Hawaii
Community: Diari di viaggio e Racconti Hawaii
Introduzione
Le Tappe del Viaggio
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!
9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle
spalle, è tempo
di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici
ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare
il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un
indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la
trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova: qui l'atmosfera è più calma,
rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT,
DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti
incazzati e gente sclerata, così comuni
a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10
settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e
atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto:
per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e
ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800
cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile
missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì,
80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel,
l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi
chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate
laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta'
perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000
metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole
e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage
nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti
di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling
coconuts",
pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause
di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni
in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme,
dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie
bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum
P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia
con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire
il vero non ci dicono un granchè.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua
o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì,
preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata
su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno
spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un
mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra
che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu
(anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto
dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai
resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto
di antichi idoli), si ha la possibilità di
incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Visitiamo la Painted Church, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite
portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono
3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua
e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra
Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava
nera (del tipo detto "Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte
con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo
alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora
a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della
spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura
soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia
bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia
la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
12 settembre 2005
Il mattino dopo alle 6 siamo già svegli come due grilli, qui a quest'ora è già giorno
pieno (qui non usano ora legale, la giornata, essendo a basse latitudini, è di
12 ore e alle sette di sera è già buio
pesto).
Oggi abbiamo in programma di visitare la costa nord occidentale (il Kohala
District). Per prima cosa visitiamo Puako, una pittoresca cittadina avvolta
nel verde in mezzo a colate laviche antiche, anche qui il mare ha colori splendidi
e le casette avvolte nel verde a due passi dal bagnasciuga sono davvero suggestivi.
La tappa successiva è Hapuna Beach, una bellissima spiaggia di sabbia bianca
finissima e un mare blu blu blu e le palme tutto intorno.
Ripartiamo sulla Pontiac e ci dirigiamo alla volta del Pu'ukohala Heiau, un
sito archeologico situato a pochi km da Hapuna sulla Hw 13, Il tempio di Pu'ukohala
fu fatto costruire dal re Kamehameha per onorare il dio
della guerra (Ku-kaili-moku)
e ottenerne il favore per guadagnare il dominio su tutto l'arcipelago. Il tempio
fu costruito da migliaia di uomini che trasportarono le pietre dai vulcani
dell'interno fino alla costa dove il tempio venne edificato (tutte informazioni
acquisite al visitor center del parco dove per un dollaro ci han presentato
un filmato esplicativo). Le acque nei pressi del tempio, parecchio torbide,
sono molto pericolose perchè infestate da squali anche nei pressi della riva.
Terminata la visita proseguiamo verso Nord, destinazione Hawi, sulla Hwy 270.
Sulla strada la nostra rough guide ci segnala il Lapakahi State Park a nord
di Kawaihae.
Attraverso un sentiero di terra rossa si scende fino alla bellissima spiaggia
di Lapakahi fatta di grossi coralli bianchi tondeggianti in mezzo a scogli
di lava nerissima. Queesta è la zona di un antico insediamento hawaiiano e
le vecchie abitazioni indigeni sono state restaurate con cura. Tira molto vento
e la luce perfetta rende il luogo particolarmente adatto a foto in stile "mare
dei tropici".
Continuiamo poi la nostra strada per Hawi, una piccola e sonnacchiosa cittadina
che dovrebbe essere caratterizzata da negozietti di artigianato locale, gallerie
d'arte e alcuni ristoranti tipici, ma che in realtà per noi è stato una delusione:
poche casette che si affacciano sulla strada in finto stile western. Da lì ci
muoviamo verso Waimea; salendo di quota il paesaggio cambia, le mucche al pascolo
e i paniolos a cavallo (i cowboy locali, cosi chiamati perchè i primi vaqueros
erano spagnoli, espanoles appunto, da cui la storpiatura anglofona) sui prati
verdissimi sulle pendici di vecchi coni vulcanici spenti e limati dagli elementi
rendono il paesaggio vagamente alpino; a rendere il tutto surreale la maestosità del
Maula Loa pigramente disteso in lontananza come un gigante addormentato.
Passiamo per la città di Waimea senza fermarci a visitare i numerosi ranch
che pure scorgiamo ai lati della strada. Torniamo infine ad Hapuna Beach a
fare un bel bagnetto.
13 settembre 2005
Oggi è il giorno della visita al Vulcano Kilauea, anche se il tempo pessimo
ci rovinerà in parte lo spettacolo. Di buon'ora diciamo addio all'Outrigger
Keahou Beach Resort e ci dirigiamo a sud sulla hwy 11. La strada non è granchè e
i nostri 260 cavalli (!) rimangono nella stalla.... meglio così perchè lo spettacolo è stupefacente:
si passa da distese verdissime di cespugli e boschi a mari di lava nera come
la pece.
Unico stop di rilievo sulla via per Volcano (l'unica cittadina nei pressi dell'Hawaii
Volcanos National Park), è la spiaggia di Punalu, detta anche Black Sand Beach,
per la sabbia nerissima che la caratterizza e che rende la limpidissima acqua
del mare nera come il petrolio. L'ultimo pezzo di strada prima di Volcano attraversa
il deserto di Ka'u, una distesa rocciosa di cespugli in mezzo ad un mare di
rocce laviche taglienti, ed è letteralmente costellato dai cartelli "Nene Xing" che
ci avvertono di fare attenzione ai Nene, le papere autoctone
delle Hawaii,
a pericolo di estinzione.
Arrivati a Volcano troviamo alloggio al My Island Bed and Breakfast Inn. La
camera non è eccezionale, ma il prezzo ragionevole (120 USD). Sistemato il
pernotto entriamo nel parco e cominciamo il nostro giro. Subito all'ingresso
del parco si trova il Visitor Center (organizzatissimo e zeppo di gentilissimi
ranger, altro che Italia!) dove si possono recuperare le informazioni sullo
stato (e la pericolosità) dell'eruzione vulcanica; La caldera del Kilauea è visitabile
percorrendo la strada (il crater rim drive) che corre tutt'intorno al vulcano
per svariati kilometri oppure seguendo a piedi un percorso analogo sul crater
rim trail. Personalmente riteniamo la scelta del percorso a piedi valida solo
se si dispone di tanto tempo, inoltre le emissioni di zolfo, presenti ovunque
sul vulcano, non sono gradevoli da respirare. Il crater rim drive consente
di vedere tutte le maggiori attrazione del parco, Il primo incontro è con
gli Steam Vents, delle spaccature nel terreno dalle quali fuoriesce il vapore
dell'acqua scaldata dal magma. Ci spostiamo poi al primo scenic point da dove
osserviamo per la prima volta la caldera del Kilauea.
Il primo contatto è davvero impressionante: le dimensioni sono da 'Grand
Canyon',
un enorme buco circolare dal diametro di un paio di miglia profondo centinaia
di metri. Il fondo è composto da magma ormai solidificato e dà l'impressione
di un enorme 'tappo' pronto a scoppiare. Questo tappo altro non è che l'antico
'lago di fuoco' solidificatosi negli anni. In tutta la zona il terreno è caldo
a tal punto che i piedi sudano copiosamente all'interno delle scarpe. Continuiamo
poi il nostro giro osservando la caldera anche da altri punti tra cui il Jaggar
Museum da dove osserviamo, tra l'altro una 'piccola' caldera nella caldera:
l'Halema‘uma‘u
Crater (guardate la mappa PDF del parco per maggiori dettagli).
Gli affioramenti di zolfo sono ovunque: grosse macchie di giallo che rendono
la caldera davvero saturnina; anche il respiro risulta affaticato e dopo un
poco la gola brucia. Facciamo anche un giro attorno all'Halema‘uma‘u Crater:
qui il paesaggio è se possibile ancora più da
altro mondo: una immensa distesa nera fatta di tanti 'blob' vetrificati, da
un orizzonte all'altro una visione infernale, i colori presenti sono il bianco
e il nero, con macchie gialle di zolfo.
Terminato il giro risaliamo in auto e ripartiamo. Fatte poche miglia ci troviamo
immersi nella giungla pluviale con le sue cento macchie di verde! La nostra
prima meta e' il Thurston Lava Tube una galleria scavata dal magma fuso su
una precedente colata di eoni fa. Qui la lava non è visibile, il tutto è coperto
da macchie di verde, palme, fiori e piante varie. I colori sono splendidi e
e il verde particolarmente intenso, dalle palme cadono goccioloni di acqua
e siamo avvolti in una pioggerellina fine fine.
Sempre percorrendo il crater rim drive arriviamo al Kilauea
Iki crater overlook,
da dove osserviamo il cratere del piccolo (iki, in hawaiano) Kilauea teatro
nel 1959 di una delle eruzioni e più spettacolari che si ricordino. Anche qui
il fondo del cratere è avvolto nel fumo emesso da spaccature varie nel terreno.
Percorriamo anche il Devastation Trail (un sentiero attraverso l'area devastata
dall'eruzione del 1959 che creò il Kilauea Iki): qui il paesaggio è particolarmente
suggestivo e infonde una gran pace.
Terminato il giro del Crater Rim Drive continuiamo sulla Chain of Craters Road,
20 miglia di strada asfaltata facilmente percorribile con una stupenda vista
sull'oceano e sui vari crateri vulcanici (alcuni ormai annegati nella foresta
tropicale, altri recenti) che la strada attraversa.
Alcuni cenni a questo percorso molto peculiare: la Chain of Craters road un
tempo rappresentava l'ingresso costiero della costa per chi proveniva da sud-est
lungo la route 130. I flussi lavici iniziati nel lontano 1986 chiusero parte
della strada e pertanto oggi la strada è percorribile solo parzialmente fino
all'Holei Sea Arch (un arco di roccia naturale alto 30 metri a picco sul mare).
La cosa notevole è che la colata lavica è ancora in atto ed è possibile
osservare la lava tuffarsi in mare.
Arriviamo al termine della strada all'Holei Sea Arch, con l'intenzione di scattare
alcune foto alle scogliere e ai calanchi a picco e poi aspettare il tramonto
in riva al mare per poter osservare il 'glow', il bagliore della lava che si
butta nell'oceano; purtroppo il tempo brutto ci rovina tutto: piove a dirotto
e, bagnati fino al midollo, riusciamo solo a vedere la lava da lontano, che
scende dalla montagna per tuffarsi in mare. Che disdetta aver scordato il treppiede
in Italia! anche a 1600 ISO riusciamo a fotografare la lava che si tuffa in
mare, ma non le colate laviche che scendono dal monte, che rabbia!
Lungo il percorso per la lava una torcia è indispensabile: il cammino è piuttosto
lungo, la lava nera come la pece e tagliente come rasoi. Ovviamente, essendo
Americani, tutto è organizzatissimo:
al Visitor Center all'ingresso del parco i ranger danno informazioni in tempo
reale sulle condizioni del flusso lavico, esiste inoltre un punto informativo
al termine della strada, prima di intraprendere il cammino a piedi. Il sentiero
sulla lava pietrificata e' zeppa di cat-eye, i catarifrangenti che ti permettono
di vedere il cammino anche con poca luce.
Ricordate infine che, almeno avvicinandosi al flusso lavico (cosa che noi non
abbiamo potuto fare perchè pioveva a dirotto) un minimo di pericolo c'e', ma
se uno ha la testa sulle spalle nessun problema.
Fatte le foto ritorniamo in auto e ripartiamo per Volcano; siamo bagnati come
pulcini e in un'ora di auto passiamo dal paesaggio lunare delle colate laviche
al caldo umido della foresta pluviale (tra le tante chicche del nostro 'camion'
ci sono i sedili riscaldabili: utilissimi in questo frangente! e io che non
mi capacitavo di un tale optional in un'isola dove la temperatura minima in
gennaio è 18 gradi!). Il Cottage immerso nella giungla affittato la mattina,
ora ci pare assai meno accogliente: lo troviamo freddo e umido!
14 settembre 2005
La mattina dopo ritorna il sole e decidiamo di tornare nel parco e percorriamo
velocemente il Crater Rim Drive per scattare qualche foto della caldera senza
pioggia. Oggi non piove e non c'è vento per cui l'odore di zolfo è molto più marcato
e a volte la respirazione è difficoltosa. Terminato il tour del Crater Rim
Drive partiamo alla volta di Hilo sulla costa orientale di Big Island. Questa
parte dell'isola è molto più piovosa e la foresta tropicale è praticamente
ovunque. Nel frattempo il tempo peggiora nuovamente e ricomincia a piovere,
anche se solo a sprazzi.
Alloggiamo al Dolphin Bay Inn e visitiamo il pittoresco Farmer's Market, il
mercato locale che si tiene ogni mercoledì e sabato. Sempre ad Hilo osserviamo
la Rainbow Falls e i Boiling Pots.
Ci dirigiamo quindi sulla hwy 19 per visitare la costa
orientale; Subito dopo
Hilo inzia la scenic drive lunga 8 miglia che porta direttamente ai Tropical
Botanical Garden, da tutti definiti entusiasticamente come splendidi. Purtroppo
ha ripreso a piovere a dirotto e non possiamo visitarli. Un poco delusi proseguiamo
la nostra visita alla volta delle Akaka Falls, che per fortuna riusciamo a
visitare con il sole (eh sì, qui si passa da pioggia torrenziale a cielo limpido
in pochi minuti!)
Il percorso attraverso la giungla per raggiungere le Akaka
Falls è davvero
molto suggestivo e ci porta ad ammirare anche le Kapuna Falls. Addentrandoci
in questo oceano verde ascoltiamo in silenzio i mille rumori dell'acqua che
gocciola, odoriamo il profumo intenso e alieno dei fiori, osserviamo dei frutti
dall'aspetto curioso e ascoltiamo il canto di uccelli invisibili; estasiati
alziamo gli occhi al cielo, ma tutto quello che scorgiamo è un
letto di foglie e rami!
Soddisfatti per essere almeno riusciti a completare la visita senza pioggia
procediamo verso nord alla volta della Waipi'o Valley. Lo scenic drive che
ci porta verso Nord offre scorci di scogliere basaltiche veramente suggestive
ed il colore del mare grosso mette davvero i brividi!
Mentre ci dirigiamo a Waipi'o ricomincia a piovere copiosamente (che palle!)
e anche se smette abbastanza velocemente quando arriviamo al belvedere l'immagine "classica" di
Waipi'o risulta rovinata dalle nubi basse! Le scogliere si stagliano sulla
sinistra scoprendo ai loro piedi delle spiagge di lava nera mentre alle loro
spalle si apre una valle molto rigogliosa, con il fiume al centro che divide
in due la spiaggia e i campi coltivati con il Taro.
Ormai si sta facendo sera e decidiamo di tornarcene verso Hilo dopo aver fatto
una breve visita alla città semi fantasma di Honoka'a a pochi km dal Waipi'o
Lookout. La pioggia si fa più insistente
e dopo un paio d'ore di auto torniamo finalmente a Hilo, dove ceniamo in un
ottimo ristorante giapponese spendendo pochi dollari.
L'idea originale sarebbe di salire all'osservatorio astronomico sul Mauna Kea,
percorrendo la Saddle Road, purtroppo il tempo davvero inclemente ci costringe
a rinunciare, un vero peccato visti i racconti entusiastici che ce ne avevano
fatto nel Motel!. A detta dei locali, la vista dal Mauna Kea di notte sarebbe
assolutamente fantastica. Se volete andarci ricordatevi di affittare un fuoristrada:
la maggior parte delle compagnie di car rental proibiscono la percorrenza della
Saddle Road, eventualmente chiedete informazioni quando affittate l'auto.
Un poco intristiti dalla mancata gita notturna ce ne torniamo in Motel. Siamo
stanchi, la giornata è stata dura e ci addormentiamo al suono della pioggia
battente.....
15 settembre 2005
....e al suono della pioggia battente ci svegliamo. Preoccupati accendiamo
la TV per ascoltare le previsioni: rischi di flash floods fino a mezzogiorno
poi la situazione pare migliorare. Decidiamo dunque di abbandonare la costa
orientale e di tornare sulla costa occidentale dove il tempo è molto migliore.
Siamo dunque costretti a rinunciare alla visita dei giardini tropicali, peccato!
qui è già tutto
tropicale compresa la pioggia!
Facciamo colazione con caffettone, papaya e banane rosse raccolte nel giardino
dell'hotel che si rivelano buonissimi tant'è che facciamo il bis! Il proprietario
dell'hotel ci informa che nella notte son caduti 4 pollici (10 cm) di acqua,
davvero un bel diluvio, e ci consiglia di muoverci con prudenza. In mezzo a
strade già abbastanza allagate ci dirigiamo verso l'angolo sud orientale dell'isola
verso la città di
Pahoa, che pare essere uno degli ultimi rifugi degli hippie che effettivamente
vediamo! la cittadina pare proprio una cittadina dell'ovest americano (ricorda
vagamente Sedona) con i suoi (ormai attempati) hippies.
Proseguiamo poi verso il Lava Tree State Park (una foresta di alberi pietrificati
da una eruzione vulcanica di secoli fa), ma quando arriviamo nei pressi del
parco la pioggia è talmente intensa che decidiamo nuovamente di lasciar perdere.
Proseguiamo quindi sulla strada litoranea fino a Isaac Hale Beach Park dove,
nonostante il tempo inclemente ed il mare grosso, ci sono un sacco di surfisti
che sguazzano in acqua alla ricerca dell'onda perfetta!
Un poco stupiti della temerarietà dei locali proseguiamo a costeggiare la costa
ancora per qualche miglio. Il posto è molto bello e poco battuto dai turisti
(noi abbiamo incontrato solo "indigeni"), peccato per il cattivo tempo che
ci ha rovinato la visita; Alla radio continuano a trasmettere messaggi da fine
del mondo imminente e pertanto, anche se scettici sulla effettiva pericolosità delle
piogge, decidiamo di tornare sulla costa ovest, ripassiamo a Volcano senza
fermarci e pernottiamo a Kailua presso il Kona Seaside Hotel. Ceniamo al Rio's
dove gustiamo due ottimi piatti di pesce.
Oggi è stato il nostro ultimo giorno a Big Island, domani si parte per Kauai!
16 settembre 2005
Oggi è il giorno del volo da Big Island a Kauai; Stamane c'è un bel sole e le piogge dei giorni scorsi sono solo un ricordo; arrivati all'aeroporto di Kailua attendiamo pazienti il nostro volo per Kauai con scalo a Honolulu. A Kailua l'aeroporto è 'outdoor' nel senso che la sala d'aspetto è semplicemente
una serie di poltrone all'ombra delle palme!
Il volo (40 minuti fino a Honolulu e poi un solo quarto d'ora fino a Kauai) è tranquillo; atterriamo a Lihue e subito recuperiamo l'auto: per oscuri motivi (beh il sottoscritto non è molto gentile con la commessa a dire il vero.....) ci viene assegnata una Toyota Corolla color nocciola (subito ribattezzata "Merdolla", per le sue prestazioni....) al posto della mostruosa e potente Pontiac GT di Big Island. Presa l'auto ci infiliamo sulla hwy 50 alla ricerca del nostro hotel: l'Aston Islander on The Beach situato nel pieno della coconut beach (così chiamate per le palme altissime che vi abbondano). Raggiunto l'albergo ricomincia a piovere e il nostro umore scende sotto i piedi.... accendiamo la tv in camera e scopriamo che il settembre 2005 passerà alla storia come il più piovoso degli ultimi venticinque anni. Vabbuò,
proprio noi dovevano aspettare!.
17 settembre 2005
La mattina dopo il sole splende, finalmente!
Elettrizzati, facciamo colazione e partiamo per visitare il Waimea
Canyon,
il famoso "Grand Canyon" del Pacifico. L'isola e piccola e riteniamo di arrivarci in una mezzoretta. Purtroppo le strade a Kauai sono una vera palla (persino peggio delle strade di Big Hawaii cui eravamo ormai avvezzi) e per coprire la distanza di 40 miglia che ci separa dal Canyon impieghiamo un'ora e mezza! Arrivati alla nostra meta la prima sosta è al Waimea Canyon Lookout da dove possiamo osservare in canyon in tutta la sua vastità: davvero notevole, non ha la maestosità del celebre fratello maggiore, ma al colore rosso del Grand Canyon si aggiunge un verde molto vivo disposto a macchie sui punti più umidi. Il Waimea Canyon è il più grande nella regione del Pacifico, è lungo dieci miglia, largo un miglio e profondo mille e passa metri in certi punti, ed è il risultato delle erosioni e delle piene avvenute in milioni di anni. Sulle pendici del canyon si possono osservare gli strati delle antiche eruzioni vulcaniche. Il canyon confina con il Koke'e State Park e con la palude di Alakai, il posto più piovoso
al mondo.
Scattate le foto (tante!) ci spostiamo verso il Koke'e State
Park fermandoci
ancora nei vari lookout che ci offrono altri scorci del Canyon. Anche qui incontriamo
le galline rinselvatichite (i Moa) che avevamo incontrato a Big Island, ma qui
sono veramente tantissime! ed è davvero buffo camminare nella foresta tropicale
(che ricorda tanto Jurassic Park girato, guarda caso, proprio qui a Kauai!!!)
e sentire continuamente il canto dei galli!!.
Addentrandoci nel Koke'e State Park arriviamo fino al belvedere finale (Kalalau
Lookout) a oltre 1200 metri sul livello del mare e da lì osserviamo il primo
scorcio della Napali Coast: i colori sono incredibili: il blu del mare e del
cielo e il verde che qui invade qualunque cosa emerga dal mare sono splendidi!
Incontriamo anche dei coloratissimi fringuelli dalla testa rossa (chiamati Apapane)
e ne fotografiamo alcuni.
Dopo aver pranzato al Koke'e Lodge (affitta anche camere ed è ottimo come base per le escursioni a piedi nel parco) decidiamo di seguire uno dei sentieri che circondano il canyon. Percorriamo il Canyon Trail che corre lungo il Canyon sul lato opposto a quello visto la mattina dall'auto e arriviamo alle Waipoo
Falls, delle vere "pristine falls", cascate primordiali, come le chiamano qui. Il percorso nel bosco è molto
bello e veniamo subito avvolti dal profumo del sottobosco molto intenso e gradevole
(quasi speziato!). Dopo aver vagato tutto il pomeriggio ritorniamo all'auto (dopo
esserci quasi persi nella foresta per la mancanza di indicazioni!) e scendiamo
verso il mare non prima dopo esserci nuovamente fermati al Waimea
Canyon Lookout dove finalmente incontriamo i Nene, le oche hawaiane in pericolo di estinzione.
Scendiamo poi sulla costa e ci dirigiamo verso le Barking Sands presso il Polihale
State Park, le spiagge, tanto ampie da sembrate infinite, son chiamate così perchè si dice che i granelli siano cavi e, se sfregati, emettano una specie di latrato, mah! Da qui scorgiamo le prime scogliere della Napali Coast. Ormai si è fatto
tardi e ritorniamo sui nostri passi (e ci aspettano comunque un paio di ore di
guida per fare 40 miglia....)
18 settembre 2005
Oggi visitiamo la parte Nord di Kauai. La nostra prima tappa è il Kilauea
Point Lighthouse, centro di un parco per la difesa dei volatili hawaiani autoctoni (gabbiani, albatros, fregate e nene). Poi ci spostiamo a visitare la famosa Secret Beach, sempre nei pressi del Kilauea Point. Visitata anche questa bella spiaggia ci spostiamo ancora oltre sulla hwy 56 verso la cittadina di Princeville, procedendo la strada si restinge e si incontrano spesso dei ponticelli in legno del tipo "one lane", a singola corsia dove il transito può essere
difficoltoso. L'ultimo pezzo di strada prevede anche il guado di un torrentello.
Le montagne sullo sfondo, verdissime e terribili, si ergono a picco verso l'interno
dell'isola ci incantano. Superata Princeville proseguiamo per Hanalei, un'altra
cittadina carina adatta ai surfisti. Anche oggi la giornata è rovinata dalle istant showers, delle vere e proprie docce che colpiscono piccole zone e che in pochi istanti letteralmente inzuppano tutto. Una digressione: arrivati alla fine della strada si diparte il Kalalau Trail, il sentiero che permette di percorrere tutta la Na Pali Coast, salendo e scendendo lungo i fantastici costoni fino ad arrivare alla Kalalau Valley, sotto il Koke'e State Park Lookout. Per chi lo conosce, e' qualcosa di simile al sentiero che, sulle Calanques francesi, collega Marsiglia a Cassis. Il sentiero è lungo ben 11 miglia (di sola andata, aggiungetene altre 11 per tornare…) e può presentare alcune difficoltà e pericoli specie in caso di pioggia, quando può diventare parecchio scivoloso. Ovviamente non è fattibile percorrerlo interamente in una sola giornata e una tenda per trascorrere la notte è d'obbligo. È inoltre
necessario avvisare i ranger della propria intenzione di seguire il sentiero
per la propria sicurezza.
Noi purtroppo non abbiamo il tempo di buttarci in una simile impresa (anche
se ci piacerebbe) e ci limitiamo ad arrivare fino alla Kee Beach prima di
tornare indietro. Il resto della giornata scorre via senza infamia e senza
gloria, fiduciosi che il tempo migliori prenotiamo comunque un giro in barca
della Napali Coast per il giorno successivo (partendo da Port Allen e muovendosi
in direzione opposta rispetto al Kalalau Trail).
19 settembre 2005
Oggi finalmente c'è il sole, anzi la giornata è veramente splendida. Dopo aver preso il sole tutta la mattina nella spiaggia dell'hotel e aver velocemente risalito la strada che costeggia il fiume Wailua fino alle Opaeka'a
Falls nei pressi di Lihue (scattate foto dal belvedere lungo la strada), ci spostiamo in auto verso Port Allen dove ci attende la Lucky Lady, il catamarano che ci porterà ai
piedi della Napali Coast. Il programma della gita prevede la navigazione
al largo della scogliera con tanto di cena in mare per assistere al tramonto.
Partiamo, il porto alle spalle, e ci dirigiamo velocemente verso la Napali
Coast lasciando alla nostra destra le Barking Sands che avevamo visitato
due giorni prima e sulla destra l'isola di Nihau (l'isola proibita, dove
pare vivano qualche centinaio di ultimi hawaiiani, tenuti isolati sotto un
severo regime di isolamento dai proprietari dell'isola: la famiglia Robinson).
Il mare è abbastanza grosso e il catamarano sobbalza violentemente, sembra di essere sulle montagne russe, molto divertente ma in pochi istanti siamo, per l'ennesima volta!, bagnati fradici, e poi eccola la Napali Coast! si staglia innanzi a noi in tutta la sua maestosità. Le scogliere a picco sul mare e bagnate da cascate che fuoriescono dalla roccia in posizioni impossibili sono indescrivibili. Troviamo addirittura una grotta sul mare con tanto di cascata all'interno. La Lucky Lady prosegue il suo viaggio fino ad ultima cascata sul mare con tanto di arcobaleni e poi si comincia la via del ritorno che ci porterà ad
ammirare il tramonto in mare. La gita termina nel migliore dei modi (a parte
la cena dove viene servito un cibo fatto con il vomito del capitano Nemo, bleah!).
La sera in tivvu' guardiamo (i casi della vita!) proprio Jurassic Park dove ritroviamo
alcuni scorci visti il pomeriggio in barca.
20 settembre 2005
Anche oggi sveglia presto e un paio di ore di sole sulla spiaggia.
La tv che ormai da giorni annuncia il possibile arrivo dell'uragano Jova (il
primo dopo Iniki che nel 1992 devastò l'isola e che fu immortalato nel film Jurassic Park), riferisce che l'uragano, se arriverà a colpire Kauai è un categoria 3 e quindi non c'è da scherzare. A noi pare che la tv locale sia leggermente allarmista (le piogge della settimana prima a Hilo venivano descritte come un diluvio, anche se in realtà non han fatto gran danni se non rovinare la nostra vacanza). La traiettoria non è ancora
sicura e non rimane che aspettare.
Comunque la giornata di oggi è assolata e decidiamo, dopo una mattina di sole, di andare a mangiare il Saimin (una zuppa hawaiiana derivata dal ramen al soyu giapponese) all'Hamura
Saimin, un locale di Lihue noto per questa specialità. La zuppa, scopriamo presto, è davvero gustosa anche se il locale di per se è quasi una specie di bettola. Per il pomeriggio abbiamo in programma di raggiungere lo Spouting Horn e il giardino botanico di Lawa'i, purtroppo arriviamo al giardino quando l'orario di visita è già terminato
e dobbiamo rinunciare.
Raggiungiamo anche le spiagge di Po'ipu, popolate da decine e decine di "snorkellisti". Il fondale non sarà quello
del Mar Rosso ma ci sono comunque ogni genere di pescetti: piccoli e grigi
con delle specie di orecchie azzurre, pescioni striati di nero, pesciolini
gialli e...corallo bianco.
Domani partiamo presto per la nostra terza (e ultima sigh!) isola: Oahu. La
sera cena in perfetto stilo americano al "The Bull Shed", un ristorante con
le finestre aperte sulla spiaggia.
21 settembre 2005
Si parte! alle 11 ci attende il volo per Honolulu, nell'attesa prendiamo ancora un poco di sole nella spiaggia dell'hotel, scattiamo alcune foto ricordo dell'albergo a Lihue e ci dirigiamo all'aeroporto.
Atterrati ad Honolulu (volo di 20 minuti, senza problemi) prendiamo l'Airport Waikiki Express per Waikiki dove alloggiamo al Radisson. La cittadina di Waikiki, anche se caotica, tipicamente turistica e piena zeppa di turisti giapponesi ci piace parecchio: dopo due settimane di natura incontaminata (o quasi) un poco di caos, ressa e di smog non ci dispiace affatto.
Ad Oahu non affittiamo l'auto per cui il resto della giornata la passiamo dando
libero sfogo alla nostra voglia di shopping lungo la Kalakaua Avenue: il cambio
favorevole, l'abbondanza e la qualità nei capi di vestiario disponibili ci
lascia molto soddisfatti (pare di essere in un unico enorme outlet nostrano!).
22 settembre 2005
Anche oggi la giornata è splendida (ormai il pericolo dell'uragano Jova sembra scemato: ha cambiato rotta e non sfiorerà neppure le isole) e cominciano a visitare l'isola. La nostra prima meta è il Byodo-in Temple sulla costa sopravento a una trentina di miglia da Waikiki. Come detto non abbiamo affittato un'auto e questo si rivela subito un errore: il servizio di autobus (TheBus) anche se efficiente e organizzato ci fa perdere almeno un paio di ore, vabbè!
Arrivati al Byodo In Temple, posizionato in un bellissimo anfiteatro naturale
composto dalle montagle del Koolau interamente coperte da vegetazione verdissima
e con le nuvole a cappello. Sembra un poco una delle scene dell'Ultimo Samurai...
ed infatti il tempio, buddista, è la copia del vero tempio Byodo In che si
trova in Giappone.
Passiamo l'intero pomeriggio a vagare per la valle. Terminata la visita torniamo
a Waikiki (impiegandoci ancora un paio d'ore!), ormai la giornata è passata:
la nostra scelta di non affittare un'auto si sta davvero rivelando un grosso
errore. La sera ceniamo in un locale giapponese sulla Kulakaua Avenue dove
ci gustiamo dell'ottimo Ramen al Soyu.
23 settembre 2005
Oggi la meta è Pearl Harbor, destinazione Arizona
Memorial. Questa volta siamo
fortunati con TheBus, usciamo dall'hotel e troviamo subito l'autobus giusto
che ci porta direttamente di fronte all'Arizona Memorial (impiegando comunque
un'ora e passa....).
La visita è abbastanza una delusione, i tempi di attesa per poter arrivare, in barca, alla zona dove la USS Arizona affondò sono lunghi e la ressa è notevole. Inoltre la retorica nazionalistica ci pare un poco troppo pesante dopo 64 anni. All'interno del museo video di History Channel a volume altissimo sull'attacco di Pearl Harbor, possibilità di vedere parecchi residuati bellici (dell'attacco giapponese e della guerra in generale)e di comprare souvenir vari (tra cui il DVD di "Pearl Harbor",
il film con Ben Affleck di qualche anno fa) e un documentario di 30 minuti
introduttivo alla gita in barca verso il relitto della Arizona (dal tono fortemente
patriottico, autocelebrativo e un pochino guerrafondaio...).
Piuttosto impressive (e anche un poco ipocrita) la presenza degli ultimi reduci
che raccontano l'attacco e rispondono alle domande dei turisti; il senso dell'orgoglio
ferito è molto presente in parecchi americani e la cosa contrasta parecchio con il fatto che una buona metà dei turisti è giapponese
e si fa scattate foto con la 'V' di vittoria, mah!. Comunque notevole e interessante
la visita del relitto.
Terminata la visita ritorniamo verso Waikiki e dopo un paio di ore arriviamo
fino al Sea Life Park, all'estremo bordo meridionale dell'isola, dopo Hanauma
Bay. Il parco, anche se un poco disordinato, ci permette di vedere da vicino
parecchie tartarughe , delfini, foche e alcuni chiassosissimi leoni marini.
Ormai è quasi il tramonto e sulla spiaggia ammiriamo altri surfer in lotta
con le onde.
24 settembre 2005
Stamane ci aspetta Diamond Head, il punto più alto e famoso di Waikiki, così chiamato
per un antico equivoco: due secoli fa i cristalli di calcite che abbondano
sulle pendici furono scambiati, dai primi esploratori europei, per diamanti
grezzi!. Si tratta si un cratere vulcanico alto qualche centinaia di metri
nato dall'esplosione del vulcano Ko'olau.
Oggi fa caldissimo, saliamo per la strada asfaltata fino all'ingresso del parco,
situato nel centro della antica caldera del vulcano estinto, e poi iniziamo
un'escursione di una cinquantina di minuti su un sentiero sterrato sotto il
sole bollente ed in mezzo ad una vegetazione di piante rinsecchite. Sbuffando
come mantici arriviamo in cima (l'ultimo pezzo sono tre interminabili rampe
di scale, puff puff!).
Dalla cima (affollata di sfiatatissimi turisti americani formato extra large)
godiamo di un'ottima vista di Waikiki e scattiamo alcune foto.
Terminata la visita scendiamo e pranziamo; Il pomeriggio ci spostiamo ancora
più a sud e ci dedichiamo alla visita di Hanauma Bay, dove la caldera di un'antico vulcano ormai estinto è stata
erosa dal mare fino a creare un'insenatura veramente fantastica!
La baia è popolata da bagnanti che fanno snorkelling; Prima di accedere alla spiaggia, che è parte
di un parco marino protetto, veniamo istruiti dai ranger, attraverso la proiezione
di un filmato, sulle bellezze della baia e sulle cose da non fare per non disturbare
la fauna acquatica.
25 settembre 2005
È una splendida giornata, e per oggi abbiamo in programma di visitare la parte Nord dell'isola: La North
Shore tanto famosa per il surf. Purtroppo oggi c'è una gara cisclistica (volete ridere? i partecipanti alla gara devono comunque rispettare i semafori.... vedere 'sti poveri cristi pedalare come dannati sotto il sole e poi rifiatare ad ogni rosso faceva davvero piangere dal ridere!!!) ed il nostro autobus impiega un paio d'ore per arrivare fino a Turtle Bay, l'estrema propaggine nord dell'isola di Oahu poi proseguiamo e arriviamo fino a Waimea (si, c'è una Waimea in ogni isola qui....), dove ci rechiamo a visitare le Waimea Falls (location di alcune scene del film "Il Tesoro dell'Amazzonia")
all'interno di un parco botanico molto carino.
Terminata la visita ripercorriamo a ritroso la valle e ci dirigiamo verso la
Waimea Beach Park, una spiaggia con una distesa di sabbia dorata e l'acqua
blu che più non si può. Questa è (insieme alla banzai Pipeline) una delle spiagge più famose
per il surf durante i mesi invernali. D'estate invece le acque sono calme e
un vero paradiso per i bagnanti.
26 settembre 2005
L'ultimo giorno. Dopo un'abbondante colazione a base di Pancake passiamo le
poche ore che ci separano dalla partenza a passeggiare per Waikiki. La sera
ci attendo il volo: lunghissimo! da Honolulu a Newark e poi da Newark a Milano.
Vacanza finita. Alla Prossima!!!




















