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Parigi, una città da scoprire in due  

Community: Diari di viaggio e Racconti Parigi, una città da scoprire in due

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Ester
Scritto da: Ester
Località: Parigi
Durata: 6 giorni
Data partenza: dal 28/12/2005 al
Viaggiatori: Due
Nomi dei viaggiatori: Alberto Ester

Introduzione

Itinerario speciale per una fine dell'anno super romantica da trascorrere rigorosamente in due.

Le Tappe del Viaggio

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

Quasi tutti sono stati, almeno una volta nella vita, a Parigi e tutti, lo hanno fatto non solo per le opere d’arte esposte al Louvre o per passare una serata al mitico Moulin Rouge, ma soprattutto perché a Parigi si possono trascorrere giorni (e notti) così romantiche come in nessun altra città del mondo. Sarà per la sua atmosfera malinconica che si respira nelle passeggiate lungo la Senna, sarà per i suoi bistrot dove cenare tete-a-tete a base magari di ostriche e champagne, ma non c’è luogo come Parigi per festeggiare un incontro, un anniversario oppure un’occasione veramente speciale e lasciarsi trasportare nel fascino e nella bellezza di questa città della quale ( e nella quale) non ci si stanca mai. Noi ci siamo stati per brindare al 2006, per sei giorni fantastici, nei quali a dispetto del tempo gelido (persino una spolverata di neve….) Parigi ci ha scaldato letteralmente il cuore.

Siamo partiti il 28 dicembre, mercoledì, alle sette di una piovosa mattina da Fiumicino con volo Air France prenotato dal mio compagno come regalo di Natale. L’albergo però l’avevo scelto io su consiglio di una mia amica, l’Hotel de Seine in rue de Seine a Saint German des Pres. Abbiamo deliberatamente evitato la Ryan Air perché non ci andava di arrivare a Beauvais, 90 km dalla città, solo per risparmiare un paio di decine di euro ; abbiamo preferito quindi il Charles de Gaulle dove, cambiando il treno a la Gare de l’est con la linea 4 della metro, scendiamo a St Germain e, dopo una brevissima passeggiata, arriviamo in albergo.

L’Hotel de Seine è molto romantico e d’altra parte, questo mio diario di viaggio sarà una sorta di guida ed itinerario di un capodanno speciale, soprattutto per coppie. Sistemati i bagagli nella deliziosa stanza dal copriletto fiorito nello stesso tessuto delle tende, non vediamo l’ora di scoprire Parigi. Purtroppo la fotocamera digitale non funziona bene, il display ha subito un urto durante il viaggio e rimane buio. Non ci resta che comprare una macchina usa e getta per non perdere la possibilità di immortalare questa stupenda città e la nostra vacanza.

Rue de Seine è veramente deliziosa, con i suoi negozi di antiquariato e di libri antichi. La prima cosa che visitiamo di Parigi è proprio la chiesa di St Germain des Pres, la chiesa più antica della città, sorta sui resti di una basilica del VI secolo. Ma la vera meraviglia è la piazza Furstenberg, rotonda e deliziosa, che si apre alla fine di una stradina del 600, dai bei palazzi illuminati da vecchi lampioni, dalle gallerie d’arte e da un museo romantico affacciato su di un piccolo giardino.

Da qui parte, da un lato, la famosa rue Jacob ricca di antiquari e negozi ricercatissimi e dall’altro rue Buci, dove si tiene un famoso mercato, che conduce a rue St Andres des Arts tutta piccole case antiche, caffè e boutique sfiziose. Dalla Cour du Commerce, che si apre su St Andres des Arts, si arriva al Boulevard de Saint Germain attraverso un suggestivo passaggio su cui si aprono caffè e brasserie. Al n. 9, fu costruita la prima ghigliottina nella bottega –laboratorio del falegname Tobias Schimdt.

Dovunque si percepiscono le tracce di un passato lontano. Questo quartiere, tra le vestigia medievali ed i mitici luoghi di ritrovo degli anni 20-30 come la brasserie Lipp (Bvd Saint Germain), il Cafè Flore (Bvd Saint Germani) frequentato da Camus e Prevert, oppure Les Deux Magots (Place Saint Germain) dove Sartre e Simone de Beauvoir si fermavano a scrivere per ore,è la quintessenza del fascino di Parigi, un luogo di partenza privilegiato per una visita della città.

Dopo aver fatto un breve spuntino con zuppa di cipolle e crostini e vino rosso per riscaldarci un po’, dalla Rive Gauche, attraversiamo la Senna in direzione di Notre Dame. Il cuore di Parigi è sull’acqua. Due isole ne sintetizzano il fascino. La Ile de la Citè è il suo aspetto monumentale con la mitica Notre Dame, mentre l’Ile de Saint Louis è il suo volto più intimo e raccolto. Il suo cuore romantico, un’isola di sogno anzi, due, poiché un tempo c’erano l’Ile aux Vaches e l’Ile Notre Dame, unite solo nel ‘600.

L’atmosfera che si respira qui è di un luogo magico, fuori dal tempo. Bei palazzi (fantastico l’Hotel Lambert, forse la più bella casa di tutta Parigi di proprietà dei Rothschild), un’unica strada principale lungo la quale si può passeggiare senza fretta e senza meta. Sulla Rue Saint Louis en Ile si affacciano negozi particolarissimi come Le Croquier (oggetti antichi) e La libreria Ulysse ed hotel deliziosi come il Lutece (dalle mansarde più romantiche di tutta Parigi) oppure L’Hotel les deux iles.

Sull’altra isola, la Ile de la Citè, troneggia Notre Dame, Nostra Signora di Parigi, la cattedrale gotica iniziata nel 1163 e terminata 167 anni più tardi e della cui antica struttura sono rimasti solo il rosone centrale della facciata che forma come un’aureola intorno alla statua della Madonna con bambino, il Portale di Sant’Anna e quello della Vergine. Davanti a Notre Dame troneggia un imponente e festoso albero di Natale. è uscito un debole sole adesso, da cui mi riparo con occhiali che subito si appannano per il freddo intenso. Entriamo nella cattedrale dal portale ovest, e rimaniamo subito affascinati dall’atmosfera di sacralità che si sprigiona attraverso le navate (alte 130 metri) appena illuminate dalla debole luce che filtra dai tre rosoni e dalle fiamme dei candelabri accesi permanentemente davanti al grande crocifisso di bronzo offerto da Napoleone III.

Notre Dame non è un museo, è un luogo di silenzio, di raccoglimento. Vi consigliamo di noleggiare delle audioguide per accompagnare lo sguardo ammirato con curiosità storiche e dati tecnici. Vi consigliamo anche di sopportare la, fortunatamente per noi breve, fila per salire sulle torri ed ammirare Parigi da 90 metri di altezza. Notre dame è uno dei simboli di Parigi, per la sua centralità nella vita spirituale e negli avvenimenti tragici e gloriosi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ispirando la letteratura francese da Greban, a Claudel, a Victor Hugo.

Per questo, dopo averla visitata, indugiamo ancora ad ammirarla dall’esterno, dal vasto sagrato che la circonda e la isola dalla limitrofa urbanizzazione. Un tempo, la circondavano strette viuzze e case di legno, arrivando persino a sfiorarla, dopo la rivoluzione del Barone Haussmann, furono tutte abbattute e Notre Dame ora svetta solitaria come luogo simbolico dal quale partono tutte le strade di Francia. Comunque, qualche angolo medievale è sopravissuto, dietro il Quai de la Corse, sul quale, ogni giorno (tranne la domenica in cui si trasforma in mercato di animali domestici) si svolge il meraviglioso mercato dei fiori, una gioia per gli occhi e lo spirito di chi vi passeggia attraverso.

Percorriamo poi la via Lutece che porta al Boulevard du Palais ed alla seconda tappa della nostra visita alla Ile: il complesso monumentale che comprende la Sainte Chapelle, gioiello del gotico costruita da re Luigi IX nel XIII sec. famosa per le sue straordinarie vetrate, l’austero Palais de Justice dove aveva sede il tribunale che condannò Maria Antonietta durante la rivoluzione francese, e la Conciergerie dove la stessa sovrana fu rinchiusa per due mesi prima di essere ghigliottinata. Da vedere, dietro il complesso del Palais, la deliziosa place Dauphine, l’ultima piazzetta medievale della Ile, fatta costruire da Enrico IV in onore di suo figlio, il Delfino, futuro re Luigi XIII.

Qui c’è un hotel che mi hanno consigliato in molti, l’Hotel Henri IV, una casa del 600 molto bella e molto ben arredata e dai prezzi contenuti. Magari sarà per la prossima volta……

Famoso, al n.15. il ristorante Paul, una tappa da non perdere nel tour gastronomico della città. Ci torneremo stasera, d’altronde dobbiamo festeggiare degnamente il nostro incontro con questa splendida città. Proseguendo arriviamo al Pont Neuf che, a dispetto del suo nome è il più antico di Parigi, esattamente del 1578. Sul quai des Orfevres si aprivano un tempo le più famose gioiellerie (qui fu inventato da Strass il primo diamante sintetico) mentre sulla Place Pont Neuf ancora oggi si può cenare nella taverna Henri IV, una casa Luigi XIII.

Ma il vero luogo romantico, dove si danno appuntamento gli innamorati, è proprio qui, alla fine dell’isola, nell’aguzza square du Vert Galant (cioè lo stesso Enrico IV che amava le donne e vestirsi di verde). Da qui si possono prendere anche i bateaux mouches per una gita indimenticabile sulla Senna. è proprio quello che facciamo noi, ben avvolti nelle nostre sciarpe di lana e con i cappelli ben calcati in testa….Credetemi, non ci si può proprio rinunciare…………..


Dopo la gita, riattraversiamo la Senna e ci fermiamo a prendere un tè caldo al Cafè Flore passando poi davanti a St Sulpice grande chiesa resa famosa dal film “Il codice da Vinci” dove all’interno non c’è traccia della “rosa” ma si può ammirare una tela di Delacroix “La lotta tra Saul e l’Angelo”.

Siamo alla scoperta del quartiere degli intellettuali, dove sorgono le grandi case editrici ed i caffè letterari di Sartre, degli esistenzialisti, di Prevert. Passeggiamo per la minuscola Rue des Canettes e per la storica Rue du Four, del 200.

Al Carrefour dell’Odeon, dove un tempo aveva vissuto, sorge la statua di Danton, nello stesso luogo dove Marat stampava “l’Ami du Peuple”. Continuando per Rue de l’Odeon arriviamo al Theatre de l’Odeon e da qui al Palais du Luxembourg ed ai suoi romantici giardini amati da Baudelaire, Verlaine, Rilke….e da tutti gli innamorati che, come noi, si danno appuntamento da secoli alla Fontane de Medicis all’ombra di frondosi platani. Il Parco è veramente bellissimo ed ospita, oltre al Senato costruito su modello di Palazzo Pitti, anche una scuola di orticoltura, di apicoltura ed un Teatro delle marionette.

Vale la pena percorrere i giardini fino in fondo per ritrovarsi poi a Place St Denis, all’angolo con il Boulevard Montparnasse dove, al n.171 si trova la mitica brasserie preferita dagli artisti negli anni ’20 Il ristorante è abbastanza caro, ma se proprio volete rivivere quella magica, unica atmosfera, anche solo un caffè va bene. Poco più in là si trova un altro luogo “cult” della vita parigina di quegli anni. Al n.102 infatti troneggia La Coupole, il più grande ristorante di Francia che vantava tra i suoi abituali clienti personalità del calibro di Chagal, Man Ray, Dalì, Ricasso, Hemingway…….Magari oggi potreste trovarci Carla Bruni….

In tutti casi, non ci fermiamo per un the dansant, ma proseguiamo per salire al 56° piano della Tour Montparnasse che, con i suoi 200 metri di altezza domina tutta l’area circostante ed offre una fantastica visione su Parigi.

Scesi dalla Torre, decidiamo che per oggi va bene così. Riprendendo la metro a Montparnasse bienvenue, torniamo in Hotel per cambiarci e prepararci per la nostra cenetta romantica sulla Ile. Rimandiamo a domani la visita al quartiere latino...

29 Dicembre giovedì

Alzati di buon'ora ci prepariamo ad una delle imprese più impegnative e piacevoli di ogni visita a Parigi che si rispetti: il Louvre. Stanziamo almeno sei ore, per vedere chiaramente solo le cose che più ci premono. Vi consiglio infatti di studiarne prima la planimetria e le opere più interessanti altrimenti vi stancherete tantissimo e vi rimarrà in testa solo una gran confusione.

Ci presentiamo davanti alla fila che si snoda come un serpente bagnato attraverso il Cour Carrè sino all'entrata del museo, alle 10 di una mattina grigia e un po' piovosa. Ci andrà bene, dopo un'ora finalmente scenderemo nella Piramide rovesciata, umidi, infreddoliti ma molto emozionati.

Un consiglio, acquistate il biglietto d'entrata ( 8,50 euro) presso i negozi FNAC, Carrefour, Auchan, Virgin e dai rivenditori dei biglietti metro, almeno non dovrete fare la fila anche all'interno…….. Il Louvre è composto di tre ali: Richelieu, Sully e Denon poste su tre piani ed un Mezzanino (dove sono presenti soprattutto opere scultoree.)

Al Pianterreno, oltre a due settori dell'ala Richelieu dove sono esposte sculture francesi dal V al XIX secolo, sono presenti più che altro reperti archeologici provenienti dalla Mesopotamia e zone limitrofe ( ali Richelieu e Sully) e dall'antico Egitto (Sully). Nell'ala Denon, oltre a sculture italiane dal XVI al XIX secolo (per esempio Amore e Psiche del Canova), si trovano antichità etrusche, romane e greche. Infatti, la nostra prima tappa è qui, per ammirare la Venere di Milo.

Dalla sala delle antichità etrusche (vi segnalo il Sarcofago degli Sposi), salendo le scale, ci si imbatte, al primo piano e sempre nell'ala Denon, nella famosa Nike di Samotracia, la Vittoria alata.

Questo piano è forse il più famoso, certamente quello più visitato visto che nella stessa ala Denon, dopo enormi dipinti francesi, tra capolavori della pittura italiana del Rinascimento, nella sala numero 6, troneggia la star del Louvre, la Gioconda. Inutile dire che rimirare il sorriso enigmatico della Gioconda con un minimo di tranquillità e concentrazione è una mera utopia. Ci fanno scorrere velocemente davanti al piccolo quadro bersagliato dai flash dei turisti ed è quasi una delusione aver fatto una notevole fila per vederla solo per pochi attimi. Pranziamo nell'ala Richelieu, accanto agli Appartamenti di Napoleone III, in uno dei ristoranti del Museo, e dopo, continuiamo la visita al secondo piano dove si trovano dipinti del Rinascimento tedesco, i fiamminghi e gli olandesi del XVII secolo ed opere di pittori francesi da XIV al XIX secolo.

è praticamente quasi buio quando usciamo dal Louvre e l'aria è abbastanza freddina. Decidiamo però di passeggiare alla scoperta del vicino quartiere latino (chiamato così perché fino ai tempi della Rivoluzione qui si parlava solo latino).Attraversiamo quindi la Senna e ci ritroviamo a Place St Michel dove troneggia al centro la statua di Davioud. Le viuzze circostanti ci catturano con il loro fascino medievale (rue de la Huchette, rue de la Harpe, rue du Chat qui Peche) e ci trasportano in un ambiente fantastico e divertente, pieno di caffè, ristoranti etnici, cinema, negozi, pieni di folla, soprattutto di giovani. D'altronde questo è il quartiere degli studenti e della più antica Università di Francia, la Sorbonne.

Ma il quartiere latino non è solo gioventù e divertimento, è soprattutto storia. Partiamo dalla eglise Saint Severe sull'omonima rue (al n.12 sorge la casa di Prevost, l'autore della Manon Lescaut). Romanica e gotica insieme, ma soprattutto gotica, di quel gotico che qui viene chiamato Flamboyant, decoratissimo. L'interno è splendido, con un grandioso pilone centrale.

Più avanti, giungiamo St Julien Le Pouvre, piccola chiesa ortodossa circondata da un giardinetto dove si trova una robinia di oltre tre secoli, l'albero più antico di Parigi.

In rue de la Boucherie 37, troviamo poi la libreria Shakespeare and Co., la libreria più originale della città. Di passo in passo ci avviciniamo alla famosa Sorbona, istituita nel 1253 dal canonico Robert de Sorbonne come collegio di teologia per studenti poveri. Fu poi ricostruita ed ampliata nel '600 e nell'800. Da lì, arriviamo al Pantheon, il tempio neoclassico costruito da Luigi XV e dove sono sepolti i grandi di Francia, da Voltaire a Zola, da Rousseau a Victor Hugo.

Alle spalle del Pantheon si aprono due quartieri interessanti da scoprire: il primo è il Moub, vecchio quartiere parigino oggi abbastanza in voga dove scoprire quell' interessantissimo angolo di Medioevo che è la rue de la Montagne Sainte Genere. Verso sud invece si va verso il pittoresco quartiere della Mouff (rue Mouffetard, una delle strade più antiche di Parigi prima romana e poi medievale) dove nella place de la Controscarpe, una delle più piccole di Parigi, si trova il regno di leggendari clochard. Noi però ci affacciamo appena e torniamo subito indietro perché siamo stanchi ed infreddoliti. Torniamo quindi, ripassando di fronte al Pantheon, al Boulevard St Michel e, proseguendo verso nord, al nostro Hotel in rue de Seine. Per cena, eleggiamo un ristorantino molto carino e molto vicino, “Vins et Terroirs” a St Andres des Arts” dove io mi riscaldo con una fantastica zuppa di cipolle e del camembert fritto mentre Alberto opta per un'insalata con crostini e fois grois e rognoni al porto. Buonanotte Parigi……


30 Dicembre Venerdì

Abbiamo prenotato il tavolo per domani, l'ultimo dell'anno, presso il ristorante dove abbiamo cenato ieri sera. Ci piace il posto, molto romantico e raccolto, ed anche il menù, vario ed abbondante per 65 euro a testa, bevande comprese. Questa mattina ci dedichiamo al Museo d'Orsay, anch'esso poco distante dal nostro albergo. Il Museo d'Orsay è senza dubbio il mio preferito perché io adoro gli impressionisti. La fila è più breve che al Louvre, apre alle 10 e noi entriamo in una mezz'oretta accompagnati da un sole debole ma incoraggiante. Allestito nella ex stazione ferroviaria di Orsay, costruita a fine ottocento in uno stile “eclettico- rococò-Napoleone III”, in ferro e vetro e ristrutturato da Gae Aulenti, è vasto 17.000 mq illuminati dalla luce naturale.

Qui ci perdiamo tra i Monet, i Manet (qui esposto il famoso Dejeuner sur l'herbe), i Pisarro, i Cezanne, i Van Gogh...
Oltre ad oggetti d'arte, disegni e sculture della seconda metà dell'800. Dopo quattro ore siamo fuori e ci sediamo a mangiare un'insalata in una brasseire poco distante.

Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia dirigendoci attraverso il Quai Anatole France, il prediletto dagli appassionati d'arte, verso l'Esplanade des Invalides che percorriamo per 500 metri fino a raggiungere il neoclassico l'Hotel des Invalides dove, nella tomba di porfido rosso riposa il grande Napoleone. Da qui, raggiungere l'Ecole militaire ed il Champ de Mars, è un attimo. Davanti a noi, alla fine del Champ de Mars, si erge in tutta la sua fama, la mitica Tour Eiffel. Quasi 300 metri di altezza (274 per la precisione ma la torre, antenna inclusa, arriva a 320,76), offrono un panorama eccezionale su Parigi. La fila per salire è notevole ma ne vale la pena, fermarsi sotto è un vero peccato!

Dopo aver provato l'ebbrezza dell'altitudine, proseguiamo la passeggiata per i giardini del Trocadero e per l'infinita avenue Raymond Poincarè che, attraverso l'Avenue Foch ed il famosissimo Bois de Boulogne (863 ettari di boschi, prati,laghi,ippodromi, impianti sportivi come il Roland Garros e romantici giardini come il Jardin de Bagattelle dove il conte di Artois dava appuntamento alle più belle dame di corte) ci fa quasi rimpiangere il non aver preso la metro per raggiungere l'altro monumento mito di Parigi, l'Arc de Triomphe, costruito per celebrare le vittorie napoleoniche. Si può salire in cime per ammirare a 50 metri di altezza, gli Champ Elysees giù fino all'Arc du Carrousel nei giardini delle Tuileries. Gli Champs sono stati definiti “la strada più bella del mondo” con i loro 71 metri di larghezza e le loro luci festose che inneggiano al Natale.

Certo, forse rispetto al passato, la presenza di vari fast foods e negozi abbastanza commerciali, hanno fatto perdere un po' di fascino a questa strada ma resistono comunque locali storici come Fouqet's e Le Lido.

Giungiamo infreddoliti e stremati, dopo aver percorso tutti gli Champs magicamente illuminati, a Rue de Rivoli, dove, proprio accanto al Louvre, scopriamo un ristorante veramente delizioso, Le Fumoir. Entriamo per scaldarci, riposare finalmente e godere della buona cucina francese.

Non rimaniamo affatto delusi, anzi. Il Bordeaux si accompagna perfettamente al filetto alla Chateaubriand che ordina Alberto. Io preferisco la “lotte”, cioè la coda di rospo cucinata con salsa di panna, porto e cognac ed una creme brulèè.

Domani finisce l'anno e siamo felicissimi di festeggiare qui a Parigi.


Sabato 31 Dicembre

L'anno finisce ancora con un Museo, questa volta il Centro Pompidou, in rue Saint Martin, che raggiungiamo passando davanti all'Hotel de la Ville, bianco edificio di aspetto neorinascimentale risalente al secolo scorso, ovvero il municipio di Parigi. Questa zona si chiama Marais ed è necessario visitare almeno due piccoli capolavori: in rue des Archives il Cloitre des Billettes l'unico chiostro medievale sopravvissuto in tutta la città e l'edificio degli Archivi Nazionali, sede del Museo di Storia della Francia.

Tutta la zona è piena di bei palazzi, il più bello in assoluto in rue Sevignè, l'Hotel Carnevalet in stile rinascimentale oggi sede del Museo storico della città di Parigi. Alla destra del Centre Pompidou, si estende l'antico quartiere ebraico, il cui cuore, Rue des Rosiers ospita ristoranti e deliziose pasticcerie. Proseguendo si giunge a Place des Vosges, centro del Marais e una delle piazze più belle di Parigi, composta da 36 edifici tutti simmetrici di mattoni rossi, pietra bianca e tetti blu di ardesia, che conduce naturalmente alla famosa Place de Bastille, luogo dove sorgeva la prigione, smantellata durante la rivoluzione.

Tornando indietro al Museo, oggi apre alle 10, noi siamo fortunati, poiché entriamo subito, senza fare fila.

Questo è il centro culturale più frequentato del mondo con biblioteche,teatro, cinema ed esposizioni temporanee, fu inaugurato nel 1977 e fu paragonato, all'epoca, ad una raffineria di petrolio in pieno centro. Saliamo per una scala mobile esterna all'edifico sino al quarto piano, al Museè National d'Art Moderne dove sono esposti quadri dei Fauves, di Matisse, Dechamps, Chagall, degli astrattisti Kandinsky, Delaunay, Klee, Mondrian, dei surrealisti Mirò, Manritte, Tanguy, Dalì. Dopo la visita, entriamo nei negozi adiacenti pieni di libri, cartoline della vecchia Parigi ed altre curiosità. Pranziamo in una brasserie poco distante con un assiette de fromage e charcuterie (ovvero un misto di formaggi e affettati) e ci dirigiamo verso l'Opera, una fermata da Chatelet, nonché verso Place de la Madeleine.

Qui sorge la Parigi elegante tra i grandi boulevard del II Impero. Sulla Place de la Madeleine sorge la chiesa della Madeleine, a somiglianza di un tempio greco con le sue 52 colonne corinzie e neppure una croce a suggerirne la funzione religiosa. Il motivo di questa stranezza risiede nel fatto che, l'edificio iniziato nel 1764 e terminato nel 1842, cambiò diverse volte destinazione (Napoleone ne fece un tempio in memoria dei suoi soldati), diventando via nei progetti dell'amministrazione cittadina, un ufficio di borsa, una biblioteca, un salone di feste ed una stazione ferroviaria. Da questa piazza, oltre che diversi templi parigini della gastronomia come Fouchon, Hediard, Maison de la Truffe, etc, si dipartono i grandi boulevards una volta frequentati da Balzac, Chopin, Hugo, Zola nel periodo più aureo della vita mondana parigina, cioè la fine del XIX secolo.

Passiamo davanti all'Hotel Scribe, sul Boulevard des Capucines, dove mia madre alloggiò diversi anni fa durante una sua vacanza a Parigi, e che un tempo altro non era che il Gran Cafè, luogo nel quale nel 1895 i fratelli Lumiere organizzarono la prima proiezione cinematografica. Al n. 25 sorge l'Olympia, il famoso tempio della musica e, alle spalle del boulevard sulla rue Daunou, al n.5, il celebre Harry's Bar, prediletto da Hemingway.

Arriviamo quindi sulla place de l'Opera, trionfo urbanistico del barone Haussmann, costruita tra il 1860 ed 1875, grandiosamente piena di decori sia dentro che fuori. La facciata è di 120 mq, la grandezza di 11.000 mq ma i posti sono solo 2000. Vi consiglio di fermarvi per un caffè sulla piazza stessa, al Cafè de la Paix, costruita nello stesso stile e dallo stesso architetto dell'Opera.

Noi ne beviamo uno lunghissimo ed insipido (ma bollente..) prima di continuare il nostro tour, percorrendo proprio Rue de la Paix, elegante e lussuosa, ricca di gioiellerie (Cartier e Van Cleef) e bigiotterie di lusso, e sfociando nella splendida, geometricamente perfetta Place Vendome, di forma ottagonale e circondata di edifici Luigi XIV. Al centro svetta una colonna a bassorilievi di bronzo raffigurante le vittorie dell'armata imperiale ad Austerlitz con in cima la statua di Napoleone.

Questa piazza è veramente sontuosa, ogni palazzo trasuda storia : al n.12 morì Chopin, al n.26 viveva la contessa di Castiglione, al n.15, all'Hotel Ritz alloggiavano Proust, la Dietrich, ed il solito Hemingway. Mi faccio in paio di foto con le splendide decorazioni di negozi come Chanel e con la suggestiva grande “palla innevata” che fa tanto Natale.

Continuiamo la passeggiata imboccando Rue de Saint Honore dove esiste la più antica bottega di tabacco di Parigi, ed arriviamo davanti alla bella chiesa barocca di Saint Roch alla quale si accede salendo una dozzina di gradini. Prima dell'avvento di Haussmann se ne dovevano scendere sette, ciò dimostra chiaramente quanto fu rivoluzionato il quartiere per poter aprire la diagonale di avenue de l'Opera, tanto che persino una collina ed i suoi mulini a vento, la butte Saint Roch, fu rasa al suolo. Giungiamo quindi sull'antica piazza del Teatro francese dove sorge l'edificio della fine del '700 che è sede della Commedie Francaise. Da qui, sfociamo in place Colette che introduce alla Place du Palais Royal dove la rivoluzionata Parigi di Haussmann si fonde con la Parigi Reale.

Il Palazzo Reale è una romantica oasi di verde nel cuore della città. Nel cortile, attorno alle famose e chiacchierate colonne di Buren (del 1984), cioè zoccoli bianchi e neri, alcuni ragazzini vanni in skate board. Noi, come tanti turisti, gettiamo una monetina portafortuna proprio in cima.

Ma se volete un angolo ancora più romantico, dovete passeggiare nella zona delle gallerie (Richelieu, Hulot, Potier, Beaujolais) e visitare i vecchi negozi di strumenti musicali, di giocattoli antichi, di cappelli d'epoca, di vestiti da sposa e teneri soldatini di piombo che rimandano al tempo passato. Mi innamoro delle meravigliose bambole antiche di Robert Capia al n 24/26 della Galerie Vero-Dodat, appena un poco più ad est…. Tra il Palais Royal e Rue de Rivoli è pieno di gallerie d'arte, di antiquari, di locali storici come Grand Vefour in rue de Beaujolais, nato nel 1760.

Lo spirito e l'anima della Parigi della belle epoque, sono in ogni angolo, si respirano tutt'intorno e fanno comprendere il perché questa sia una città così amata e così visitata. Finalmente arriviamo nella minuscola place des Petits Peres con la chiesa di Notre Dame des Victoires, al cui interno ci sono ben 4000 ex voto, e finiamo il nostro tour nella circolarità perfetta di place des Victoires, costruita nel 1686 in onore di Re Sole Luigi XIV ed ora impreziosita da splendide boutique di moda come Kenzo e Thierry Mugler. A questo punto non ci resta che attraversare di nuovo la Senna (ma quanta strada stiamo percorrendo a piedi senza neppure rendercene conto!), per tornare in albergo, riposare un po' le stanche membra infreddolite e prepararci a salutare il 2005.

Usciamo dall'Hotel alle nove circa. Tantissima gente percorre le strade del VI° Arrondissement, certamente il tempo non è dei migliori ma non sembra che abbia intenzione di piovere questa sera e tanto ci basta. Raggiungiamo in cinque minuti il ristorante “Vins et Terroirs” ed il nostro romantico tavolino al secondo piano con vista su Rue St Andres des Arts. Il menù è vario e prelibato e possiamo scegliere tra carne e pesce. Alberto sceglie pasticcio di animelle e filetto al foie gras, io trionfo di langoustins, coquille St Jacques e salmone in crosta con contorno di patate tagliate sottilissime come piace a me. Chiaramente ci viene servito anche dell'ottimo formaggio e ci imponiamo di mangiare anche il dessert (buonissima Tarte Tatin calda con panna e grandiosa Ile flottante che metterebbe k.o. qualsiasi goloso) e di anticipare il brindisi bevendo una coppa di Calvados. Usciamo dal ristorante sazi e soddisfatti alle 23,30. Corriamo in hotel per prendere la nostra bottiglia di champagne con due bicchieri di carta e ci dirigiamo in fretta, insieme ad una massa di turisti e di parigini festanti, verso Notre Dame.

Iniziano botti e fuochi d'artificio, spunta anche la luna, una scenografia perfetta per brindare all'anno nuovo. Buon 2006……Non vi dico che meraviglia (e che freddo….) festeggiare all'ombra di questa magica cattedrale! Ci facciamo trascinare dalla folla lungo la Senna, attraverso le strade del centro intasate dalle macchine che strombazzano e dai pedoni che urlano, cantano e brindano come impazziti. Buon anno a tutti!

1 Gennaio 2006 Domenica

Ci svegliamo alle nove e mezzo, giusto per poter fare colazione entro l'orario previsto, ripromettendoci però di fare un sonnellino pomeridiano. Alle undici siamo già in giro per una città grigia e sonnolenta. I resti dei bagordi notturni stanno per essere spazzati via da solerti operatori ecologici, noi ci dirigiamo verso la metro per andare a visitare la Parigi dei miti e dei turisti, la famosa Butte, ovvero il Sacro Cuore e Montmartre. Per raggiungere la Butte, prendiamo la metro a St Germain (linea 4) e scendiamo a Boulevard Rochechouart . Da qui, dopo pochi passi, prendiamo la funicolare di Montmartre per salire fino al Sacro Cuore.

Nonostante sia il primo dell'anno e domenica, c'è una discreta folla di turisti che si affolla per entrare nella chiesa neobizantina costruita a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, che sarà pure uno dei simboli di Parigi ma che così bella non ci pare….Comunque la visitiamo e ci ripariamo per qualche minuto da una pioggerella fastidiosa ed insistente. Molto più interessante ed antica è la minuscola chiesa di St Pierre (del1134, tutto ciò che rimane dell'abbazia medievale di Montmartre) sulla Place du Tertre, affollatissima e colorata piazzetta degli artisti. Montmartre un tempo era la cittadella degli artisti da Matisse a Braque, da Picasso a Modiglioni, ed ancora si respira, nonostante le orde dei turisti, un clima speciale.

Si può anche cercare un minimo di pace in questo quartiere sin troppo famoso, basta imboccare la rue Sainte Rustique, la via più antica del quartiere tutta ciottoli e basse casette ai lati, ed imboccare a destra rue des Saules e rue de l'Abreuvoir per trovarsi quasi in un villaggio di provincia. L'Alleè des Brouillards conduce al romantico castello del '700, Chateau des Brouillards, quindi si arriva a square Susanne Buisson in stile art decò e poi a via Junot, la via del passeggio, quella più elegante di Montmartre. Agli inizi del XX secolo qui non vi erano che prati ed infatti tutti gli edifici risalgono agli anni '20. L'unico mulino superstite del villaggio di Montmartre risale al 1640 ed è il Mulin de la Galette che si trova sulla rue Lepic.

Continuando per la stessa strada tra romantiche casette e piccoli giardini fioriti, si giunge a rue Girardon ed a rue Saint Vincent, una delle strade più pittoresche del quartiere. A rue Lepic (ricordiamo che al n. 56 abitò Van Gogh) ci fermiamo nel bar Au Virage dove l'atmosfera è pittoresca ed i prezzi stracciati. La sera fanno anche musica dal vivo e noi facciamo solo un breve spuntino tanto per riposarci un po'. Incredibilmente, ci informano che all'angolo con rue des Saules, esiste ancora l'ultima vigna di tutta la Butte che nell'800 produceva persino un vino particolare e gradevole, il picolo. Questo è un altro angolo caratteristico di Montmartre dove ha sede, al n. 22, il cabaret Le Lapin Agile, dal 1860.

Sulla facciata è ancora dipinto l'agile coniglio che balza sulla casseruola tanto per rendere più chiaro il gioco di parole tra la caratteristica dell'animale (Agil) e il pittore Andrè Gil che lo dipinse. Rendetevi conto che qui, una volta, Picasso pagò il conto con un suo Arlecchino…………Oggi il Lapin Agile è un cabaret ma anche un luogo dove ascoltare vecchie e celebri canzoni francesi. Da rue des Saules , alla minuscola Place du Calvaire il passo è breve. Si raggiungono poi due tappe obbligate, Place Clement e Place Goudeau, un tempo sede degli ateliers di artisti del calibro di Picasso e Modigliani. Non siamo lontani dal famoso Moulin Rouge (flashback nostalgico, se volete, con cena spettacolo o solo spettacolo- champagne a prezzi abbastanza eccessivi..), sulla place Blanche , porta d'accesso alla mitica Pigalle. La raggiungiamo scendendo giù per il Boulevard de Clichy, costeggiando un microcosmo di piccoli giardini ed ateliers dove vissero artisti del calibro di Prevert.

Pigalle, tutt'intorno all'omonima piazza, è il quartiere hard di Parigi, pieno di sex shop e sexodromes. Non è il massimo passeggiarvi, se non fosse per qualche vecchio locale d'atmosfera come le Chat Noir, storico cabaret letterario ed artistico, La Cigale dove si esibivano Chevalier e Mistanguette o La Locomotive, ex club rock degli anni '60 ed oggi mega discoteca a tre piani.

Il nostro giro, comunque finisce qui. Riprendiamo la metro a Pigalle, cambiamo a Barbes Rochechouart ed arriviamo a St Michel giusto in tempo per concederci un meritato sonnellino pomeridiano...

Ci svegliamo che è buio. Fuori pioviggina e fa freddo. Nonostante tutto, decidiamo di uscire e di passeggiare un po' lungo la Senna, malinconica e sempre molto romantica... Camminiamo lungo il quai des Grand Augustins, il quai de Conti, il Malaquais, il St Michel, scoprendo gli angoli più parigini di Parigi. Finiamo a cena in un piccolo ristorante di rue Jacob dove Alberto ha il coraggio di ordinarsi, dopo il solito foie gras, un pasticcio di rognone al porto che definisce “divino”… Io mi accontento di un consommè e di un po' di camembert che fila giù liscio con un bel bicchiere di Beaujolais. Il locale è delizioso e l'hotel molto vicino, cosa pretendere di più?

Buona notte e buon capodanno!

Lunedì 2 Gennaio

Il nostro ultimo risveglio a Parigi… Non posso pensarci, che peccato dover tornare già a casa! L'aereo però è questa sera alle 19,30, abbiamo quindi tempo, finalmente, per un po' di sano shopping visto che, di lunedì, i musei sono assolutamente chiusi! Prendiamo quindi la metro fino a Strasbourg St Denis e cambiamo per scendere a La Fayette, proprio accanto alle famosissime gallerie. Che meraviglia! Le vetrine sono bellissime e l'interno è elettrizzante per qualsiasi donna degna di questo nome! Subito mi precipito al reparto profumeria per cercare i prodotti per capelli di Lazartique che si trovano solo qui e sono fantastici.

Ne compro una bella scorta e proseguo senza pietà per Alberto lungo tutto il reparto di cosmetica , facendo incetta di prodotti della Clinique in offerta. Dopo i magazzini La Fayette è la volta di Printemps e Printemps casa, dal 1864, dove raggiungo l'acme dell'esaltazione acquistando parecchie candele profumate di tutti i colori. Passiamo poi al reparto food accaparrandoci intere confezioni di “odorosissimo” camembert e confit de canard da portare ai golosoni rimasti a casa. Scocca l'ora di pranzo e siamo ancora presi dallo shopping. Rimediamo con uno spuntino in una brasserie vicina, mentre calcoliamo mentalmente se tutto quello che abbiamo comprato non andrà ad eccedere i limiti di peso concessi ai nostri bagagli. Ringraziamo l'ispirazione che abbiamo avuto nel prenotare con Air France che ci concede ben 20 kg a testa di bagaglio da stiva.

Nel pomeriggio non ci resta che tornare in albergo per posare la “spesa” insieme alle valigie che abbiamo consegnato al deposito bagagli. Ci restano un paio d'ore scarse e ne approfittiamo, visto che alla fine è persino uscito il sole, per fare una breve passeggiata nei giardini delle Tuileries e congedarci tristemente da Parigi. Le Tuileiries è il primo giardino pubblico della città, modello perfetto dei parchi alla francese. Del palazzo di Caterina de Medici non resta che un pezzetto di muro, mentre due padiglioni gemelli, l'Orangerie (dove sono contenute le otto tele delle ninfee di Monet) e il Jeu de Paume sorvegliano Place de la Concorde.

Sullo sfondo, il mitico Louvre, preceduto da una piramide di vetro alta 21 metri, opera dell'architetto cino-americano Jeah Ming Pei (nonché luogo di importanza primaria nel libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”). Dall'altro lato, di fronte al colonnato di place du Louvre, si trova una delle tante chiese gotiche di Parigi: Saint Germain l'Auxerrois, costruita nel XII secolo e parrocchia dei re di Francia prima e chiesa degli artisti poi (qui si sposò Moliere). Tornando indietro, verso rue du Pont Neuf, incontriamo i grandi magazzini La Samaritaine in stile art decò e il grande centro commerciale Forum des Halles, che ha preso il posto dei mercati generali.

Vorremmo proseguire ancora nella nostra passeggiata (il tempo ora, ironia della sorte, finalmente volge al bello…..), ma sono quasi le cinque. Riprendiamo velocemente i bagagli in albergo e la metro a Saint Germain. Cambiamo a la Gare du Nord prendendo la linea B della Rer ed arriviamo in aeroporto perfettamente in orario. Anche l'Air France rispetta la tabella di marcia e così, alle 19,30 di un lunedì sera dal cielo sereno, salutiamo a malincuore Parigi e decolliamo alla volta di casa.

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Commenti

bruna volpi
Livello 3    
Ho visitato Parigi molti anni fa e leggere il vostro diario mi ha ricordato molte belle giornate grazie
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