Le fantastiche Mura di Avila
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Introduzione
Descrizione
Di ritorno da un soggiorno a Madrid, decidiamo di visitare quello che, a 1128 metri sul livello del mare, è il capoluogo di provincia più alto di tutta la Spagna, Avila che, secondo la leggenda, prende il nome da Abyla, la moglie di Ercole, al quale diede un figlio, Alcideo, che conquistò la penisola iberica battezzando con il nome di sua madre l’omonima città.
In realtà, Avila (Obila) fu chiamata così da una popolazione celtica, i Vetoni, che vi si stabilì intorno al VII secolo a.c., prima dell’avvento dei Romani, che posero le basi per la costruzione della famosissima cinta muraria per opera di Alfonso VI che, nel 1088 (dopo secoli di dominazioni visigota prima ed araba poi) finalmente incaricò suo genero don Raimondo di Borgogna di ripopolare la città e fortificarne le mura per meglio proteggerla e difenderla dopo la vittoria a Toledo nel 1085 contro gli arabi. Iniziò così lo sviluppo di Avila grazie soprattutto all’avvento dei Mozarabes (spagnoli cristiani sotto il dominio arabo) e degli Ebrei scappati dalle persecuzioni del Sud del paese.
Nel 1492 la Spagna fu riunificata sotto il regno di Re Ferdinando e di sua moglie Isabella, ed ebrei e musulmani furono cacciati dalla città. Il secolo migliore per Avila fu senza dubbio il XVI (periodo in cui nacque anche Santa Teresa), quando raggiunse l’acme della prosperità economica e divenne un centro politico, culturale e religioso di grande rilevanza e si portarono a compimento molte opere architettoniche e si fecero l’illuminazione e la pavimentazione delle strade.
Nel 1985 è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità per la bellezza delle sue mura, lunghe più di 2 chilometri ed ancora intatte, dalle quali partirono i soldati che batterono gli arabi a Saragoza, della sua Cattedrale, del convento di Santa Teresa e della città vecchia.
Arrivando ad Avila in auto, la prima impressione è veramente notevole. La cinta muraria con le sue ottantotto torri e la città in essa contenuta svettano sulla roccia dando quasi l’impressione di ritornare indietro nel tempo.
Ci dicono che spesso, durante l’inverno, l’accesso è difficile a causa della neve che blocca le strade, ma, mi viene subito da pensare, che, tutta imbiancata, deve apparire come un luogo delle favole.
Lasciamo la macchina fuori dalle mura ed entriamo dalla più imponente delle nove porte, la Puerta de San Vicente. Attraversiamo la calle de Tostado ed arriviamo proprio sulla piazza dove sorge la splendida Cattedrale, il cui abside semicircolare fa parte integrante della cinta muraria. La facciata della Cattedrale ha due torri, una non interamente edificata, che risalgono al XIV secolo, ed appare massiccia e perfettamente in linea con l’architettura militare del resto delle mura. Lo stile della chiesa è romanico-gotico e la sua costruzione risale a cavallo dei secoli XII e XIV.
All’interno, si aprono tre navate che sfociano nell’abside romanica e nell’altare maggiore, il vero capolavoro della pittura locale. Iniziato da Pedro Berreguete, continuato da Santa Cruz, alla sua morte con le opere della Crocifissione e le due tavole della Resurrezione e dell’Epifania, fu terminato da Juan de Borgona che diede anche senso e forma all’insieme. Diverse cappelle completano l’edificio insieme al Coro di settanta sei posti in due ordini d’altezza. Si può visitare anche il Museo della Cattedrale con il suo chiostro gotico e le sue opere pittoriche (c’è anche un dipinto di El Greco) ed orafe.
Uscendo dalla Cattedrale il sole è molto forte ma l’aria è piacevolmente fresca, quindi decidiamo di fare il giro delle mura che sono quasi interamente visitabili. è molto bello passeggiare sul loro “camino de ronda” e godere della bellissima vista della valle sottostante. Bello ma faticoso. Appena scesi andiamo a fare uno spuntino in un ristorante, La Bruja, che poi si rivelerà una fantastica scoperta, a 400 metri dalla Cattedrale, accanto al Convento di Santa Teresa, in una casa storica del XVI secolo. La terrazza è fantastica e deve esserlo ancora di più la sera con la vista sui torrioni illuminati. Ordiniamo oltre al famoso chuleton de Avila, un pasticcio di formaggio, mandorle e cipolline glassate. Divino!
Nel pomeriggio visitiamo, chiaramente, il Convento di Santa Teresa, eretto nel 1636 sulla casa dove viveva la santa (la cappella è stata ricavata nella stanza dove nacque e dove ora c’è una sua statua in argento). Finiamo il nostro tour cittadino con la Iglesia de Mosen Rubì, chiesa gotica del XVI secolo annessa ad un convento domenicano e la chiesa di San Juan, del XIV secolo, dove santa Teresa venne battezzata.
La giornata volge al termine e dobbiamo andar via, ma consigliamo a tutti di visitare questa cittadina tanto bella e particolare. La Spagna è una terra piena di bellezza, inesauribile, e vale davvero la pena conoscerla bene.










