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I viaggi di Gigi: Uzbekistan (Khiva)  

Community: Diari di viaggio e Racconti I viaggi di Gigi: Uzbekistan (Khiva)

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Gigi
Scritto da: Gigi
Località: Khiva
Durata: 15 gg
Data partenza: dal 10/03/2011 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Gigi Oliviero - Stefano Carbone

Introduzione

Continua il nostro viaggio in Uzbekistan. Oggi andiamo a Khiva!

Descrizione

In Viaggio con Gigi - Uzbekistan: Khiva

Riprendiamo il nostro viaggio in Uzbekistan, partendo da Khiva, dove abbiamo atterrato dopo un tranquillo volo di circa sei ore con l’Uzbekistan Airways.

Khiva si trova nella parte occidentale del paese, che è dominata da un immenso deserto. Fino al XIX secolo il suo solo nome evocava immagini di carovane di schiavi, sovrani sanguinari e terribili viaggi nel deserto. Oggi è una città medievale perfettamente ricostruita dai sovietici, ed è diventata una città museo dedicata ai turisti, che forse con un po’ di fantasia potranno, fra bancarelle e musei, immaginare la vera vita di secoli molto lontani.

Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII sec., quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV sec., capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano. La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il Khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.

La parte antica della città (che è stata inserita dall’Unesco nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità") si chiama Ichon-Qala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 Km e aperte da quattro porte. La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza, cioè “Porta del Padre”.

Entrando in città saremo subito immersi nella tipica atmosfera turistica che ha assunto la città, letteralmente invasa da negozi e bancarelle turistiche. Ci chiederanno di pagare un pedaggio all’ingresso, che in realtà serve se si vogliono visitare alcuni dei tanti musei che la città offre. Entrando sulla sinistra scopriremo subito la Kuhna Ark, fortezza e residenza dei sovrani, costruita nel XII sec. da un certo Oq Shihbobo e successivamente ampliata. La tozza sporgenza presso l’ingresso è lo Zindon, cioè la prigione dei Khan, in cui sono esposte catene, armi, oltre che disegni di malcapitati fatti precipitare dai minareti.

All’interno dell’Ark si trova una moschea estiva, del XIX secolo, una bellissima moschea all’aperto con splendide piastrelle bianche e blu decorate con motivi vegetali. Accanto la vecchia zecca, oggi un museo, che espone anche banconote stampate su seta. Proseguendo si entra nella sala del trono, dove i Khan dispensavano giudizi. Da qui si può salire sui bastioni, avendo una bella vista sui tetti della città.

Entrando in città dalla Porta del Padre, sulla destra, scopriamo subito uno dei simboli della città, il Kalta Minor, un immenso minareto rivestito di piastrelle turchesi che però appare interrotto di netto alla sua metà. L’edificio venne iniziato, nel 1881, da Mohammed Amin Khan, che nelle intenzioni voleva erigere una torre colossale, che sarebbe stata la più alta dell’Asia e gli avrebbe permesso di spingere lo sguardo fino a Bikhara. Ma il khan morì provvisamente nel 1855 e la costruzione fu quindi interrotta.

A est della fortezza, dopo una vasta piazza che un tempo era destinata alle esecuzioni capitali, scopriamo la Medressa di Mohammed Rakhim Khan, che risale al XIX sec. e prende nome dall’omonimo sovrano che si arrese alla Russia nel 1873. All’interno si può visitare un museo dedicato in parte a questo khan, che era anche un poeta e si faceva chiamare Feruz. All’esterno della madrasa staziona un vecchio cammello di nome Katya, che da anni è oggetto di foto da parte dei turisti, soprattutto i bambini.

Poco dopo il minareto Kolon incontriamo la Medressa di Qozi Kalon, al cui interno è allestito un piccolo e suggestivo Museo della musica, che comprende strumenti tradizionali uzbeki antichi e alcune figure che rappresentano antichi suonatori locali.

Proseguendo sulla strada che taglia in due l’abitato dell’Ichin Gala, incontriamo ora sulla destra l’affascinante Moschea Juma (del Venerdì), caratterizzata da ben 213 colonne di legno che sostengono il tetto, initando le antiche moschee arabe. Le poche colonne finemente intarsiate appartengono al colonnato originale, risalente al X secolo, mentre le altre, insieme al resto dell’edificio, sono del 1700.

Di fronte alla moschea Juma si trova poi la Madrasa di Matpana Bay, del 1855, che ospita un piccolo museo di storia naturale. Proseguendo per la strada verso la porta orientale scopriremo poi un’altra piccola moschea, quella di Aq, risalente al 1657, lo stesso anno in cui furono costruiti i vicini Bagni di Anusha Khan, ancor oggi perfettamente funzionanti.

A sud della Moschea Juma incontriamo ora un mausoleo molto sacro, che, per il suo incantevole cortile e le splendide decorazioni a piastrelle, è uno dei luoghi più belli della città. Pahlavon Mahmud era un filosofo-poeta, oltre che un eccezionale lottatore, divenuto addirittura patrono di Khiva. La sua tomba, che risale al 1326, fu ricostruita nel XX secolo e poi requisita nel 1911 dal khan dell’epoca per farne la tomba di famiglia.

All’interno, in un bellissimo ambiente di stile persiano sormontato da una cupola turchese, si trova la tomba del khan Mohammed Rachim II, che regnò dal 1865 al 1910. Il sarcofago e le pareti della tomba di Pahlavon Mahmud, invece, sono decorate con bellissime piastrelle colorate. Per entrare, come il solito nei luoghi sacri musulmani, è necessario togliersi le scarpe.

Situata sulla parte sud del centro storico, si può visitare la Medrasa Islom Hoja, la più recente di Khiva, costruita nel 1910. Islom Hoia era un gran Visir che, molto stranamente per le usanze del tempo, aveva idee molto liberali. Fondò una scuola di tipo europeo, importò il primo telegrafo e fece addirittura costruire un ospedale. Idee così in contrasto con la spietatezza che da secoli aveva dominato la mentalità di questi popoli, che le autorità religiose non esitarono a farlo assassinare.

Accanto alla medrasa si potranno poi salire i 118 gradini che portano sulla sommità del minareto più alto dell’Uzbekistan, con i suoi 57 metri. La medrasa ospita il più bel museo di Khiva, che espone manufatti di ogni epoca: eleganti sculture in legno, oggetti di metallo, gioielli, tappeti uzbeki e turkmeni, oltre a pietre scolpite con iscrizioni in arabo e grandi vasi (chiamati "hum"), che servivano a conseravre i cibi sottoterra.

Nella zona nord-est della città visitiamo infine il Palazzo Tosh Hovli, il cui nome significa “Casa di pietra”, che mostra forse le decorazioni più sontuose della città: piastrelle in ceramica, sculture di pietra e di legno. Fu fatto costruire da Alloquli Khan tra il 1832 e il 1841, come alternativa molto più lussuosa alla fortezza Ark. Si dice che avesse oltre 150 stanze affacciate su nove cortili, con alti soffitti progettati per catturare ogni soffio d’aria. È rimasta storica l’irrequietezza e l’impazienza del sovrano che fece addirittura uccidere il primo architetto che non riuscì a completarlo in due anni.

Il Dishon-Qala costituisce la periferia di Khiva. È circondata da una cinta muraria di 6 Km e fu un’altra creazione del Khan Alloquli, lo stesso del Palazzo Tosh Hovli. Qui è situato il Palazzo Isfandiyar, costruito agli inizi del ‘900 come residenza estiva dell’emiro di Bukhara. È caratterizzato da decorazioni molto elaborate, in uno stile ibrido che accomuna Oriente e Occidente.

È tutto per oggi. Se volte saperne di più e visionare tutti i filmati della città e del paese, potete scaricare da App Store la nostra applicazione dedicata all’Uzbekistan (basta cercare “FILMCARDS UZBEKISTAN”), oppure vedere i filmati inseriti su You Tube sempre nel sito FILMCARDS. Sarà una visione sicuramente affascinante.

La prossima volta vi porterò a Bukhara. Ciao.

www.filmcards.it - gigi.oliviero09@gmail.com

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