uno dei più grandi innovatori che abbia avuto l'impero persiano, la cui vita è avvolta dalla leggenda. Nacque, sembra, nell'attuale Iran occidentale, fra il 1000 e il 500 a.C. Abbandonò la casa natale a vent'anni per dedicarsi a contemplazioni religiose sui monti e nel deserto, fino ad avere, fra i 30 e i 40, la rivelazione da parte del supremo dio Ormazt. Quindi dedicò il resto della sua vita a diffondere in tutto il Paese il suo messaggio profetico, che è seguito fedelmente, solo in Iran, da oltre 20.000 seguaci.

Si tratta di una delle prime religioni monoteiste della storia, che ha influenzato quella della Persia per oltre 2000 anni, fino alla conquista araba e all’avvento dell’islamismo. Si ritiene che addirittura i mitici re magi, venuti dall’Oriente per rendere omaggio a Gesù, fossero sacerdoti zoroastriani. La dottrina predica l’esistenza di un Dio onnipotente e invisibile, Ahura Mazda, che nei secoli sarebbe diventato il simbolo stesso del potere imperiale persiano. E sempre Ahura Mazda avrebbe chiesto ai seguaci di pregarlo in direzione della luce, luce che gli antichi identificarono con il fuoco, cui sono dedicate tutte le cerimonie rituali. La comunità zoroastriana è pacifica e ospitale e accoglie con calore i rari turisti nelle loro semplici case, in cui una stanza è sempre dedicata a funzioni di piccolo tempio, dove svolgere le preghiere e i semplici riti.

A Yazd esiste il più importante tempio di questa religione della comunità zoroastriana, in cui è conservato il fuoco sacro che arde da quasi 2500 anni (più precisamente la leggenda vuole che sia stato acceso nel 470 a.C.). E, sempre intorno al fuoco, si svolge qualsiasi rito zoroastriano, fatto di semplici gesti rituali in un clima di straordinaria socialità e pace. Alla periferia della stessa Yazd, poi, è molto interessante visitare l'antica città zoroastriana, costruita all'ombra delle mitiche Torri del Silenzio, luoghi funerari intimamente legati al credo di Zaratustra. La dottrina, infatti, vieta ai zoroastriani di gettare alcunché di vivo in terra per non inquinarla. Lo stesso vale per l'aria; quindi, per i morti, l'usanza era quella di deporli in cima a queste torri lasciando che il tempo e gli uccelli provvedessero alla loro sepoltura. Un'usanza conservata fino a 50 anni fa.

La più importante assemblea mondiale dei seguaci dello zoroastrismo si svolge ogni anno, nella metà di giugno, in uno dei luoghi più sacri per la religione, ChakChak, un microscopico paesino a circa 2000 metri d'altezza, a 70 Km a nord di Yazd, praticamente disperso nelle grandi montagne del deserto. Secondo la leggenda qui, dopo l’invasione araba del 637 d.C., si sarebbe rifugiata la principessa sasanide Nikbanuh. Poiché il luogo era arido, la donna mandò i servitori a cercare l'acqua sulla collina, e l’acqua cominciò a gocciolare dalla roccia (il nome, ChakChak, richiama proprio il rumore delle gocce che cadono). Il piccolo agglomerato di case color argilla ci appare all’improvviso, dopo 100 Km di deserto senza un cenno di vita (tranne una corriera pubblica, stracarica di gente e animali, che appare all’improvviso all’orizzonte, venendo dal nulla, ci passa accanto e sparisce dall’altra parte, diretta verso un altro nulla).

Un incredibile borgo aggrappato alla montagna, verso cui ci inerpichiamo con le fuoristrada in una montagna di polvere. Ci accolgono i soliti bambini in festa e un meraviglioso vecchio, dal viso scolpito nel tempo, che trascina un asinello carico di… blocchi di ghiaccio. È sempre più incredibile. Naturalmente non c’è l’ombra non dico di un frigo, ma neanche di un cavo elettrico. Ma da dove viene e come ha fatto a trasportarlo? Bah… All’interno del piccolo abitato sorge, in una grande grotta, il Tempio del Fuoco di Pir-e-Sabz, dove si trova la sorgente, con una grande porta di bronzo e l’effige di Zoroastro. E qui, in un clima di grande pace e serenità, si svolgono semplici ma toccanti riti, seguiti da adulti e bambini con grande partecipazione, che fanno davvero dimenticare la fama di intolleranza religiosa che continua ad attanagliare il Paese.

Un’intolleranza che ci torna in mente di fronte a un’improvvisa visione che ci lascia stupefatti. Un gruppetto di giovani donne è accovacciato su un tappeto, chiacchierano allegramente mentre preparano il tè. Sono vestite normalmente, ma la visione è ugualmente stupefacente. Infatti non hanno nessun velo sul capo, cosa che in tutto il resto del paese (persino sugli aerei Iran Air) è assolutamente obbligatoria anche per le donne straniere. Ma come… Ce lo spiega Hami. Per una vecchissima tradizione, questo è l’unico angolo di tutto il mondo arabo (quindi non solo l’Iran) dove è concesso alle donne zoroastriane di andare a capo scoperto (purché non escano dal villaggio). Alzo la telecamera e la mia guida, con cortesia ma estrema fermezza, mi blocca, facendomi capire che è vietatissimo riprenderle. Naturalmente mi sono scusato e ho spento la camera, anche se il povero ragazzo non poteva certo sapere che io vengo dal cinema vero, quello fatto di ladri (anche se d’immagini) e che non sono mai tornato a casa da un reportage senza aver ripreso tutto quello che volevo riprendere. Quindi, come poteva sperare di bloccare un cineasta, pure napoletano, di fronte a uno scoop simile? (Per inciso, complice il solito Stefano, che ha capito subito come e quando distrarlo, le ragazze le ho riprese, anche perché, a Roma, non mi avrebbe certo creduto nessuno).

Per ora fermiamoci qui. Nel prossimo reportage vi porterò a visitare una delle più belle città del mondo arabo, Isfahan. Ne vedremo delle belle. Se comunque volete vedere in anticipo i filmati del Paese, andate pure su YOUTUBE (nella sezione “FILMCARDS IRAN”), dove ne troverete moltissimi. Oppure, se avete l’iPhone, scaricate da App Store l’applicazione “Filmcards Iran”

http://itunes.apple.com/it/app/iran-terra-del-mito/id397349994?mt=8

Si tratta di una grande guida (che fa parte di una serie comprendente, fra l’altro, Orvieto, Todi, Capri, Ischia, Pompei, Assisi, Palermo, l’Uzbekistan ecc.), con centinaia di testi e fotografie originali e oltre un’ora di filmati su tutto l’Iran.

Ciao, alla prossima!

gigi.oliviero09@gmail.com-www.filmcards.it

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