I viaggi di Gigi: La tragedia del Lago d'Aral
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Introduzione
Ultima tappa del nostro viaggio in Uzbekistan alla scoperta della tragedia del prosciugamento del Lago d'Aral, la più grande catastrofe ecologica del secolo.
Descrizione
I viaggi di Gigi: UZBEKISTAN
La tragedia del Lago d’Aral.
Vi ho portato a visitare un paese lontano e affascinante, l’Uzbekistan di Tamerlano, Bukhara, Samarcanda, Fergana. Un paese duro e antico, ricchissimo di storia e di splendidi monumenti.
C’è un angolo del paese, però, che viene fermamente tenuto lontano dal flusso turistico, la regione del lago d’Aral, testimone, nella seconda metà del ‘900, del disastro ecologico forse più grande del secolo, un disastro, per lo più non dovuto a ignoranza o cause naturali, ma ad un’ottusa e delinquenziale volontà politica.
Fino alla metà del secolo scorso, il lago era, con i suoi con i suoi 67.000 Kmq (quasi tre volte la Sicilia!), il quarto lago più esteso del mondo. Era formato da acque limpidissimi e pescosissime, che facevano vivere oltre 100.000 famiglie di pesca e turismo, in uno dei più salubri paesaggi dell’Asia Centrale.
Oggi quel piccolo mare non esiste praticamente più. La sua superficie, infatti si è ridotta di di circa l’80%252525252525, grazie alla dissennata decisione dei governanti russi che, negli anni ’60, decisero di sottrargli l’acqua dei due affluenti, il Syr-Darya e l’Amu-Darya, per incrementare nella regione la coltura del cotone.
Tutti ovviamente sapevano che quell’azione avrebbe in pochi decenni prosciugato il lago, ma la risposta che fu data a chi, sbigottito, chiedeva spiegazioni, fu quella che il lago era un “errore della Natura”, che andava quindi sanato.
Negli anni successivi le piantagioni di cotone crebbero a dismisura, e l’Aral, lentamente, si prosciugò, provocando, con l’aumento della salinità, la distruzione di ogni attività lavorativa, in quella che forse è la più grave catastrofe ecologica della nostra epoca.
Quello che resta di un lago bellissimo e fertile è oggi un deserto allucinante, che la gente oggi chiama “Akkum”, cioè “Sabbie bianche”. Oltre al disastro lavorativo la popolazione, grazie allo sciagurato uso di pesticidi e diserbanti, è stata colpita da infinite malattie, molte anche cancerogene: tifo, epatite, dissenteria, addirittura tubercolosi, trasformando il nord-ovest dell’Uzbekistan un vero inferno in terra.
Naturalmente sono anni che le autorità dei paesi interessati discutono il sistema migliore per cercare di salvare il salvabile, ma oramai il disastro è fatto e la gente del posto, oramai rassegnata, è giunta a scherzare sulla loro tragedia, dicendo che se ogni esperto che ha visitato la regione avesse portato con sé un secchio d’acqua, il problema sarebbe stato risolto…
Noi, come tutti i turisti, non abbiamo avuto il permesso di recarci di persona a documentare la tragedia, che però siamo riusciti ugualmente a inserire nella guida “Filmcards Uzbekistan” (che costituisce una delle nostre applicazioni turistiche presenti su App Store della Apple) con le foto e i filmati che ci ha forniti un caro amico, Fabio Migli, un viaggiatore davvero unico e straordinario.
Fabio, infatti, da molti anni parte in primavera, da solo, con una pandina degli anni ’80, vero oriente, attraversando l’Asia fino in Cina, e documentando, in mesi di lento viaggio, situazioni spesso sconosciute a tutti.
Ma la vera curiosità è che lui, sorridente e sereno, effettua il tutto in…sedia a rotelle! Una situazione che a tutti noi vieterebbe anche azioni banali in casa, per lui non costituiscono per nulla un freno o un handicap. Credo che dei tanti viaggiatori coraggiosi che ho conosciuto, nessuno possa paragonarsi a lui. Grazie Fabio.
Il nostro lungo viaggio alla scoperta dell’Uzbekistan finisce qui. Prima di lasciarvi, però, mi faceva piacere ripetervi alcune caratteristiche del Paese, compresi utili consigli di comportamento che, mi auguro, vi aiutino a programmare ed effettuare al meglio il vostro viaggio.
Ad esempio parliamo della religione. Circa l’85%252525252525 degli Uzbeki si dichiara musulmano, ma forse solo il 5%252525252525 è realmente praticante. Il vecchio sistema ateo sovietico si manifesta ancor oggi nel divieto di trasmettere l’Azan (cioè il richiamo alla preghiera), mentre le stesse moschee sono andate lentamente riducendosi.
Ciò si riflette anche nel modo di vivere della popolazione. I viaggiatori abituati al rigore dei paesi musulmani resteranno sorpresi dall’abbigliamento delle donne, che non conosce il tradizionale shador (che pure la leggenda vuole che fosse introdotto proprio dal mitico Tamerlano, per punire una delle sue mogli che, in sua assenza, era stata baciata da un architetto), ma esibisce vestiti coloratissimi e anche eleganti.
Non sarà addirittura raro vedere ragazze esibire persino minigonne, soprattutto nella capitale.
Sempre le donne, inoltre, mostreranno molta più apertura verso i turisti uomini, anche se il buon senso ci farà capire che superare un normale limite di correttezza può portare ad antipatici imbarazzi. Pur essendoci un’apparente libertà di culto, comunque, i missionari cristiani non sono mai riusciti a fare molti proseliti.
Contrariamente a quel che comunemente si crede, comunque, le popolazioni dell’Asia centrale sono estremamente cordiali e soprattutto ospitali, e l’Uzbekistan non fa certo eccezione. La gente è cordiale e semplice, e pur guardando e accogliendo ancora i turisti occidentali con timidezza e curiosità, è molto disponibile al contatto.
I bambini sono bellissimi e coinvolgenti, le donne molto aperte e sempre sorridenti.
Non sarà difficile fare subito amicizia e, pur nella comprensibile difficoltà di comunicazione, essere sempre trattati come ospiti di riguardo.
L’ospitalità, nel mondo musulmano in genere e qui in particolare, è assolutamente sacra e spesso, proprio per la generale povertà della popolazione, addirittura imbarazzante.
Può, infatti, essere normale di essere invitati nelle case e vedersi offrire tutto quello che i proprietari possiedono. Anche in questo, per chi ami utilizzare il viaggio anche come esperienza di vita e di costume, l’Uzbekistan sarà sicuramente una piacevolissima sorpresa.
Quanto alla delinquenza, come la intendiamo noi, qui è praticamente sconosciuta, anche in virtù di un controllo di polizia addirittura asfissiante.
Poliziotti s’incontrano dappertutto, e infiniti posti di blocco, anche in pieno centro cittadino, faranno pensare al turista occidentale che il paese sia un vero stato di polizia.
Non sarà neanche raro imbattersi in sagome di cartone raffiguranti auto della polizia che, se esistono, devono davvero fungere da deterrente.
In effetti il sistema politico è, sia pure nella sua costituzione di repubblica, in mano al presidente Karimov, che governa da circa venti anni con molta severità.
Ciò non toglie che la popolazione sia molto tranquilla e cordiale e, se si terrà un comportamento corretto, che non offenda in nessun modo l’aspetto politico e religioso della gente, girare anche da soli di notte sarà sicuramente più sicuro che in molte delle nostre città.
E’ tutto. Mi auguro di avervi interessato e incuriosito nel suggerirvi un

































