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Vacanza in Sardegna  

Community: Diari di viaggio e Racconti Vacanza in Sardegna

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Maria
Scritto da: Maria
Località: Castelsardo
Durata: dieci giorni
Data partenza: dal 02/07/2008 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Arnold & Maria

Introduzione

Ore 14:50 - Partenza alla volta di Genova, nelle curve si ricorda che non ha un paio di scarpe aperte, così gli dico che possiamo fermarci a Bioggio al mercato delle scarpe, è a 2 minuti da casa. Lui mi risponde che non vorrebbe perdere tempo, gli faccio notare che tanto non dobbiamo fare shopping sfrenato, che quindi 5 minuti bastano ed avanzano per provare un paio di scarpe e pagarle. Di fatti, si convince, finalmente!

Ore 15:00 - Partenza ufficiale per Genova, arriviamo alle ore 17:40, registriamo il check-in, eccoci qui finalmente nel porto di Genova, con quasi 3 ore di anticipo sul previsto orario d’imbarco. Così per non annoiarmi, decido d’imprimere le impressioni delle mie vacanze.

Descrizione

Dopo aver viaggiato tutta la notte sulla nave e dopo una lunga dormita in cabina, alle ore 7:00 ci siamo alzati, abbiamo fatto la doccia, dopodiché ci siamo avviati verso la sala ristoro per la colazione; io ho preso croissant, caffè, yogurt e succo di frutta, mentre mio marito ha preso dei kellogs con latte, caffè, panino con un piatto di salumi e formaggio (mamma mia che connubio). Abbiamo fatto colazione, chiacchierato un po’ sul più e meno, ascoltato la musica con i nostri rispettivi MP3 sul telefonino. In seguito abbiamo fatto un giro per esplorare un po’ la nave, abbiamo scoperto che all’ultimo piano (il 9°), c’era anche una piscina, piccola, ma c’era, però nessuno faceva il bagno perché faceva piuttosto freschino per colpa del vento. All’ultimo piano c’erano anche delle Suite, ma naturalmente non abbiamo potuto visitarle visto che erano chiuse. In seguito siamo scesi a valle, cioè sul nostro piano (l’8°) abbiamo preso le nostre valigie e ci siamo avviati verso il 5° piano nella Hall perché la nave stava quasi arrivando in porto. Dando un’occhiata qua e là, ho potuto scoprire che c’era anche un piccolo Shop, ho fatto un giro all’interno, ma non ho trovato niente d’interessante, le solite riviste da Marie Claire a Gente e Motori, qualche Souvenir, orologi, magliette, occhiali ecc. ecc. Tutto molto, ma molto caro.

Alle ore 10:00 (con 2 ore di ritardo) la nave ha finalmente attraccato a Porto Torres, provincia di Sassari, in Sardegna. Solo gli autisti delle auto potevano scendere in garage, mentre gli accompagnatori dovevano attendere l’apertura delle porte destinate all’uscita dei pedoni; ci siamo ritrovati quindi tutti gli ospiti della nave (penso almeno un migliaio di persone) tutti ammassati al 5° piano, vi lascio immaginare che caos che c’era, per non parlare poi del momento in cui le porte si sono aperte, sembravamo come delle pecore pronte al macello, ovviamente perché con tutto l’ammasso che c’era, la gente non vedeva l’ora di andare fuori, qualcuno addirittura stava per svenire (forse per la claustrofobia), tutti spingevano. Ad un certo punto, io, un po’ seccata da tale atteggiamento, ho inveito contro di loro “E che cavolo, calma, così tutti possiamo uscire senza farci male, incivili che non siete altro”. Qualcuno mi ha guardato un po’ storto, ma alla fine mi sono detta “ma chi se ne frega”.

Alle ore 10:30 eravamo fuori dalla nave, ho chiamato mio marito al telefono per concordare dove attenderci e convenuto che era meglio che restassi sul lato destro dell’uscita, ossia sul molo. Difatti appena uscito dal garage, mi ha subito notata, all’uscita ho incrociato l’auto dei due sposini in Luna di miele, ho salutato lei con un gesto della mano, augurando loro buon viaggio, lui un po’ burbero, non ha neanche ricambiato, ma lei, molto carina, mi ha salutato con un sorriso agitando la mano.

Ecco finalmente mio marito, sono salita in auto, abbiamo impostato il navigatore Tom Tom su Castelsardo e ci siamo avviati a destinazione. Percorrendo la strada ho filmato le campagne circostanti, ho potuto notare come il paesaggio somigliasse molto al mio paese natio, ossia Montescaglioso in provincia di Matera in Basilicata. Molta vegetazione intorno, colline e file di oleandri che contornavano il bordo della strada, mio marito mi ha chiesto appunto che tipo di piante fossero, gli ho risposto “Oleandri, arbusti tipici del mediterraneo ed anche molto velenosi”. Abbiamo visto anche operai che lavoravano lungo il bordo della strada, per contribuire alla pulizia della stessa.

Il paesaggio si divideva tra colline e vista a picco sul mare: abbiamo potuto notare che il paesaggio era ancora abbastanza selvaggio, non vi erano villaggi turistici, ancora in fase di costruzione, e abbiamo notato anche molti venditori ambulanti sul ciglio della strada, agricoltori che vendevano ogni sorta di frutta, dalle angurie, ai meloni, pesche, limoni, verdure di ogni sorta. Ho ricordato, quindi, quando anche mio padre – avendo la campagna – andava a vendere le sue prelibatezze biologiche in giro per i paesi circostanti il nostro. Sono ritornata indietro con la mente, ricordando i vecchi tempi, quando si viveva con molta semplicità e con un ritmo di vita molto più lento rispetto ad ora; nell’era in cui ci troviamo, siamo tutti molto stressati dalla tecnologia, dal progresso che io eguaglio a regresso, perché è vero che oggi si può comunicare con molta più velocità con il mondo intero – grazie ad Internet – però è anche vero che si è perso del tutto il contatto umano; forse è anche questo uno dei motivi per la quale la gente – in generale – non ha più rispetto per gli altri, ma soprattutto, non ha più rispetto per se stessa, ha perso i valori umani, quelli veri, quelli che contano. Ma questi sono solo pensieri, di una stupida sentimentalista come me.

Alle ore 11:30 arriviamo finalmente a destinazione, abbiamo prenotato un Bed & Breackfast in una casa familiare “Lumbra du Li Soli”, credo che in sardo voglia significare “All’ombra del sole”, si trova in Via dei Mille al n. 7, è una casa tutta rosa da fuori, sito nel nucleo del paese storico, case tipiche contigue; entriamo dal cancelletto di legno, attraversiamo un piccolo viottolo, bussiamo a una porta all’ingresso del cortile e ci accoglie una ragazza di origine portoricana, cognata dei padroni di casa. Mi accorgo subito che non è sarda dal suo accento tipico delle persone latino-americane; ci accompagna su per una lunga scalinata, si scusa perché non c’è l’ascensore, le rispondo “fa niente, facciamo un po’ di step gratuito”, ci mostra la nostra camera, arredamento azzurro, tetto spiovente da un lato più alto, l’altro più basso. Sul fondo della camera noto che c’è una piccola culla, in camera solo l’essenziale, letto matrimoniale in ferro battuto, due comodini, un vecchio mobile antico tipo cassettiera molto bassa dove è alloggiato un piccolo televisore, poi un’altra cassettiera di tipo moderno di colore azzurro, il bagno in camera completo di doccia/box, lavandino, bidet e un piccolo mobiletto d’acciaio dove sono alloggiati gli asciugamani. Noto che in camera non c’è un armadio, ma vi è un porta abiti volante con delle grucce appese, poi sento che c’è una bella frescura in camera, merito dell’aria climatizzata. Lì assaporo la tecnologia, penso - in quell’istante con quel caldo - che se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.

Salutiamo la ragazza, ritorniamo all’auto per prendere i bagagli, sapendo che al ritorno ci attende una lunga scalinata prima di arrivare alla camera. Noto mio marito tutto affaticato con i bagagli, ma anch’io ne porto, arriviamo in cima, tutti accaldati ed esausti, depositiamo gli stessi sul pavimento, poi ci buttiamo letteralmente sul letto a riposare. Accendiamo la TV per ascoltare le notizie del TG5, e alla fine decidiamo che è ora di pranzo, così ci alziamo, mio marito che è steso sul letto che dà nella parte bassa del tetto, batte la testa contro lo stesso, io gli faccio una battuta “hai portato il casco”? E giù a ridere come matti, poi ci rinfreschiamo un attimo, decidiamo quindi di uscire per cercare una trattoria.

Arrivati in piazza ci fermiamo alla “Trattoria da Edoardo”, noto che siamo gli unici clienti, penso che forse è un po’ troppo presto per pranzare, forse la gente è ancora tutta in spiaggia. Il titolare ci porge la carta, notiamo che i prezzi sono contenuti per essere in Sardegna, ordiniamo due insalate di mare, mio marito chiede se il pesce è fresco, il titolare con aria quasi da offeso gli risponde “non è il caso che lo chieda, siamo in un posto di mare, il pesce è per forza fresco”, ma mio marito controbatte dicendo, “tempo fa sono rimasto intossicato dal pesce, proprio in un posto di mare, anche lì mi avevano detto che il pesce era fresco, ma non lo era”. Lui prende l’ordinazione, quindi, 2 insalate di mare, 2 spaghetti alle vongole, mezzo di rosé della casa, acqua minerale piatta. Finalmente pranziamo; mentre mangiamo notiamo che c’è un cameriere – un ragazzino – che è li fermo in corrispondenza del nostro tavolo e ci guarda mentre mangiamo, penso dentro di me “ma questo non ha nient’altro da fare che contare i nostri bocconi”? Poi mi rendo conto che “poverino, non ha niente da fare perché a distanza di quasi un’ora, siamo gli unici clienti da servire”.

Subito dopo noto che arriva un’altra coppia di mezza età, dal loro accento dico a mio marito che probabilmente sono inglesi. Infatti, ordinano al titolare una spremuta d’arancia, lui in italiano gli dice che non fanno spremute, ma solo succhi di frutta in bottiglia, così ordinano 2 succhi di frutta e due insalate di mare.

Durante il nostro pranzo, ci chiede se tutto va bene, se il pranzo è di nostro gradimento e se il pane ci piace, noto che oltre al consueto pane, nel cestino c’è un tipo di pasta piatta, molto croccante, si spezza come l’ostia in Chiesa. Chiedo come si chiama quel tipo di pane, mi risponde “pane Carasau”; chiedo la ricetta, perché anch’io voglio provare a farlo quando sarò a casa, mi dice “farina di frumento, acqua e sale, s’inforna per qualche minuto, si attende che formi la lievitazione, diventa gonfio, si tira fuori dal forno e con un grande coltello lo si divide per la lunghezza, poi si rimette nel forno e si lascia cuocere ancora per qualche minuto”. Prendo nota nella mia mente, quando sarò a casa proverò a farlo, chissà se il risultato sarà lo stesso.

Dopo pranzo ci avviamo verso la nostra abitazione, ci prepariamo per la spiaggia, cerchiamo in giro i proprietari ma non li incontriamo perché sono assenti, così ci avviamo verso l’uscita del paese per cercare una spiaggia nei dintorni. Ci rendiamo conto che non ci sono lidi ben attrezzati intorno e ci viene in mente che abbiamo dimenticato di prendere l’ombrellone quando siamo partiti dalla Svizzera. Notiamo un negozio di articoli per la spiaggia, subito all’uscita del paese, ci fermiamo a comprare un ombrellone e ci facciamo indicare dal titolare qual è la spiaggia più vicina. Ci indica “Lu Bagnu”: si trova a 4 km dal paese, la raggiungiamo e non riusciamo a capire dove posteggiare e qual è la discesa al mare. Facciamo un po’ di giri intorno, c’intrufoliamo in una stradina a senso unico e senza uscita, lì c’è un posteggio ma è tutto occupato, con molta fatica mio marito riesce a portare la sua Mercedes fuori dal posteggio, percorriamo la strada fino all’uscita e ci rimettiamo sulla strada principale, raggiungiamo un altro posteggio, finalmente troviamo un buco dove posteggiare; sono le ore 16:00. Finalmente scendiamo alla spiaggia, da una stradina molto ripida e piena di vegetazione secca, raggiungiamo la Baia di Lu Bagnu: è piena di scogli, acqua trasparente, una piccola insenatura molto selvaggia, ma a me non piacciono gli scogli, perché bisogna sempre stare attenti a dove si mettono i piedi per non rischiare d’infortunarsi.

Sulla spiaggia ci sono persone ma non troppe, quindi piazziamo il nostro ombrellone e ci gustiamo il bel mare limpido, dal colore verde-blu. Qualche piccola barca sta attraversando in lontananza, dico a mio marito “qui non ci sono venditori ambulanti extracomunitari come a Rimini o altri posti simili”, lui annuisce e conferma, ma mi sbaglio, infatti subito dopo noto l’avvicinarsi di un ragazzo di colore, porta degli occhiali griffati con sé, ovviamente tutti tarocchi, mi chiede se ho bisogno di qualcosa, provo un paio d’occhiali D&G, ovviamente taroccati, mi porge uno specchio, noto che mi donano, poi comincio a contrattare il prezzo. Comincio con l’offrirgli 5 Euro, lui sgrana gli occhi e mi chiede se sto scherzando, perché lui li ha comprati a 6 Euro e, siccome è tutta la giornata che gira sotto il sole, vorrebbe ovviamente guadagnare qualcosa, gli offro 8 Euro, lui spara 15 Euro, gli dico che sono troppi, poi gli faccio notare che è anche un rischio comprarli considerata la nuova Legge vigente in Italia per i venditori ambulanti abusivi, così lui si convince e me ne spara 13, gli dico che sono ancora troppi, così concordiamo una via di mezzo, gli offro 10 Euro e lui mi offre anche la custodia così non si rigano, affare fatto, prendo gli occhiali, pago e lui va via, ma prima di andare gli chiedo quali sono altre spiagge vicino, magari con della spiaggia, lui mi indica “Platamona”, una spiaggia attrezzata con Bar, lidi con sedie a sdraio e ombrelloni, insomma tipo “Rimini”. Ovviamente non andiamo lì, perché stressati come siamo dalla vita di tutti i giorni, desideriamo un posto più tranquillo, quindi decidiamo di trovare un nuovo posto.

Restiamo alla spiaggia di Lu Bagnu fino alle ore 21:00, abbiamo atteso che il sole tramontasse per scattare delle foto suggestive, poi decidiamo di risalire al parcheggio, abbiamo fame, ci guardiamo intorno e di fronte al parcheggio, dall’altra parte della strada, notiamo una Trattoria, sull’insegna si legge “Trattoria da Ugo”. Mio marito dice: "Mi ispira", attraversa la strada e chiede fino a che ora è possibile cenare, il titolare gli dice: "Fino alle 22:00". Ci rendiamo ben presto conto che non c’è molto tempo per ritornare a casa, fare una doccia, vestirsi decentemente e ritornare al ristorante, decidiamo quindi di entrare con gli abiti da spiaggia, tanto è una Trattoria, uno di quei posti alla buona…

Ma una volta dentro, ci rendiamo conto che è molto ben arredato, quasi chic. Io quasi mi vergogno del mio aspetto, con capelli arruffati, cappellino in testa, infradito ai piedi, pantaloncini a metà gamba, e un top che scopre metà schiena. Vado quindi in bagno a darmi una sistemata alla meglio, il titolare mi guarda in modo strano, ma tutto sommato si comporta bene.

Non ci porge la carta-menu, ci chiede solo se desideriamo mangiare pesce o carne, naturalmente essendo in un posto di mare gli rispondiamo: "Tutto a base di pesce". Chiama una cameriera, un po’ musona ma tanto gentile e professionale, ci fa servire del buon vino rosé, secondo la nostra richiesta, acqua minerale e poi in due, a turno, incominciano a portarci degli antipasti di pesce, di tutte le sorte, credo abbiamo mangiato almeno 13 portate, poi ci mostra del pesce in bella vista, ci chiede cosa desideriamo mangiare come piatto forte, ma vedendo i nostri occhi sgranati alla vista di tanto ben di Dio, decide lui per noi. Tra grossi scampi, branzini, cefalotti, triglie, scampi, pagello, sargasso, sceglie di preparare triglie, sargasso, pagello, tutto cotto alla griglia.

Nell’attesa che il pesce venga servito, il Signor Ugo si avvicina al nostro tavolo e comincia a chiacchierare, ci chiede se arriviamo dalla Svizzera, io gli rispondo "da cosa si capisce? Ce l’abbiamo scritto forse sulla fronte?" Lui risponde "no, semplicemente ho visto da quale auto siete scesi, considerato che ha una targa svizzera, ho dedotto che siete svizzeri". Io annuisco, poi comincia a parlare e ci svela, un po’ tra i denti, che lui ha un cugino in Svizzera, precisamente a Lugano, che lavora al Consolato, però non è fisso a Lugano, perché a volte lo mandano anche in Moldavia, poi, continua dicendo che anche un suo amico vive dalle parti di Lugano, precisamente a Breganzona, dove gestisce il Ristorante Argentino 2, gli dico che non l’ho mai sentito, che l’unico Ristorante Argentino che conosco si trova nel centro di Lugano a Piazza Riforma.

Noto con stupore che il Signor Ugo, mentre parla, lo fa in modo strano, sempre tra i denti, quasi a non volersi far sentire da chi gli sta intorno, ha uno strano modo di fare, anche se sembra molto gentile, sembra un po’ come quei mafiosi che parlano con la bocca molto serrata, affinché gli altri non capiscano cosa dicono. Poi tralascio questo pensiero cattivo, penso solo che forse è il suo modo di fare.

La cameriera arriva dopo circa 20 minuti, con una bella portata di pesce alla griglia, davanti a noi, compie l’operazione della pulitura del pesce. Noto che, con grande destrezza e velocità, dà un colpo prima alla base della testa, poi alla base della coda, in seguito al laterale pancia, lo apre in due, vi asporta la lisca principale, poi tutte le piccole lische delle branchie, ma il tutto con una rapidità pazzesca. Richiude il pesce su se stesso, e prosegue con il resto.

Il pesce è servito, finalmente possiamo assaporarlo: è cotto al punto giusto, gusto delicato, non asciutto e molto succulento, pensiamo alla fine che non sia stato cotto alla griglia, perché di solito i pesci alla griglia sono sempre un po’ asciutti. Chiediamo quindi al titolare come l’ha cucinato il cuoco, lui ci risponde "alla griglia ovviamente, ma con una tecnica precisa che non si può svelare".

Alla fine della cena, chiede se desideriamo un dessert. Scegliamo un sorbetto della casa, ma quando arriva, notiamo che non è il solito sorbetto frullato e servito nel flute. Il tutto è adagiato su un piatto di forma ovale, pura porcellana sarda, sorbetto lavorato e tagliato a piccole fettine, il tutto servito su un letto di fette di banana tagliata molto fine, e, in seguito, farcito con fettine di ciliegie, lo si apprezza prima con gli occhi, poi con il palato.

Alla fine di cotanta bontà, il titolare ci chiede se desideriamo un digestivo offerto dalla casa, io non ho più voglia di bere niente, perché già il vino mi ha messo K.O., ma mio marito sceglie di bere una buona grappa. Mentre attendiamo che arrivi la grappa, il Signor Ugo si avvicina nuovamente e continua a parlarci dicendo che suo cugino, che lavora al Consolato, ha una casa a Porto Cervo, dove ospita una sacco di gente importante durante l’estate, da un giornalista londinese, mi dice anche il nome, ma sinceramente non mi è noto come nome, poi altri personaggi e gente varia.

Tra me e mio marito pensiamo "ma a noi che ce frega di tutto ciò?". Naturalmente, non lo esprimiamo a voce alta, sennò quello ci fa secchi, quindi con fare diplomatico annuiamo, sorridiamo, accondiscendenti. Appena lui si allontana, io e mio marito diciamo – ma quasi ci verrebbe voglia di chiedergli "non è che a suo cugino interessa essere custodita la sua casa? Sa ci trasferiamo ben volentieri a Porto Cervo" ma abbandoniamo ben presto questa idea folle, quindi il pensiero rimane solo a noi.

Arriva finalmente la grappa, mio marito l’assapora, gusto rotondo e molto piacevole, poi ci servono 2 caffè, alla fine chiediamo la dolorosa – sarebbe il conto – infatti subito dopo arriva, come una bastonata. Controlliamo, 119 Euro "bé - esclamo – non è proprio buon mercato, ma neanche troppo caro, visto ciò che abbiamo mangiato". Mio marito porge la VISA, paga, lasciamo 5 Euro di mancia per le cameriere, poi ci congediamo dal Titolare, ma lui prima di farlo, ci fa attendere e ci consegna un numero di telefono e il nome del suo amico, che in quel periodo si trova in Sardegna, ha una casa vicino alla Roccia dell’Elefante, ci chiede di andarlo a trovare, di telefonargli prima d’andare e, se alla sua domanda "chi vi ha dato il mio numero?" noi dobbiamo rispondere "un delinquente di ristoratore". Capisco, quindi, all’uscita dal Ristorante, che il pensiero che mi era passato, non era poi così lontano dalla realtà. Decidiamo quindi di tenerci ben lontani dal suo conoscente, ma in generale, da tutto ciò che non è legale.

Ore 00:00, come due cenerentole torniamo a casa, siamo stanchi morti, ci mettiamo a letto e sprofondiamo ben presto in un sonno profondo.

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