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Pasion Colombia  

Community: Diari di viaggio e Racconti Pasion Colombia

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Maria
Scritto da: Maria
Durata: 3 settimane
Data partenza: dal 01/07/2008 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori:

Introduzione

Sensazioni, emozioni ed esperienze vissute a contatto con la terra e la gente colombiana.

Descrizione

Medellin “la città dell’eterna primavera”? Così raccontano le guide, così non è in quei primi giorni di luglio!
O forse sì, se si considera la primavera come la stagione più pazza dell’anno… Capita qui, infatti, che ci si svegli con il sole, si faccia colazione con la pioggia, ci si vesta mentre fuori il cielo è sereno e si esca di casa sotto un acquazzone!!!
Ciò che resta sempre uguale è la temperatura, davvero perfetta: non fa mai troppo freddo, non si muore mai di caldo!

La prima cosa che salta agli occhi è la differenza abissale che c’è tra i quartieri residenziali, come il Poblado, e il centro della città. Il Poblado è una zona tranquilla, pulita, molto moderna e curata. Non c’è nulla da vedere, se non enormi centri commerciali e locali dove bere e mangiare qualcosa (piatto tipico di qui è la “bandeja paisa”… una specie di cuccuma contenente riso, fagioli, carne tritata, uova, banana, cotenna di maiale, varie ed eventuali…).
A fine pasto, non bisogna farsi mancare un bicchiere di aguardiente, che in Colombia è un distillato del succo della canna da zucchero aromatizzato con l’anice, quasi una Sambuca, direi.

Il centro di Medellin è un formicaio di persone, macchine, motorini, bus colorati… Caotico, sporco e un po’ decadente, conserva un sapore autentico, impregnato com’è di vita: qua tutto si svolge all’aperto.
A ogni angolo, venditori di “minutos”, armati di cellulari legati alla cintura e pronti a vendere la possibilità di fare una telefonata ai passanti che ne abbiano la necessità.
Banchi di frutta dai colori e dalle forme più strane, la maggior parte della quale ho sicuramente bevuto sotto forma di succo ma che ancora faccio fatica a riconoscere…
Del resto qua non è facile fare ordine tra frutta e verdura, tanta è la varietà che si prospetta agli occhi del viaggiatore inesperto che, come me, ha scoperto a sue spese che esistono dei piccoli pomodori dalla forma allungata (tomate de arbol) che vanno consumati come frutta e non messi nell’insalata!

Eroe nazionale di Medellín è sicuramente il suo artista più famoso, il Botero che disegna e scolpisce figure rotonde e con svariati chili in eccesso!
Proprio in centro si trova la Plazoleta de las Esculturas, che ospita una ventina di opere dell’artista colombiano.
Ovunque ci accolgono con sorrisi e i soliti “mucho gusto” che equivale al loro “piacere” nelle presentazioni e che però, al contrario del nostro, viene sovrautilizzato al punto che ogni cosa che tu chieda loro di fare, i colombiani la fanno “con mucho gusto!”

Domenica mattina ci siamo svegliati per la prima volta nella “nostra” casa a Bogotà. Cielo grigio, montagna-montagna-montagna davanti alle finestre e aria fresca (per non dire di peggio… visto che qua i termosifoni praticamente non esistono e al mattino il passaggio dal letto alla sala è abbastanza traumatico!!!). Siamo a 2660 metri d’altezza, le montagne davanti a noi saranno alte più o meno 3000 metri, ma a me sembrano verdi colline…
Alla tv le immagini in diretta delle varie città colombiane in cui si stanno radunando folle di manifestanti; è il giorno della festa dell’indipendenza dalla Spagna e i colombiani si preparano a marciare contro le Farc e per il rilascio di tutti i sequestrati che ancora se la passano male in Amazzonia…
Nei giorni precedenti, ai semafori e a ogni angolo della strada avevamo visto vendere magliette bianche con scritte patriottiche e slogan contro la violenza e la guerriglia, ma non avevamo ben capito a cosa sarebbero servite.

Beh, a quanto pare, mentre mi godevo il mio solito latte e cereali, l’intera popolazione colombiana stava scendendo in piazza e non solo qua, ma anche a Miami, New York, Parigi… in qualsiasi grande città si radunino comunità di colombiani, insomma.
Decidiamo che non possiamo assolutamente perderci questa esperienza e, gasati da Shakira che canta in diretta l’inno nazionale su un palco improvvisato nella città di Leticia, ultimo avamposto civile prima dell’Amazzonia, ci prepariamo a raggiungere il corteo.

Bogotà e i suoi sette milioni di abitanti si sono dati appuntamento in vari angoli della città perché sarebbe stato impossibile con un unico corteo attraversare tutta la capitale e così sembra davvero facile rintracciare i manifestanti, basta seguire fischi e il grido “No mas Farc!”.
In pochi minuti ci ritroviamo trascinati dall’enorme flusso di maglie bianche che si muove lungo la Carrera 7, direzione ignota, almeno a noi, ma tanto vale iniziare a seguirli…

Il corteo ha un’aria festosa e nello stesso tempo molto seria: si marcia per il rilascio di vite umane e ogni grido, ogni fischio, ogni striscione ha un valore profondo.
La maglia bianca è d’obbligo, la indossano tutti, seppure con scritte variabili. Colombia soy yo, Libérenlos ya, No mas sequestros-No mas mentiras… Molti padroni la fanno indossare ai cani che li accompagnano in marcia e non sono rari i chihuahua con la bandiera colombiana attorno al collo!
Noi siamo gli unici non in bianco. Ci sentiamo un po’ a disagio ma almeno siamo sicuri che se dovessimo perderci nella marea candida, non avremmo problemi a ritrovarci!!!

Dopo quasi due ore di cammino, siamo con loro e ci sentiamo perfettamente coinvolti…sulla strada del ritorno anche io indosso una maglia bianca…Colombia siamo anche nosotros, almeno per oggi!

Nei giorni successivi abbiamo passeggiato lungo le viuzze della Candelaria, che è il quartiere storico e centrale di Bogotà. Visitato la Fondacion Botero, che raccoglie quadri e sculture dell’artista colombiano e scoperto casette colorate e antiche chiese, tra cui la bellissima Iglesia del Carmen.
Splendida è l’imponente cattedrale che domina la piazza Bolivar, popolata da venditori di yuca fritta (che ho scoperto essere molto più buona delle nostre solite patatine!!!) e lama a passeggio.
Un quartiere a sé stante, circondato dai grattacieli del centro cittadino (una specie di downtown americana) e dominato dall’enorme montagna che sovrasta l’intera capitale.

Cartagena è senza dubbio la città più turistica della Colombia, ma ciò nonostante non ha perduto quel mix di coloniale e caraibico che la rende unica agli occhi di qualsiasi visitatore.
Fa caldo, a Cartagena, quel caldo umido che rischia di abbattere qualsiasi desiderio di visitare la città vecchia e perdersi tra le sue stradine… ma le bouganville che quasi nascondono i balconi delle case, i colori del mercato dei fiori finti, l’odore di frutta come fejioa e zapote sono un richiamo a vincere la temperatura e iniziare a esplorare la città.
Decidiamo di lasciare in borsa la cartina e di zigzagare senza meta.

Nel paese delle meraviglie, mi fermo a esplorare il “portal de los dulces”, una lunga fila di venditori di prelibatezze dai sapori sconosciuti a un europeo…
Scopriamo poi bellissime chiese da visitare e ci meravigliamo vedendo sul portone le indicazioni delle carte di credito accettate per celebrare lì un matrimonio. Sì, perché in Colombia, scopriamo, va di moda sposarsi a Cartagena. E ce lo confermano i militari che ci impediscono di percorrere una strada perché “todo está cerrado”, sta per passare il corteo nuziale del figlio del Presidente…
Matrimoni a parte, la cosa che colpisce di più della città sono senza dubbio i colori delle sue case, l’architettura coloniale ben conservata e le mura che racchiudono tutto questo, preservandolo dall’invasione dei grattacieli che stanno facendo della parte nuova di Cartagena una specie di Miami colombiana!

Tornati a Bogotà abbronzati e quasi desiderosi di godere della frescura della capitale, noleggiamo una macchina per la prossima avventura. è la prima volta che ci muoviamo per le strade della Colombia, ma qui tutti ci confermano che “la carretera” è sicura e non dobbiamo preoccuparci.
Ci inoltriamo verso nord, lasciamo la regione di Cundinamarca per Boyacá e inizialmente ci fa un certo effetto incontrare gruppetti di militari lungo la strada e cartelli che rassicurano i viandanti dicendo che “l’esercito veglia su di noi!”.

E a quanto pare fa bene il suo lavoro, perché per la strada non abbiamo avuto nessun problema.
Ci siamo fermati spesso a fotografare paesaggi verdi e collinari, chiedendoci dove fossimo davvero, così lontana era da noi questa idea di Colombia, più simile all’Irlanda che a un qualsiasi posto sudamericano.
Incontriamo paesini sperduti, collezioniamo immagini delle varie Plaza Bolivar che sono il centro di ogni città colombiana e la gente del luogo ci guarda e accenna sorrisi, evidentemente non capita tutti i giorni di vedere due italiani da queste parti.

Mi faccio fotografare sul ponte di Boyacá, luogo dell’orgoglio di questo popolo, perché è qui che ci fu una lunga e dura battaglia per la conquista dell’indipendenza dagli spagnoli.
Un pranzo ristoratore ci viene offerto a Tunja, 2800 metri d’altezza, dove visitiamo la Casa de Don Juan de Vargas e la Casa del Fundador, tipici esempi di architettura spagnola.

Proseguiamo per Villa de Leyva, un piccolo paesino coloniale famoso per la sua Plaza Mayor, 14.000 metri quadrati, considerata la più grande della nazione. Là bambini e adulti fanno volare aquiloni approfittando del vento che soffia forte e fresco.
Usciamo la sera a visitare la cittadina e scopriamo – con poco piacere – che le vie di Villa de Leyva sono rimaste com’erano un tempo e i ciottoli rendono difficoltosa la mia camminata sui tacchi!
Nella Iglesia Parroquial si celebra un matrimonio. Gli invitati sorridono perché in fondo al tappeto rosso che percorre la navata centrale un cane sta dormendo e non accenna minimamente a spostarsi. I novelli sposi, un italiano (!) e una ragazza del posto, saranno costretti a scavalcarlo nel loro percorso di uscita verso la piazza.

L’indomani, con le scarpe da ginnastica, ci fermiamo per un po’ di shopping a Raquira, un paesino di una via soltanto, famoso per i suoi colori e le sue ceramiche.

L’ultima sosta prima del rientro in capitale è la Cattedrale di sale di Zipaquirá, la prima meraviglia della Colombia.
Scendiamo sotto terra e percorriamo una via crucis scavata nella miniera di sale, per approdare poi alle tre suggestive navate della cattedrale. L’illuminazione (o la mancanza di essa) rende il luogo ancora più affascinante sebbene qualche visitatore tenda a rompere l’atmosfera provando a leccare le pareti!!!

Rientriamo a Bogotá e iniziamo a progettare la prossima avventura: l’eje cafetero, la zona del caffé che si trova a nord ovest della capitale. Ma questa è un’altra storia… e prima ci vuole una siesta!

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Commenti

pietro
Livello 2    
Ciao dovrei andare a Bogota ad agosto, mi farebbe piacere avere un amico di viaggio. Chi è interessato può contattarmi
Milena Lora
Livello 2    
Sono rimasta in Colombia 5 settimane. Meravigliosa! Non ho viaggiato molto in modo turistico, ma sono stata a contatto con le persone del posto. Il loro orgoglio, la loro voglia di riscatto sono enormi. Sono molto cordiali, ma anche pazzerelli...... vedi tutto Siamo stati a Bogotà, Medellín, Santa Fe de Antioquia, San Andrés. La nostalgia più grande è certamente per Medellín.
Marco Casali
Livello 4    
Anche io ho avuto la fortuna di passare tre settimane in questo splendido paese del Sud America, ne sono rimasto assolutamente affascinato, e sto pianificando di tornarci, per vedere la parte caraibica che mi è mancata!!! Anche io ero visto... vedi tutto con aria incuriosita dai locali, la mia carnagione tradiva senza dubbio origini europee!!! Lì la popolazione, quella civile ed onesta è meravigliosa, gentile, alla mano e con un senso di ospitalità che mi ha davvero stupito, poi ovvio le notizie che giungono fino a noi riguardo la loro situazione politico-sociale indubbiamente influenzano l'atteggiamento anche del semplice camminare per le vie del centro, ma credo che anche a Roma dovrebbero imparare dagli ingegneri civili Bogotani, e la splendida idea del Transmilenio.
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