Irlanda on the road
Community: Diari di viaggio e Racconti Irlanda on the road
Introduzione
Non ero mai stato un fanatico dell'Irlanda, della cultura celtica e delle leggende degli gnomi...
Le Tappe del Viaggio
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...
Dopo i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il Donegal, la terra più selvaggia e meno abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo in una delle spiagge più grandi e famose del posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri, creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del Mediterraneo. Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a Letterkenny, una simpatica cittadina strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord. Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle). Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina, mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo ancora alla ricerca di una locale notturno. Con nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una discoteca enorme, esageratamente sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito… sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene? Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto più divertente che andare solo a ballare!
Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche. Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla! Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove. Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento. Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina… Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna! Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.
Pochi minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati, quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi, appostamenti. Ma siamo presto smentiti e stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine. La nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro, come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo e l’erosione degli agenti atmosferici. Dopo aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la possibilità di vedere il ponte sospeso di Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla terra ferma: un vero peccato! Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume caratteristiche singolari: le scogliere sono verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la sensazione di una violenta nevicata! In una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca: un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo, giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa di Antrim meriti assolutamente di essere vista. Prima di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli attentati, le bombe. Le prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città.
Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti. I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo. Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose.
Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono: - Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!). - La Guinness’ Brewery, ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda. - Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo. - O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!) - Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli. - Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma. Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi. Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata!
Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute. Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione. Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere! Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza…
Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante! Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub, dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro. Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici...





















