Provenza, dolce terra dalle molte anime
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Introduzione
Descrizione
Agosto 2007, di ritorno dalla nostra solita vacanza in Costa Brava, decidiamo di fermarci tre giorni in Camargue, nella bella e pittoresca Arles, per esplorare finalmente questa terra ricca di storia, sospesa tra cielo e vento, tra la laguna ed il mare, selvaggia ma anche eccezionalmente accogliente.
Ci fermiamo, come già capitato in passato, all’Hotel Forum, struttura veramente di fascino, ospitale e centralissima sulla Place du Forum, davanti alla statua di Frederic Mistral, ed attorniato da numerosi ed affollatissimi ristoranti e brasserie. L’Hotel du Forum ( che possiede anche un preziosissimo parcheggio) ha stanze ampie e piene di luce, io chiedo sempre la vista sulla piscina, ricavata in un piccolo, verdeggiante giardino e vero ristoro dalla calura estiva tra una visita di una chiesa e di un museo.
Tra l’altro, consiglio questo albergo a tutti coloro che viaggiano con un cane poiché l’accoglienza e la gentilezza sono una preziosa caratteristica di chi vi lavora (non solo a differenza di altre strutture gli animali domestici non pagano ma addirittura ci hanno dato una stanza più grande per farci stare più comodi con il nostro cucciolo).
Tornando ad Arles, dopo un bagno in piscina ed una Leffe ghiacciata (ma per me un pastis….), decidiamo di perderci, andando a caso, per le sue stradine piene di negozi e locali, partendo dalla enorme Place de la Republique dove ha sede l’Hotel de la Ville con la Tour de l’Horloge del XVI sec, e dove troneggia nel bel mezzo l’Obelisque egiziano.
Su questa importantissima piazza, si affaccia anche la chiesa di Saint Trophine (XII sec), una delle più belle chiese romaniche in Provenza, dedicata al primo Arcivescovo di Arles e costruita sulle basi di un edificio carolingio del V sec dedicato a Santo Stefano. Maestoso il portale, vero ingresso trionfale alla città celeste, decorato con scene della Bibbia e con le effigi di diversi santi. All’interno, l’edificio si compone di tre navate delle quali, la centrale sfocia nel Coro Gotico. In questa chiesa, Federico Barbarossa imperatore del sacro impero germanico si fece incoronare re di Borgogna al ritorno dal suo viaggio in Italia.
Ma la vera bellezza di Saint Trophine è rappresentata soprattutto dal suo Chiostro che non ha mai fatto parte di un Monastero poiché i religiosi si ritiravano a Montmajour oppure nelle vicine abbazie cistercensi. Il chiostro serviva infatti come luogo dedicato alla comune preghiera o ad altre attività inerenti la vita materiale e spirituale dei religiosi medievali.
Orazioni e canti dovevano risuonare tra le gallerie romaniche e gotiche, leggiadramente istoriate con temi biblici e vite dei santi, a chiedere la presenza di Dio in un mondo difficile, di guerre, invasioni e carestie. Al centro del chiostro, un giardino silenzioso e curatissimo, una sorta di oasi nel cuore di questa cittadina vivace e sempre affollata di turisti.
Usciti affascinati da Saint Trophine, passeggiamo fino a raggiungere il Teatro Antico prima e poi l’Anfiteatro, costruito verso il 90 d.c., contenente 20.000 spettatori, che fu l’edificio più grande che i romani costruirono in Gallia .
Arles, originario insediamento celtico, colonizzato dai greci, diventò Romana grazie a Giulio Cesare che vi stabilì i veterani delle sue legioni e visse la sua prima età dell’oro come “piccola Roma della Gallia” convertendosi poi in un centro religioso nei primi tempi della cristianità.
Saccheggiata dalle invasioni dell’ Alto Medioevo, la città rinacque nel XII secolo e, l’importanza dei suoi monumenti medievali testimonia la ricchezza e la vitalità di quest’epoca. Nei secoli XVII e XVIII furono costruite numerose case signorili nel centro storico, prezioso scrigno di numerosi monumenti (i sette più famosi sono classificati dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità). Nel centro storico di Arles si susseguono i negozi tipici che vendono sacchetti di lavanda profumatissimi, saponi e spezie, nonché oli aromatizzati e tovaglie dai tipici colori vivaci della Provenza fiorita.
Dopo aver fatto acquisti, torniamo verso Place du Forum e scegliamo di cenare in uno dei suoi numerosi ristoranti. Io scelgo un’insalata di formaggio di capra ed il baccalà ali y oli, il mio compagno la solita entrecote con pommes frites, il tutto innaffiato dal Cote du Rhone, ottimo vino locale. Dopo cena, una breve passeggiata con il nostro cagnolino lungo il fiume, purtroppo è un luogo tremendamente infestato dalle zanzare…
Il giorno dopo decidiamo di visitare Aigues Mortes. Percorriamo un bel tratto della Camargue passando attraverso le coltivazioni del Vin de Sable, un uva particolare che cresce praticamente sulla sabbia e tutti i poderi che si incontrano lungo la strada ne offrono la degustazione.
Aigues Mortes si presenta come una sorta di suggestiva città fortezza a forma di quadrilatero, esattamente come doveva essere nel 1300. Fu costruita da re Luigi IX come porto del Mediterraneo, indipendente dai suoi vassalli, da cui salpavano, nel XIII secolo, le navi dei crociati alla volta della Terra Santa. La circondano bianche, possenti mura con sei torri e dieci porte che ora sono aperte ai numerosi e ammirati visitatori che la invadono continuamente.
Entriamo dalla Porte de la Marine, la principale, e passeggiamo tra le strade assolate, piene di turisti, di negozi di souvenir, di belle pasticcerie e di moltissimi bar e ristoranti. Fa molto caldo e ci fermiamo in Place St-Louis, il cuore di questa cittadina, per bere qualcosa in uno dei tanti cafe che sorgono intorno alla statua del Re, innalzata su di un basamento scolpito con le prue delle navi dei crociati. Lo stesso re Luigi, partì per la Terra Santa nel 1248 per la settima crociata e nuovamente nel 1270 per l’ottava, ma durante il viaggio però, a Tunisi, si ammalò mortalmente di peste.
Continuiamo poi la visita visitando la Chapelle des Penitents Gris (XVII secolo), ancora utilizzata da un ordine fondato nel 1400 e Notre Dame des Sablons, Nostra Signora delle Sabbie, costruita ancor prima della città stessa. Pranziamo in un locale veramente carino, dove ci servono dell’ottimo carpaccio e uova in salsa aurora sotto un provvidenziale ombrellone.
Ritemprati e rinfrescati, salutiamo Aigues Mortes con il rimpianto di non averla potuto ammirare in un tempo diverso da questo così afoso e pieno di turisti da farle purtroppo perdere parte del suo grande fascino. Deve essere bellissima e molto più suggestiva magari all’alba di una fredda, solitaria mattina d’inverno...
Attraversiamo nuovamente la Camargue, piatta e selvaggia terra di lagune di acqua di mare che, evaporando al sole lascia candide colline salate, e ci dirigiamo verso les Saintes Maries de la Mer, la capitale degli zingari, cittadina dalle origini antiche, alcuni dicono greche, sicuramente romane, consacrata alle tre Marie, Maria Maddalena, Maria Jacobè (sorella della vergine Maria) e Maria Salomè (madre degli Apostoli Giacomo e Giovanni). Insieme a loro, si narra, sbarcarono dalla Palestina dopo la Crocifissione, in una barca senza remi né vele ma condotta da un vento miracoloso, anche Sara, Santa Marta e suo fratello Lazzaro. Il santo equipaggio, una volta sbarcato si disperse nella regione al fine di evangelizzarla. Rimasero qui solo Maria Jacobè e Maria Salomè con Sara, la loro serva.
Le due Marie rimaste sono celebrate con una solenne processione durante i festeggiamenti che si svolgono in Maggio ed in Ottobre. In maggio, il 24 e 25, gitani provenienti da tutte le parti del mondo si riuniscono in questo luogo per rendere omaggio alla loro santa patrona Sara la kalì, zingara e nera, serva e principessa (il cui corpo giace nella cripta di Notre Dame de la Mer ), portando in parata la sua effige riccamente vestita, attraverso le strade, sino al mare. A margine delle celebrazioni religiose, si tengono corride, corse di cavalli e spettacoli di flamenco.
A luglio, si tiene anche un celebre festival equino.
Attraversiamo il centro della città, un labirinto di bianchi vicoli pieno di ristorantini dalle tovaglie a scacchi e di negozi artigianato e souvenir, ed arriviamo alla Chiesa romanica del 1130 che, simile ad una fortezza, domina e veglia sull’abitato dall’alto.
Il suo nucleo originario si ritiene sia stato edificato sulle reliquie delle sante poiché resti di due donne vennero rinvenuti nel 1448 sotto l’altare maggiore della prima chiesa durante gli scavi ordinati da re Renato. Bellissima la vista dai camminamenti che la circondano e che servivano un tempo per avvistare eventuali minacce di invasione provenienti dal mare.
All’interno, si presenta austera, con un’unica navata dritta, senza decorazioni alta 15 metri. Ammiriamo la statua dello sbarco delle tre donne e visitiamo la cripta di Sara, a destra dell’altare, letteralmente coperta di ex voto lasciati da gente di passaggio e dai fedeli del luogo.
Uscendo, percorriamo la rue Victor Hugo che va dalla chiesa sino al mare con la sua spiaggia di sabbia fine. Sarebbe splendido vedere il tramonto da qui, ma si è fatto tardi e siamo decisamente un po’ stanchi: è ora di ritornare ad Arles.
Ci addentriamo così nell’entroterra, attraversando il Parco Naturale Regionale della Camargue ammirandone il tipico scenario, un alternarsi di paludi ricoperte da alte canne, stagni e zone pianeggianti dove pascolano in libertà tori e cavalli. In Camargue, esistono anche moltissime specie di uccelli, in particolare i magnifici fenicotteri rosa.
è sera oramai quando torniamo in albergo. Ceniamo all’Estaminet, in Place du Forum viziandoci con un ottimo Chateneuf du Pape .
Domani ci aspetta un’altra giornata alla scoperta di Avignone, città dei Papi.
Ci mettiamo in marcia dopo una colazione a base di caffè latte e croissant caldi comprati nella pasticceria al lato della Place du Forum La destinazione è, come già detto, la città di Avignone nella Vaucluse ( dal latino vallis causa, valle chiusa) , terra di vini e di lavanda, tartufi e meloni.
Avignone è la capitale della Vaucluse e la porta della Provenza. è protetta da 39 torri e sette porte, attraversate le quali si accede ad una città medievale culturalmente ricca ed artisticamente molto vivace, specialmente durante il mese di luglio con il suo festival europeo di arte e musica che rende le vie e le piazze del centro un palcoscenico a cielo aperto.
Anni fa ho soggiornato al Mercure Avignon, accanto al Palazzo dei Papi, e ricordo le notti insonni, passate ad ascoltare le musiche travolgenti della banda sudamericana che suonava nelle via sottostante....
Avignone, racchiusa nelle sue possenti mura, ci appare come una dei luoghi più affascinanti che abbiamo mai visitato. Parcheggiamo con non poca difficoltà ai margini della zona pedonale e ci incamminiamo per le vie acciottolate del centro storico pullulanti di negozi di souvenir e cafè verso il cuore della città che divenne il centro della cristianità durante l’esilio del papato in terra francese, dal 1309 al 1377. Durante questi anni, si susseguirono sette Papi francesi e quando nel 1378, finalmente, fu eletto di nuovo un Papa italiano Urbano VI, i cardinali francesi si ribellarono e gli contrapposero Clemente VII, provocando uno scisma che durò fino al 1403.
Nel periodo in cui la corte papale si trasferì nel Vaucluse, Avignone divenne un importante e ricco punto di riferimento per gli artisti e gli intellettuali dell’epoca. Dal 1334 al 1352, fu costruito il meraviglioso Palazzo dei Papi, il palazzo gotico più importante del mondo, considerato patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. La sua realizzazione iniziò per opera di Benedetto XII che fece costruire il Palazzo Vecchio nel tipico ed austero stile cistercense, più una fortezza che una chiesa e terminò con la morte di Clemente VI che, nel 1348 comprò la città per 80,000 fiorini e costruì lo splendido Palazzo Nuovo, attraverso la cui entrata principale, le Port des Champeaux, entrano oggi le file interminabili di turisti che, come noi, vogliono visitare il Palazzo dei Papi dall’interno.
Fatti pochi passi dentro il Palazzo Nuovo, ci si imbatte nel grande cortile principale, La Cour d’Honneur, odierno palcoscenico del Festival di arte e musica che dal 1947 si svolge qui ogni estate. Si prosegue con la visita delle 25 stanze aperte al pubblico, tra le quali, una delle più belle è la Chambre du Pape nella Tour del Anges dove si possono ammirare i realistici affreschi di Matteo Giovanetti da Viterbo e la copia di legno intarsiato del trono Papale.
Il Palazzo vecchio si presenta invece con un chiostro centrale e due poderose torri difensive. Degne di nota sono la grande sala banchetti le Grand Tinel e La Salle du Consistoire, centro della vita e dell’attività della corte papale. Subito accanto al Palazzo dei Papi, svetta una torre sormontata dalla statua della Vergine Maria (ma l’originale è custodita nella Cappella dove sono seppelliti i due Papi); Si tratta della Cattedrale di Notre Dame des Doms, la cui costruzione risale al XII secolo e che è stata, nei secoli, più volte distrutta e ricostruita.
Avignone è veramente bella e imponente, come ricordavo da ragazzina, il mio compagno ne è entusiasta, nonostante il caldo che ci opprime e la folla che rende problematico aggirarsi agevolmente per le sue vie. Anche per mangiare qualcosa in Plaze de l’Horloge (che deve il suo nome proprio all’orologio gotico della torre del Municipio), seduti al tavolo di una delle tante brasserie, bisogna aspettare un bel po’. Ne approfittiamo per riposarci e leggere la guida turistica della città.
Dopo pranzo, non possiamo non dirigerci verso il leggendario Ponte St Benezet (dal nome del pastorello diventato santo che pose la prima pietra nel 1177), canticchiando la canzone che lo ha reso celebre in tutto il mondo “Sur le pont d’Avignon”, aria di un’operetta del 1876.
Questo ponte, dove al contrario di ciò che afferma la canzone, nessun avignonese ha mai cantato e danzato, fu nei secoli più volte danneggiato e ricostruito in seguito alle guerre ed alle piene del Rodano e fu poi definitivamente abbandonato nel 17 secolo restando però uno dei simboli della città.
Ci sarebbero diversi musei da visitare come il Museè de Petit Palais che contiene opere medievali e rinascimentali di artisti italiani e francesi, oppure il Museè Theodore Aubanel che dal 1744 espone tutto ciò che è inerente alla letteratura ed alla cultura provenzale. Purtroppo siamo veramente stanchi (specialmente il nostro povero, eroico cagnolino) e desiderosi di tornare ad Arles per riposare un po’ e magari ultimare lo di shopping per amici e parenti rimasti a Roma.
Arrivati in hotel, ci riposiamo un po’ in piscina mentre il nostro cane sonnecchia nell’aria condizionata della grande stanza n. 50. Prima di cena, faccio un salto in un vicino negozio di prodotti tipici della Provenza e compro parecchi sacchetti profumati alla lavanda per cassetti ed armadi, alcune ottimi e colorati saponi ed una bottiglia di olio aromatizzato alle erbe di Provenza.
Quando torno, Alberto, il mio compagno ed Edoardo, il mio West Highland, mi aspettano ansiosi ed affamati in un cafè di Place du Forum. è la nostra ultima cena ad Arles, l’ultima cena delle nostre vacanze, domani si torna a casa. La onoriamo degnamente con una bouillabaisse, una zuppa di pesce con pomodoro, zafferano ed olio d’oliva tipica di Marsiglia servita con crostini e formaggio di capra, il tutto innaffiato da un fresco Cotes du Rhone bianco.
Dopo cena, breve passeggiata per le vie di Arles, piene di animazione e di turisti, ci fermiamo in una delle sue bianche viuzze ad ascoltare un estemporaneo concerto di musica classica. Purtroppo non possiamo attardarci poiché domani dobbiamo svegliarci presto.
Ce ne andiamo di prima mattina, un po’ malinconici, ma desiderosi di tornarvi al più presto, con negli occhi ancora il rosa dei fenicotteri, il viola dei campi di lavanda e la solarità, tipicamente mediterranea, della Francia del Sud.












