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Sulla via della Conchiglia  

Community: Diari di viaggio e Racconti Sulla via della Conchiglia

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Patrizia
Scritto da: Patrizia
Durata: 11 giorni
Data partenza: dal 06/08/2012 al
Viaggiatori: 50
Nomi dei viaggiatori: Patrizia, Patrizio e molti altri

Introduzione

E' il diario  di un tour nel nord della Spagna seguendo le tappe del Cammino di Santiago e in Castiglia. Il viaggio è l'ultimo di una serie fatto con una comitiva che è più o meno la stessa e quindi risulta assai affiatata.

Descrizione

Sulle vie della Conchiglia

6 agosto 2012 - 1^ giorno

Questa volta la partenza è stata veloce: alle cinque e un quarto già sul pullman in viaggio verso la “calda Spagna”. Per essere precisi siamo diretti verso le regioni settentrionali del paese iberico; Paesi Baschi, Catalogna, Galizia e Castiglia; per buona parte del viaggio seguiremo i passi dei pellegrini del celebre Cammino, ma ci sarà tempo per parlare di questo.

Ci sono facce nuove, alcuni vecchi amici purtroppo mancano. I saluti con le vecchie conoscenze sono d’obbligo, è un piacere rivedersi anno dopo anno con il sig. Matteoni grande organizzatore di viaggi, Mirco nostro espertissimo accompagnatore e in ordine alfabetico: Benedetta, Calogero, Caterina, Cinzia… e tutti gli altri di cui sarebbe troppo lungo elencare i nomi. Lungo l’autostrada scorrono velocemente i paesi della Versilia, i monti a picco sul mare ligure; poco dopo le dieci oltrepassiamo il confine ed entriamo in Francia. Il primo intoppo lo incontriamo verso l’una, a pochi km dall’Area di Servizio quando un ingorgo micidiale blocca, per oltre 40 minuti, il nostro viaggio e il nostro pranzo! Arrivati, finalmente, entriamo in una Panineria, dove arraffiamo le ultime baguette e poi di nuovo sul bus.

Attraversiamo la Provenza e Arles, la città di origini romane, dove Van Gogh dipinse i suoi famosi girasoli, poi le paludi della Camargue. Arriviamo a Carcassonne verso le diciannove.

***

L’hotel Bristol si trova nei pressi della stazione ferroviaria in una zona aperta di fronte ad un fiume navigabile. Il tempo di depositare i bagagli, una rinfrescata e siamo già in strada: non vogliamo perdere lo spettacolo che offre la “Citè” quando è ancora giorno. Sulla collina che domina la città  nuova, sorge l’antica fortificazione; lo spettacolo che si mostra ai nostri occhi ha dell’incredibile: più di cinquanta torri di dimensioni diverse, sormontate da spioventi tetti conici in ghisa racchiuse da più cinte murarie. Sembra di fare un tuffo nel medioevo.

Non abbiamo tempo di arrivare fin dentro le mura e ci accontentiamo di scattare alcune foto dal ponte che collega la “Citè” col paese nuovo.

***

Alle 20,30 cena in hotel con la specialità del luogo: la “cassoulet”; si tratta di uno spezzatino di carne e salsiccia con fagioli bianchi servito in un ampio tegame in terracotta. La pietanza è abbondante e gustosa anche se, forse, un po’ pesante. Dopo cena andiamo a visitare Carcassonne di notte e in particolare la città vecchia che ci mostra tutto il suo carattere medioevale. E’ chiaro il motivo per cui è stata scelta come set per vari film storici o fantastici come per esempio “Lady Hawk”. Debolmente illuminate, ci appaiono le imponenti mura, percorriamo le vie del piccolo centro con poche case e qualche negozio ma lo spettacolo è dato dalle torri che svettano ovunque.

Percorriamo il cammino acciottolato che scende giù, verso il ponte medievale, le moderne strade con vetrine e negozi della città nuova e torniamo in hotel. La prima giornata è terminata.

7 agosto - 2^ giorno

È una bella giornata: soleggiata ma fresca, Partiamo dopo colazione e percorrendo vasti territori coltivati a vigneti e poi i Pirenei. Raggiungiamo la Spagna attraverso il mitico Passo di Roncisvalle, dove, secondo la leggenda risuonò il corno del Paladino Orlando ormai morente. Arriviamo nella regione dei Paesi Baschi, a San Sebastian sul golfo di Biscaglia proprio all’ora di pranzo. Il pranzo è costituito da un mix di piatti: un voulevant con tonno con crocchette di formaggio, uova strapazzate con funghi, merluzzo, e dolci per finire.

***

Terminato il pasto, procediamo con la visita di San Sebastian, in basco Donostia. È utile aprire una parentesi: il basco è la lingua ufficiale dei Paesi Baschi (capoluogo Bilbao) ed è completamente diversa dallo spagnolo che noi conosciamo e che in realtà è detto “castigliano”. La città si stende sulla bellissima spiaggia della Concha racchiusa tra due promontori: Igueldo a sinistra e Urqull a destra; di fronte, in mezzo al mare l’isola di Santa Clara su cui torreggia il Faro. Percorriamo l’Avenida de la Libertad fiancheggiata da bei palazzi ottocenteschi con balconi a sporto, bellissimi lampioni liberty separano le due corsie del viale.

Oltrepassiamo il Palazzo Comunale con gli splendidi giardini affacciati sul mare e poi attraversiamo il Rio Urumea: dal ponte attraverso gli strani lampioni a forma di faro gettiamo uno sguardo sull’oceano. Percorriamo il lungomare a piedi: il pomeriggio è caldo e sulla spiaggia una miriade di bagnanti prende il sole o cerca refrigerio in acqua, la tentazione di fare come loro è grandissima ma non abbiamo l’abbigliamento necessario per un bagno. Peccato, perdersi l’occasione di un tuffo nell’Atlantico. Comunque si sta bene, e ne approfittiamo per osservare: sulla spiaggia non ci sono cabine o stabilimenti balneari, tutte le spiagge sono libere, al massimo c’è la possibilità di affittare un ombrellone, niente a che vedere con quello cui siamo abituati in Italia.

Rimaniamo fin verso le 16,31 dopo di che si riparte: direzione Burgos.

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Scendiamo verso sud-ovest lasciando i Paesi Baschi per entrare nella Castiglia y Leon diretti verso Burgos, la città di Rodrigo  Diaz di Vivar, il mitico Cid Campeador che di qui iniziò la “Reconquista”, per liberare la Spagna dai Mori. La città di Burgos, ricca di monumenti gotici è anche tappa fondamentale del Cammino. Ci avviciniamo alla città attraversando vaste pianure coltivate a grano o mais e Mirco riesce a distrarci dalla monotonia del panorama parlandoci un po’ della cucina spagnola; così veniamo a familiarizzare con tapas e tortillas, con boccadillos farciti di jamon e magari innaffiati da un buon vino tinto o da una cerveza!

Alle 19,40 arriviamo a Burgos: Hotel “Corona de Castilla”, stanza 114. Una veloce doccia e due passi prima di cena. L’hotel si trova in centro, vediamo in lontananza le guglie della Cattedrale. La cena è composta di un piatto freddo con vari tipi di prosciutto e formaggio, un tortino di spinaci e quindi una cotoletta di pollo con patate fritte; dopo la prima visita della città. Ci tratterremo a Burgos due giorni ma una prima occhiata alla città in notturna non ce la vogliamo perdere.

Arriviamo in centro; al chiarore delle fioche luci dei lampioni ci appare la piazza: il gioiello di architettura gotica della Cattedrale e davanti alla fontana ornata da strane figure antropomorfe. Mirco ci annuncia che quello che stiamo vedendo è niente se messo a confronto con la bellezza degli interni che visiteremo domani. Va be’! Piano piano ci incamminiamo verso l’hotel, siamo stanchi e domani ci sarà da camminare!

8 agosto - 3^giorno

Con Sergio, la nostra giovane e piccola guida spagnola, ci apprestiamo a visitare le bellezze del centro cittadino. Saliamo nella zona del castello: il centro originario di Burgos che appunto significa “piccolo paese fortificato”. Da quassù abbiamo una visione a 180 gradi di Burgos e dei suoi dintorni. C’è la Cattedrale di Santa Maria e la Chiesa di San Nicola di Bari, il Museo dell’Evoluzione che raccoglie i resti dell’antico uomo di Atapuerca e in lontananza la via in mezzo al verde, percorsa dai pellegrini del Cammino. Scendiamo verso la Chiesa di San Nicola, all’interno una bellissima pala nell’altare maggiore realizzata dal maestro Simone di Colonia, con Maria, il Santo e gli angeli finemente intarsiati nella pietra.

Percorrendo le vie del centro osserviamo le case con le tipiche vetrate nei piani alti e i negozi che mostrano le specialità del luogo come la morcillas, un salume simile al sanguinaccio. Arriviamo alla “Casa del Cordone” così detta per il simbolo francescano scolpito nella facciata, si tratta della Casa del Contestabile di Castiglia, Velasco Mendoza ed è anch’essa opera del maestro di Colonia che la realizzò nel 1480. Nel 1497 questo palazzo fu regalato quale segno di riconoscenza per la sua grande impresa a Cristoforo Colombo. Oggi è invece sede di una Banca che l’ha ristrutturato e che ne lascia libero accesso alla visita del cortile interno. Il giro continua e siamo alla Plaza del Mio Cid, ecco finalmente l’eroe di Burgos. La statua a cavallo lo rappresenta con la spada sguainata all’attacco, il manto pare assumere la forma di ali: sembra che da un momento all’altro El Cid voli via di lassù e inizi di nuovo la sua avventura resa leggendaria da storie e poemi.

Ci rimane un po’ di tempo prima di pranzo e lo impieghiamo per fare piccoli acquisti per le ampie strade del centro.

***

Dopo un abbondante pasto in Hotel a base di Paella, carne con patate e dolce al formaggio (Stiamo mangiando troppo!), torniamo in centro per la visita della Cattedrale con la nuova guida. All’interno ogni angolo riserva una sorpresa, la chiesa racchiude, infatti, tesori rappresentanti oltre 800 anni di storia dell’arte: il Coro in legno di noce, le tombe (anno 1090) del Cid e di sua moglie, la bellissima Pala dell’altare maggiore che racconta la storia di Maria; la cattedrale è costituita da due torri gotiche e dalle navate centrali con la cupola alta 55 m, e da ben trentacinque cappelle laterali! Ne visitiamo alcune come quella con la bellissima scala dorata; in essa è alloggiata la Carrozza costruita con oltre 200 kg di argento che esce in città per la festività del Corpus Domini. All’uscita l’ultima opera, datata anno 2007, l’affresco raffigurante il Cid Campeador, splendente col suo cavallo bianco e tornano  in mente le parole di una canzone di Guccini: “Gli eroi son tutti giovani e belli….”

Passiamo il resto del pomeriggio camminando per le vie del centro, guardando le vetrine e chiacchierando con i compagni di viaggio.

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Alle 20,30 è servita la cena costituita da un piatto di verdure e prosciutto e da uno spezzatino di carne, anch’esso accompagnato da verdure, concludiamo la cena con un dessert a base di gelato. La sera siamo troppo stanchi per tornare in centro e rimaniamo in hotel a guardare le Olimpiadi in tv.

NOTA GASTRONOMICA

Il piatto tipico della Spagna è senz’altro la Paella; originatasi nella zona di Valencia si è poi diffusa in tutta la Spagna divenendo una pietanza ormai popolare in tutto il mondo. La paella prende il suo nome dal largo tegame con due manici, generalmente utilizzato per la sua cottura; in esso sono aggiunti gli ingredienti: riso, verdure, zafferano e, a seconda della variante, pesce o carne o entrambi.

9 agosto - 4^ giorno

Alle 8 partiamo in direzione di Santiago di Compostela. Dobbiamo percorrere circa 500 km, pari a quelli che i Pellegrini percorrono a piedi lungo la vecchia strada del Cammino che corre parallela alla statale.  Ne vediamo alcuni, in lontananza, carichi di zaini, con bastoncini da trekking o in bici. Il paesaggio è una pianura arida e assolata, solo, ogni tanto in questo tratto, la strada è fiancheggiata da giovani alberi. La nostra prima tappa è la cittadina di Astorga, (960 m sul livello del mare) nella provincia di Leon. Si tratta di un centro di origine medioevale, sede vescovile con una cattedrale in stile gotico, ma possiamo vederne soltanto l’esterno dato che, come ci dice un suonatore ambulante sul sagrato, apre solo per un paio d’ore al giorno! Un’altra importante opera d’arte in stile neogotico è il Palazzo Episcopale, oggi sede del Museo del Cammino, che è opera del grande architetto Gaudi. Lungo le vie del centro, sulle mura delle case o in terra, compare il simbolo del Cammino di Santiago: la conchiglia.

Prima di ripartire ci fermiamo a fare un po’ di compere: vogliamo portare a casa un brandy poiché in Spagna ce ne sono di tipici, tra i più diffusi il Carlos Primero, il Cardinal Mendoza o il Torres, che, se pur meno pregiato dei precedenti è assai famoso per l’immagine del toro che lo caratterizza. Andiamo a mangiare in un’antica casa-fortezza; il menù è costituito da una minestra di legumi con pezzi di salsiccia (!!!) e carne con taccole. Al termine possiamo prenderci un semplice caffè o il carachillo che è una specie di punch. Riprendiamo il viaggio per Santiago attraversando piccoli paesi, dove i pellegrini fanno tappa o si fermano per avere ristoro.

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NOTA: Il Cammino di Santiago

Il filo conduttore di questo viaggio è proprio legato al cammino dei pellegrini che sin dal Medioevo, con alterna popolarità ha portato una moltitudine di persone a percorrere centinaia di chilometri per raggiungere Santiago, dove si trova la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Secondo la tradizione l’apostolo avrebbe evangelizzato la Spagna, e la Galizia in particolare, dopo di che sarebbe tornato in Palestina dove morì decapitato. Si narra che i suoi discepoli avrebbero riportato la sua salma in Spagna con un’imbarcazione. Intorno all’anno 800 un eremita, certo Pelagio, vide delle luci simili a stelle che indicavano una zona ben precisa e scavando nel terreno furono trovati i resti di tre cadaveri uno dei quali senza testa; da qui la costruzione della chiesa e l’inizio del culto. Sembra che il nome Compostela derivi proprio da “campo della stella”! Ma lo scopo del viaggio, quello che fa superare sacrifici e difficoltà, non è tanto il raggiungimento del Santuario quanto il Cammino stesso.

Tutto nasce da una motivazione di fede ma anche e soprattutto dalla ricerca di una crescita interiore. I primi pellegrini iniziavano il viaggio in seguito ad una drastica scelta di vita e di cambiamento, quindi lasciavano o vendevano tutti i loro beni e intraprendevano quel Cammino che, in mezzo a mille difficoltà li avrebbe condotti a una nuova conoscenza e una spiritualità più profonda. La vita del pellegrino era dura: centinaia di chilometri da percorrere per strade impervie, esposti alle intemperie, sottoposti a malattie o all’attacco di briganti ed per questo che gli era riconosciuto un rispetto profondo. Gli abitanti dei villaggi, che li vedevano arrivare stanchi ed affamati erano pronti ad aiutarli, offrirgli da bere e da mangiare, dargli un alloggio per riposare. Poi, finalmente il raggiungimento di Santiago e quale miglior prova del raggiungimento di tale ambita meta che la Conchiglia, la capasanta, raccolta sulle spiagge della costa atlantica? Ma la conchiglia è anche un simbolo: le striature sul guscio rappresentano tutte le strade che convergono al Santuario.

Infatti, esistono diversi Cammini: da Parigi, dall’Italia, dal sud della Spagna e molti altri, tutti comunque, convergono a Puente la Reina e da lì proseguono verso Santiago, e oltre, fino a Finisterre. Noi ne percorreremo le tappe fondamentali, da Roncisvalle a Capo Finis terre, ma molto più comodamente in pullman!

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Attraversiamo Lugo, e quindi lasciamo l’autostrada che porta a La Cruna e prendiamo la strada statale, che è la parte terminale del Cammino di Santiago. Costeggiamo il Rio Mino che scende fino in Portogallo, ci troviamo a circa 500 m sul livello del mare. Entriamo in Galizia, la regione verde; numeroso pellegrini, a piedi o in bici, percorrono con noi gli ultimi km prima di arrivare alla meta.

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Arriviamo all’hotel Hesperia verso le 18; come sempre facciamo una doccia, un veloce cambio d’abiti e siamo fuori per una prima occhiata alla città. Mirco ha detto che il centro non è lontano. Percorriamo una strada in leggera salita che ci conduce alle vie strette e frequentate del centro. Ho una certa emozione nel pensare che lungo queste strade hanno camminato i pellegrini, stremati dalla fatica e arrivati qua da ogni parte del mondo. Ma è ad uno in particolare che penso, uno cui sono stata particolarmente legata e che oggi purtroppo ci ha lasciato. Mi pare addirittura di vederlo, tra la folla, con i suoi occhiali da sole e i capelli brizzolati. “Ciao, sento che sei ancora insieme a noi.”

Camminiamo un po’ a casaccio, fidandoci del nostro intuito, ed, infatti, appaiono davanti a noi le guglie della Cattedrale. Arriviamo da dietro, quindi compiamo il giro intorno alla Chiesa ed eccoci nella grande piazza. L’effetto è spettacolare: la ricca facciata barocca, fiancheggiata da due torri ricche di guglie e decorazioni, si erge sulla piazza gremita di pellegrini, turisti e suonatori. Ma c’è qualcosa di più, i secoli di storia hanno lasciato la loro impronta e si sente nell’aria. Ritorniamo in hotel, per la cena, tanto stasera torneremo senz’altro.

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Dopo aver assistito in tv alla strepitosa vittoria giamaicana di Bolt e dei suoi compagni nei 200 m alle Olimpiadi di Londra, ripartiamo con tutto il gruppo al seguito di Mirco. La strada che percorriamo è un po’ più breve e le vie molto più affollate. In piazza, di notte, la cattedrale debolmente illuminata è solo uno dei centri d’attrazione. Alcuni pellegrini, sdraiati immobili, sul selciato dinanzi al Santuario, di fronte un gruppo di artisti spagnoli cantano, suonano e ballano canzoni tipiche. Più in basso si svolge un’oscura cerimonia con due figure intabarrate con cappelli e manti neri a intonare strofe senza senso in un rito magico che si svolge attorno ad un braciere infuocato.

Il pubblico, seduto comodamente intorno a i tavolini, risponde alle cantilene dei due stregoni e finalmente ci è chiaro il senso dello strano rito: si tratta della preparazione di una bevanda alcolica che alla fine verrà distribuita ai commensali! Seguiamo Mirco attraverso le strade del centro; osserviamo le vetrine dei ristoranti che espongono aragoste, astici e frutti di mare tra i quali i tipici percebes, strane zampette che si dice siano assai costose e pregiate.

E così, chiacchierando e camminando ci avviciniamo all’hotel.

10 agosto - 5^ giorno

Con Xavier, la guida che ci accompagna a Santiago, iniziamo la visita del centro cittadino. La città ha ben 17 conventi e ben 56 chiese; ci fermiamo dinanzi a quella di Maria Salomè e a quella delle Orfane di cui visioniamo l’interno barocco. Attraversiamo il mercato con le sue esposizioni di carni, verdure, pesci e frutti di mare. Nella strada che ci conduce alla Cattedrale troviamo la Chiesa di san Pelagio, il monaco eremita che trovò i resti dell’apostolo Giacomo. Giunti alla Cattedrale, ne visitiamo l’interno, vediamo la tomba di Giacomo, Sant Jago appunto, e la fila dei pellegrini in attesa di poter toccare la statua d’argento che riproduce l’apostolo. Terminata la visita dell’interno rimaniamo nella piazza di modo che, alla fine della messa di mezzogiorno, potremo assistere al rito del Botafumeiro.

Ci ritroviamo in una chiesa gremita di fedeli; e lo spettacolo cui assistiamo e talmente unico è particolare da ripagarci dell’attesa. Un enorme incensiere del peso di oltre 50 kg e dell’altezza di 1,60 m, appeso alla sommità della volta centrale viene calato, acceso e fatto oscillare sempre più velocemente, da una parte all’altra del transetto percorrendo decine di metri e innalzandosi fin quasi a toccare il soffitto. Si dice raggiunga una velocità di 70 km/h! Siamo stati fortunati perché il rito non si tiene tutti i giorni ed è veramente uno spettacolo.

Torniamo a piedi in hotel dove ci attende un’altra ottima paella.

***

Il pomeriggio è libero, usciamo presto e fa caldo. Prima di immergerci nelle ormai note Rue del centro ci incamminiamo verso i giardini della Ferradura. Percorriamo i viali, ombreggiati, che risalgono a spirale fin sulla sommità di una collina dove sorge una chiesa. Da qui abbiamo una splendida vista della cattedrale, scattiamo alcune fotografie e ci godiamo il fresco all’ombra dei roveri secolari che si innalzano nel parco. Scendiamo da una via laterale e ci troviamo in un giardino pubblico rallegrato da un colorato monumento dedicato a due anziane sorelle che, si dice avessero l’abitudine di passeggiare in questi luoghi e lo facevano sempre alle due in punto! Avendo tempo a disposizione decidiamo di tornare in Cattedrale per il rito dell’"abbraccio" alla statua di san Giacomo, stamani la fila in attesa era talmente lunga che via abbiamo rinunciato. Giunti alla chiesa ci troviamo in coda, la fila è ancora piuttosto lunga ma, d’altra parte il tempo l’abbiamo e non vogliamo farci mancare nulla! Dopo circa 20 minuti arriviamo alla scala che conduce dietro l’altare, una toccatina al manto d’argento della statua e via.

In centro iniziamo i nostri acquisti: come in ogni viaggio che si rispetti dobbiamo riempire le valige con qualcosa di caratteristico, anche se si tratta di cose di poco conto e spesso anche bruttine! E quindi compriamo alcune conchiglie di San Giacomo: qui se ne trovano ovunque per pochi spiccioli assieme ad altri simboli del cammino molto più ingombranti come la zucca per l’acqua o il bastone o il cappellaccio in feltro. Camminiamo per ore fino a che, stanchissimi torniamo in hotel con i piedi doloranti, certo, niente i a confronto dei pellegrini che abbiamo incontrato lungo la strada e poi di nuovo nella piazza dell’Obraidoro, dinanzi alla Cattedrale! Il sacrificio che gli antichi pellegrini provavano portando a compimento un’impresa tanto faticosa può essere spiegato dalla radicata tradizione di fede e da una motivazione personale profonda. Oggi possono essere altre le motivazioni che spingono ad intraprendere questo Cammino ma credo che, se anche la fede religiosa non è la principale di queste ragioni, nasca da questo viaggio un profondo cambiamento interiore. Trovandosi per lunghi tratti solo con se stesso, il moderno pellegrino dimentica la quotidianità della vita di sempre. La natura con le sue asperità tutto livella: non c’è denaro che ripaghi un bicchier d’acqua offerto lungo la via quando si ha sete o un giaciglio condiviso quando si è stanchi.

***

Dopo cena ancora una serata libera, con un gruppo di amici decidiamo di andare a ber qualcosa di tipico in centro, nei pressi della Cattedrale e cosa c’è di più classico di una bella sangria? Beviamo seduti attorno ad un tavolo all’aperto, chiacchieriamo tra noi donne mentre i mariti fanno altrettanto …. e così è passata un’altra giornata.

11 agosto - 6^ giorno

Alle 8,30 partiamo diretti a La Coruna, nel nord della Galizia. Durante il viaggio in pullman ho modo di riflettere un po’ su questo viaggio e la prima cosa che mi viene in mente è che la Spagna ha molto in comune con l’Italia; non solo per la lingua che è molto simile e permette di capirsi senza alcuna difficoltà, ma anche per lo spirito dei suoi abitanti che sono gentili e disponibili. Siamo due popoli latini e questo si sente. Arriviamo a La Coruna alle 10; percorriamo per un po’ il lungomare costeggiando il porto nel quale sostano decine di velieri, come le vecchie caravelle di Colombo. Ci fermiamo alla base del colle dove svetta il Faro ricostruito sulle rovine romane dell’antica Torre di Ercole e ammiriamo alcune statue di Botero: una rappresenta Caronte, raffigurato come un grassone dallo sguardo truce tutto raggomitolato su sé stesso. Saliamo fino a giungere alla base del faro, lo sguardo da qui vaga sull’orizzonte: La Coruna è una penisola che si protende sull’oceano Atlantico.

Continuiamo la visita della città: la plaza Mayor con la statua di Maria Pita, un’eroina locale e il palazzo del Municipio. Andiamo a pranzo in un bel ristorante dove ci viene servito un’ottima zuppa di pesce con i famosi percebe: Mirco ci ha spiegato che crescono nelle rocce sott’acqua e vengono raccolti durante le basse maree, il loro prezzo può arrivare a 200 euro al kg specialmente a Natale quando hanno una bella colorazione rossa. Per secondo abbiamo un piatto di merluzzo e razza in umido cotto con le patate. Tutto veramente buono! Sulla via per Capo Finisterre incontriamo strane costruzioni in pietra e mattoni dalla forma di sarcofaghi poggiati su quattro pilastri, ce ne sono decine, praticamente accanto ad ogni abitazione! Xavier, la guida che ci ha seguito nel viaggio ci spiega che si tratta di granai e che sono il simbolo di questa regione, in essi vengono conservati cereali e patate, i pilastri hanno lo scopo di impedire che topi e ratti raggiungano le provviste. 

Attraversiamo diversi paesi ed ognuno di essi ha una “Pulperia”, il negozio dove viene venduto il polpo bollito.  I polpi del peso di 2 o 3 kg vengono bolliti per 20 minuti e poi fatti riposare per un uguale periodo dopodiché vengono tagliati e conditi con olio, sale e pepe. Arriviamo a Finisterre ma c’è una nebbia che si taglia con il coltello: non si vede niente! Non per niente questa zona viene chiamata Costa della Morte, i naufragi lungo questo tratto erano nell’antichità molto frequenti sia a causa delle forti nebbie sia per i pirati che assalivano le imbarcazioni. Dalla sommità della scogliera, dove sorge il faro ci guardiamo intorno: sembra impossibile siamo in un promontorio a picco sull’oceano e non si riesce a vedere neppure il mare tanto è la nebbia!

Per consolarci di questo imprevisto compriamo qualche “troiaio” alle bancarelle e poi andiamo a vedere la Croce del Calvario e la Scarpa del Pellegrino: questa è, infatti, la tappa ultima del Cammino di Santiago. Ai piedi della croce vediamo i resti di un falò: è qui che i pellegrini bruciano i loro abiti alla fine del lungo viaggio. Purtroppo è inutile rimanere oltre, sembra di essere immersi in una nuvola, quindi scendiamo verso la costa; ci sono spiagge segnate dalle grandi maree oceaniche, e le rias cioè valli fluviali in cui si insinua il mare. Attraversiamo il paese di Cee il cui strano nome sembra sia collegato a quello dei cetacei che nel passato popolavano le acque della zona. D’altra parte in questi mari fino agli anni ’70 era permessa la caccia alla balena! Facciamo una sosta a Muras, paese portuale di pescatori. Attraversiamo il mercato del pesce e il paese con le case basse lungo il mare. I gabbiani stridono volando sopra le nostre teste. Ci fermiamo a bere un caffè e osservando l’oceano  Atlantico davanti a noi, penso ai secoli di storia che queste acque racchiudono, da Colombo e gli antichi conquistadores, fino agli emigranti diretti verso le Americhe.

Prima di risalire in pullman quindi una passeggiata sulla spiaggia ricca di grosse conchiglie; mi tolgo i sandali e non posso rinunciare a sentire sui miei piedi l’acqua dell’Atlantico, chissà se me ne ricapiterà l’occasione! Continuiamo il nostro viaggio che ci riporterà a Santiago percorrendo tutta la costa dei fiordi: siamo nell’ora della bassa marea e le acque, ritirandosi hanno lasciato decine di barche arenate, più al largo allevamenti di ostriche e cozze. Arriviamo in Hotel giusto in tempo per preparare le valigie, domattina, infatti, partiamo per Madrid.

***

Dopo cena si riformano dei gruppi: noi vogliamo dare l’ultimo saluto a Santiago. Camminiamo per le strade che ormai più volte abbiamo percorso, ritroviamo la piazza dell’Obraidoro e, di nuovo, la Cattedrale. Ci sono poche persone, alcuni suonatori intonano canti popolari spagnoli. Due pellegrini giacciono sdraiati con la testa diretta verso la cattedrale, quando si allontanano vediamo che in quel punto, sul selciato è impressa la Conchiglia, il segno del Cammino. È il punto di arrivo. Un attimo di esitazione, poi con Cinzia, guardandoci capiamo di pensare la stessa cosa. Ci sdraiamo e le guglie della Cattedrale affondano nell’azzurro cupo del cielo stellato: il Campo della Stella. Questa è l’immagine che voglio ricordare di Santiago.

***

12 agosto 2012 - 7^ giorno

Lasciamo Santiago e la Galizia e facciamo il nostro ingresso nella Castiglia diretti a Madrid. Attraversiamo verdi colline e boschi; l’aria è quasi fredda! Abbiamo letto più volte sui giornali, in questi giorni di un terribile incendio che sta devastando la Spagna nella provincia di Ourense che è proprio la zona da cui noi transitiamo, ma, in realtà non ci accorgiamo di niente di strano. Ci fermiamo per il pranzo a Benavente, un piccolo centro che fa parte del Cammino spagnolo per Santiago, quello che proviene dal sud della Spagna. Al ristorante Del Abuelo, ci viene servita un’ottima paella e un’entrecote con patate fritte, terminiamo il pasto con un cheesecake ai frutti di bosco. Alle 14,30 ripartiamo alla volta di Madrid; il paesaggio adesso è cambiato, siamo immersi in una vasta piana di campi mietuti e il colore che predomina adesso è il giallo della paglia. Siamo nella meseta, l’ampio altopiano iberico che occupa la zona centrale del paese. Madrid ci dà il suo benvenuto verso le 18 mostrandoci lo skyline caratterizzato dai suoi nuovi quattro grattacieli scuri. Facciamo il nostro ingresso attraverso gli ampi viali alberati: l’hotel Ribeira de Manzanarre si trova in uno di questi, situato lungo il fiume omonimo.

***

Dopo la sistemazione in hotel ci incamminiamo lungo il Manzanarre, e mi fa uno strano effetto perché il nome di questo fiume è collegato a ricordi di scuola. Dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno… Recitava Manzoni nella sua celebre ode dedicata alla morte di Napoleone e nelle mia mente questo nome aveva in sé qualcosa di esotico e misterioso. In realtà si tratta di un fiume di dimensioni modeste il cui corso, nel punto in cui ci troviamo, è interrotto e regolato da chiuse, e attraversato da ponti dall’architettura moderna: il tutto molto carino e ben tenuto ma certamente niente di particolarmente esotico! Ci addentriamo nel parco che ci avvicina al Palazzo Reale ma arriveremo alla piazza Reale e alla Cattedrale soltanto nella passeggiata notturna che facciamo dopocena con tutto il gruppo.

Di notte la Cattedrale dell’Almudena si staglia bianca dinanzi alla piazza dove, protetto da una lunga inferriata, sorge l’imponente Palazzo Reale. Questo è la residenza ufficiale dei regnanti spagnoli dove si tengono le Cerimonie di Stato mentre la loro residenza privata è al palazzo della Zarzuela.

***

13 agosto - 8^giorno

Rosa è la guida che ci accompagna nel nostro primo giro in Madrid. Madrid è divenuta la capitale di Spagna nel 1561 quando Filippo II decise di spostare la corte da Toledo in questa città. Oggi è la città più grande in Spagna e, con i suoi quasi tre milioni e mezzo di abitanti una delle più popolose in Europa. Ci appare subito come una città ben tenuta; le strade sono pulite e i giardini molto curati, ci colpisce il grande numero di netturbini, giardinieri e addetti agli arredi esterni. Costeggiamo in pullman il Campo del Moro, il grande parco dietro al Palazzo Reale, la Casa de Campo e il Parque del Oeste, qui ci fermiamo per visitare il Tempio egizio di Debod. Si tratta di un tempio donato alla Spagna dall’Egitto quale ringraziamento per l’aiuto ricevuto per salvare i reperti archeologici di Assuan, prima della costruzione della diga che li avrebbe sommersi. Adesso è situato in una collinetta, circondato dall’acqua e, vederlo qui fa uno strano effetto. Ammiriamo la vista sulla città ed il Palazzo Reale che sarà la nostra prossima meta. La Cattedrale dell’Almudena è una costruzione piuttosto recente, in essa si sono celebrati i matrimoni reali, ne visitiamo l’interno che non racchiude opere degne di menzione.

Ci dirigiamo verso le vie del centro, gli ampi viali fiancheggiati da palazzi liberty che percorriamo, sono frequentati da turisti e dalla popolazione locale. Madrid è una città moderna, dai colori caldi ed è piena di vita, lo spagnolo ama vivere la città il giorno e fino a tarda notte, non per niente la movida è nata qui! Facciamo una sosta in Plaza Mayor densa di negozi e ristoranti, compro qualche ventaglio e quindi ci dirigiamo verso il ristorante Topolino dove abbiamo un pranzo a buffet. La visita di Madrid continua nel pomeriggio. Percorriamo il Paseo de la Castellana e facciamo una sosta alle Cuatro Torres: i due grattacieli in vetro e i due neri. Passiamo davanti al Santiago Bernabeu, lo stadio del mitico Real che, se per me non è altro che un campo di calcio per altri è una meta sacra a Madrid! In Plaza Colon un’altra tappa obbligata: l’Hard Rock Cafe con le sue magliette e poi, finalmente la Plaza de Toros!

L’arena dove si svolgono le corride, il simbolo stesso della Spagna, è una costruzione imponente tutta in mattoni rossi e decori in maiolica blu, è stata ricostruita nel ventesimo secolo ed è la più grande del paese (ha una capienza di 25000 spettatori). Ne percorriamo parte del perimetro e ci soffermiamo davanti  al bassorilievo con i tori, e alla statua del torero con alle spalle l’animale inferocito che è stata eretta in memoria di un giovane toreador. L’arena, i tori, la Spagna, il sole che picchia sulla Plaza de Las Ventas. Do un’occhiata all’orologio. Incredibile!  Sono le cinque, las cinco de la tarde, come nella poesia di Garcia Lorca.

***

Torniamo in hotel percorrendo a piedi la Calle Mayor e scendendo giù, dall’Almudena verso il Manzanarre, torniamo in Hotel. La corrida è lo spettacolo per eccellenza in Spagna insieme con il flamenco e, visto che non abbiamo potuto partecipare alla prima assisteremo al secondo stasera. Dopo cena, tutti in ghingheri, andiamo in centro per lo spettacolo. Mirco ha prenotato i posti in un locale caratteristico, piuttosto piccolo con un palco in legno stretto tra i tavoli dove sediamo. Ci viene servita sangria mentre i ballerini fanno il loro ingresso. Lo spettacolo ha inizio: tre ballerine e un ballerino si alternano sul palco, danzando e cantando con voce roca arie in stile gitano. Lo spettacolo è rude, i costumi semplici; tutto molto diverso da quanto ci eravamo aspettati. Ci viene detto che quello cui abbiamo assistito è un tipo particolare di flamenco: non uno spettacolo per turisti ma qualcosa di più originale e tradizionale. Mah! Certamente erano originali i 30 euro che abbiamo pagato!

14 agosto - 9^ giorno

Al mattino ci troviamo al pullman, un venditore ambulante fa con noi buoni affari vendendo ventagli e mantiglie: dobbiamo pur portare qualche regalino a casa! Partiamo diretti a Toledo, l’antica Capitale circondata da mura sulle rive del Tago. La città, fondata dai romani è ancora oggi il centro della religione cristiana in Spagna. Nel passato qui hanno convissuto arabi, ebrei e cristiani e ancora oggi questo è visibile nella diversa architettura dei tre principali quartieri. Il primo impatto con il panorama di Toledo e dei suoi riflessi sul Tago lo abbiamo da lontano: le mura, le guglie della cattedrale, gli antichi palazzi e più in là l’Alcazar con la sua mole massiccia e i torrioni coperti da scuri tetti a cono. Entriamo nella città vecchia a piedi dalla piazza del mercato ci dirigiamo verso la Cattedrale.

L’edificio è in pietra bianca con un alto campanile ricco di decori: l’interno è a cinque navate in stile gotico interrotte dall’Altare Maggiore e dal Coro. Visitiamo il Tesoro che contiene i preziosi regali donati alla chiesa da personaggi illustri. Tra i doni un enorme tabernacolo in oro, una preziosa bibbia e molti altri oggetti di valore. Nella Sagrestia sono esposti quadri di El Greco, Goya, Tiziano, Caravaggio e perfino un Raffaello.

Proseguiamo la passeggiata nei vicoli del centro. I prodotti tipici di Toledo sono le lame e i gioielli in oro; per quanto riguarda questi ultimi c’è un tipo di lavorazione del tutto tipico della zona: è la cosiddetta damaschina.Si tratta di gioielli in oro e acciaio scurito con disegni geometrici secondo la tradizione spagnola o rappresentanti tralci o fiori secondo quella araba. Andiamo a visitare un laboratorio orafo dove abbiamo modo di vedere come lavorano gli artigiani e poi una mostra di gioielli di valore e foggia diversi.

***

Per il pranzo ci rechiamo in un ristorante molto carino: il servizio è rapido e le pietanze buone. Ci viene servita una minestra di lenticchie che sembra essere una pietanza locale e del pesce. Per il pomeriggio, che passeremo di nuovo a Madrid, il programma prevede di poter scegliere tra la visita dello stadio del Real, appunto il Santiago Bernabeu, e quella del Museo El Prado. Optiamo per la seconda scelta. Giunti davanti al Museo ci avviciniamo per avere informazioni ed abbiamo la brutta notizia: il museo aprirà gratuitamente alle ore 18:00; adesso sono le 16:00 e abbiamo meno di un paio d’ore a disposizione. Potremmo entrare ma il prezzo del biglietto sarebbe quasi sprecato non potendo che dare un occhiata in fretta e furia. Optiamo per un'altra soluzione. Proprio dietro il Prado si stende i giardini del Retiro, uno dei parchi più grandi e conosciuti di Madrid. Fa caldo e l’idea di trovare un po’ di fresco ci alletta. Costeggiamo l’Orto Botanico ed entriamo da un ingresso secondario. Seguiamo dei sentieri fino ad arrivare al laghetto e al Palazzo di Cristallo che è una antica serra adibita adesso a mostra di opere moderne.

Da qui scendiamo giù verso l’ingresso principale. Questa zona è molto curata con giardini che ricordano quelli dei più importanti palazzi reali europei. Ci sono aiole fiorite e strane conifere potate a “cavolfiore”! Usciamo dal parco e, passando davanti alla fontana del Nettuno percorriamo la Calle Mayor. Vogliamo arrivare a piedi all’hotel tanto ormai siamo esperti.

Certo che ne facciamo di km!

***

La cena stasera è leggera perché, nonostante la camminata, abbiamo da smaltire il pranzo piuttosto pesante di Toledo. Dopo  cena un giro in bus per vedere la Madrid by night. I viali di Madrid: i paseos, sono il centro della vita della città. Percorriamo la Gran Via, il Pasos della Castellana e vediamo la città che prende vita: è la movida. Infatti in Spagna si esce tardi per fare spese e poi, magari, si mangia qualcosa verso le dieci di sera e si rimane a passeggiare nel centro, ci si siede ai tavolini di un bar. Concludiamo il nostro giro e torniamo in hotel: domani partiremo per Saragozza e da lì raggiungeremo Barcellona per la notte.

Il viaggio si sta avviando al termine.

15 agosto - 10 ^ giorno

Oggi è Ferragosto e noi lo passeremo a Saragozza. Partiamo alle 8:00 ; percorrendo l’autostrada vediamo decine e decine di pale eoliche che incorniciano i contorni delle colline. Evidentemente qui in Spagna si è fatta la scelta dell’energia alternativa e non ci sono le polemiche e le difficoltà cui siamo abituati noi in Italia. Siamo adesso in Aragona; il paesaggio è brullo, qua e là resti di antichi castelli. Ci sono tratti che ricordano i Canyon americani , non è a caso che Sergio Leone scelse questi luoghi per girare i suoi spaghetti western! Arriviamo a Saragozza costeggiando il fiume Ebro. Oltre l’antico ponte romano sorge il Santuario di Nostra Signora del Pilar. Si tratta del più antico Santuario di Spagna e ,forse, di tutta la Cristianità.

Si narra infatti che fu costruito da san Giacomo (ancora Sant Jago!) in onore della Vergine Maria la quale era venuta in Spagna nel 39 d.C. per incoraggiare l’apostolo all’evangelizzazione del paese. Si dice che Maria avesse donato una piccola colonna di pietra come simbolo della chiesa che doveva essere costruita , da qui il nome di Pilar cioè pilastro. Oggi la colonna è conservata nel grande santuario di Saragozza e su di essa una statua della Madonna. Arriviamo alla piazza del Santuario: di fronte la bellissima fontana con il monumento in pietra rappresentante il mondo. Dalla parte opposta della piazza la Cattedrale. Entriamo nel Santuario che è molto grande e ci colpisce il fatto che al contrario di quanto ci eravamo aspettati, il pilastro con la statua della Madonna è molto piccolo e ai nostri occhi disattenti era passato quasi inosservato. Per fortuna una suora ci ha mostrato dove si trovava e abbiamo potuto osservarlo e avere qualche minuto di raccoglimento. Passiamo il resto del tempo che ci rimane prima dell’ora di pranzo passeggiando per le vie limitrofe, comprando dolcetti aragonesi e cartoline. Il ristorante dove pranziamo è un affollato self service chiamato Las Palomas, non mangio molto perché subito dopo dovremo partire per Barcellona e il viaggio sarà piuttosto lungo. È previsto l’arrivo in serata.

***

Come previsto siamo arrivati a Barcellona poco prima dell’ora di cena. L’Hotel è il Puerta Fira, un grattacielo rosso nella zona periferica a sud. Dalla camera al dodicesimo piano lo sguardo spazia a 180 gradi sulla zona nuova della città ma in lontananza si intravedono le guglie della Sagrada Familia. Dopo cena facciamo un giro in pullman che serve solo a farci capire che a Barcellona dobbiamo tornarci e rimanere qualche giorno. Chissà? Quest’ultima tappa potrebbe essere l’inizio di un prossimo viaggio.

16 agosto - 11^ giorno

Quest’ultima giornata sarà solo ed esclusivamente un giorno di viaggio. Da Barcellona dobbiamo percorrere oltre 1000 km per arrivare a casa! Partiamo alle 7,50 dopo colazione; dai finestrini del pullman gli occhi si soffermano sulle colline distrutte dagli incendi. Entriamo in Francia verso le 10:00 ed attraversiamo le paludi di Perpignan. Mano a mano che ci avviciniamo all’Italia la mente si discosta dal panorama e comincia a tornare a ben più miseri pensieri “quanti panni da lavare in valigia!” “e la casa? In che condizioni la troverà?” “Mamma mia! Tra una settimana di nuovo a scuola!” E sì ! Come tutte le belle cose anche questo viaggio è terminato! 

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