Tunisia - Il Mediterraneo alle porte del Sahara
Community: Diari di viaggio e Racconti Tunisia - Il Mediterraneo alle porte del Sahara
Introduzione
Le Tappe del Viaggio
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.
La visita della città di Tunisi e del graziosissimo paesino di Sidi Bou Said è una delle escursioni giornaliere che normalmente i tour operator propongono a chi soggiorna sulla costa. E' un'occasione per immergersi nei colori e nei profumi che offrono gli affollati vicoli della medina, vero cuore pulsante, al di la dei turisti che vi si aggirano, del modo di sentire e concepire la vita dei popoli arabi, con una spruzzata di archeologia legata alla visita del Museo del Bardo e del Parco archeologico di Cartagine, per concludere infine la giornata con la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said, immerso nei suoi tenui colori pastello dalle tonalità bianche e azzurre, che sembrano proiettarlo in una dimensione unica, sovrastando il mare sottostante dalla cima di una collina verdeggiante.
Tunisi, città a cavallo fra gli imperi di Roma e dell'Islam
La
moderna Tunisi, che esisteva già all'epoca
di Cartagine con l'antico nome di Tynes, è arrivata oggi ad
inglobare, con i sui sobborghi di candide villette immerse in quieti giardini,
le antiche rovine della città fenicia, che così tenacemente contrastò lo sviluppo
di Roma nell'area mediterranea. Ma lo scarso interesse dei romani dopo la definitiva
conquista della zona fece si che il vero sviluppo della città avvenne solo
dopo la conquista mussulmana, così che oggi Tunisi rimane fondamentalmente
una città araba
con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. E' con la costruzione
della Grande Moschea di Zitouna (Moschea
dell'Ulivo) risalente
al 732 d.C. che si può collocare l'inizio del vero e proprio sviluppo della
città di Tunisi. La moschea, utilizzata ancora oggi per il culto e visitabile
solo nel cortile interno con il suo bel colonnato a fregi geometrici, è il
cuore dell'antico souq ed è la prima tappa della visita nella medina. Un'interessante
prospettiva si può godere dall'alto, salendo sul tetto di uno dei numerosi
bazar che la circondano. Impossibile trovare le scale d'accesso senza una guida
che sappia districarsi tra viuzze e portici, aggirare montagne di tappeti e
dare uno sguardo compiacente al mercante che concede il passaggio sperando
in un buon affare al ritorno. Tetti che di per se rappresentano delle piccole
opere d'arte, arricchiti con finissime decorazioni, realizzate con mattonelle
di ceramica dipinte a mano, a formare colonne, archi e piccole finestre affacciate
su viuzze e cortili sottostanti brulicanti di un incessante andirivieni. Terminata
la visita della moschea potete girovagare per la medina, cercando di non perdervi
nell'autentico labirinto di stradine, ma lasciandovi trasportare al contempo
in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che da ogni angolo attireranno
la vostra l’attenzione,
in un susseguirsi di piccole mosche, portoni colorati, piccoli bar, bazar di
tutti i tipi e carichi di ogni genere di merce. Quando vi sarete infine stancati
di girare recatevi a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata
una delle più importanti collezioni al mondo di maschere e mosaici romani
realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute negli anni durante gli scavi
archeologici condotti nei vari siti ubicati in Tunisia. Il museo è poco lontano
dal centro ed è situato
nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti, le sue sale sono
organizzate per periodi storici con reperti risalenti ai periodi Preistorici,
Punici, Cartaginesi, Romani e Proto-Cristiani. Alcune sale prendono il nome
dai grandi e maestosi mosaici che ospitano, come la sala di Bacco e
Arianna, il
cui mosaico che occupa tutta una parete è stato ritrovato a Thuburbo Majus,
la sala di Ulisse, con il mosaico rinvenuto nella casa omonima
a Dougga e in cui l'eroe viene ritratto legato all'albero maestro della sua
nave per resistere al canto delle sirene. In un'altra sala è ospitato un mosaico
molto interessante dal punto di vista storico, in cui il poeta Virgilio, con
in mano la sua opera più famosa, l'Eneide, è raffigurato seduto tra le sue
due muse, Clio ( la storia ) e Melpomene ( la tragedia ). Per completare la
visita di Tunisi ci rechiamo a vedere il parco archeologico di Cartagine,
non aspettatevi grandi cose perché la maestosa città fenicia venne rasa al
suolo subito dopo la conquista romana e di quella edificata successivamente
dai vincitori non rimangono che pochi resti, come le Terme fatte edificare
da Antonino Pio in prossimità del
mare.
Sidi Bou Said, perla mediterranea
Più interessante
si rivela la visita del caratteristico paesino di Sidi Bou Said a
circa 17 Km. da Tunisi. Qui il paesaggio ricorda molto da vicino le atmosfere
dei paesi delle isole greche, dall'architettura delle case dipinte nei toni
pastello bianchi e azzurri, ai fiori e alle piante che spuntano da minuscoli
giardini incastrati tra una casa e l'altra. E’un vero piacere passeggiare tra le sue stradine e fermarsi a bere un tè alla
menta in uno dei bar che dalla piazzetta principale si affacciano a picco sul
mare sopra la piccola spiaggia di sabbia del paese.
Caldo e ancora caldo !!!. Una delle tante definizioni da dizionario recita così "Che si trova ad una temperatura superiore a quella normale o abituale o conforme ad una qualsiasi aspettativa ", non so dirvi quale sia qui la normalità o cosa ci si debba aspettare, ma ricordo bene che anche la nostra simpatica guida tunisina, che probabilmente aveva osato troppo indossando una sgargiante cravatta colorata a mo' di nodo scorsoio sopra la camicia, sudava abbondantemente. Penso che poche cose vi possano preparare alla temperatura che si respira qui nei mesi estivi, anche per via del forte tasso di umidità che inevitabilmente alza l'indice di calore, per cui conviene ribadire ancora una volta, come ho già detto nella presentazione del viaggio in Tunisia, che qui è meglio venirci in un'altra stagione, ..... a meno di non equipaggiarsi di un costume adeguato cercando di mimetizzarsi con la fauna locale. Ma ormai c'ero e per nulla al mondo mi sarei perso il giro, che ricorderò tra l'altro anche un discreto attacco di corri,corri, derivato a mio avviso, più che dal cibo o dall'acqua, dal forte sbalzo di temperatura tra il gelo dell'aria condizionata del pullman e la torrida afa esterna. E finalmente partiamo per questa due giorni non stop, inoltrandoci dalla costa mediterranea verso la porta d'ingresso del Sahara.
El-Jem, Matmata e le case troglodite
Prima tappa d'obbligo la cittadina di El-Jem per
visitare il ben conservato anfiteatro romano, un Colosseo appena più piccolo di quello più noto. Lungo 138 mt. per 144 di larghezza si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza , si ritiene che potesse arrivare a contenere, al massimo della capienza, fino a 30.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba. La vista d'insieme che si può godere salendo sull'ultimo livello delle gradinate è davvero notevole, potendo spaziare tra l'interno dell'anfiteatro e la città araba che lo circonda. Oggi l'anfiteatro è inserito nell'elenco dei luoghi dichiarati patrimonio dell'umanità dall'ONU. Lasciata El-Jem riprendiamo il nostro viaggio verso Sud sotto un sole implacabile che non ci abbandona un attimo. Percorriamo un tratto di costa fino a Gabès
deviando poi in direzione di Matmata in un
paesaggio che si fa via, via sempre più arido e lunare. Basse e spoglie colline si profilano all'orizzonte, punteggiate da rare macchie verdi formate da una bassa vegetazione e da sparute palme abbarbicate alla terra arsa, ci si aspetta quasi di vedere da un momento all'altro la capsula lunare ammarata di Armstrong e soci, con la voce di Tito Stagno in sottofondo che ripetete incredulo "... ecco ha toccato terra, il primo uomo è sbarcato sulla luna.. ", chissà se
qui hanno mai visto la diretta della trasmissione? Ne dubito fortemente, ma
questo mi fa venire in mente una considerazione sul fatto che qui i turisti
vengono portati per visitare le cosiddette case troglodite.
Tipiche abitazioni che i Berberi, antica etnia ancora maggioritaria nella zona,
costruirono sotto il livello del terreno per proteggersi dall'eccessivo calore
esterno e che ancora oggi qualcuno di loro sembra preferire alle moderne costruzione
sopraelevate. Le case, ricavate scavando vari ambienti intorno ad un pozzo
centrale che ne costituisce l'ingresso e l'unica fonte di luce e ricambio d'aria,
godono di una temperatura fresca ed isotermica, risentendo in maniera inferiore
degli sbalzi giornalieri e stagionali del clima. Ora, se nella nostra cultura
occidentale il termine troglodita ha assunto un significato meramente spregiativo
ad indicare una persona primitiva, rozza ed in generale poco intelligente,
non siamo forse più trogloditi noi che viviamo in case di cemento, ammassati l'uni sugli altri e costretti a spendere infinite risorse per scaldarle d’inverno e rinfrescarle d'estate? Mah .... , quello che è certo è che solo il contatto con popoli e culture diverse dalla nostra può darci
l'esatta misura di chi siamo realmente e di dove andremo a finire.
Le porte del Sahara
E' ormai
pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Douz, la porta del
Sahara al margine nord-est del Grande Erg Orientale, ci sistemiamo nell'albergo
dove trascorreremo la notte e usciamo di nuovo per una breve cammellata nel
deserto. Siamo in ritardo sul programma e la nostra guida deve discutere animatamente
con il padrone della mandria per permetterci di salire a bordo di una di queste
simpatiche cavalcature, non a caso chiamate navi del deserto per via di quell'andatura
che ti provoca lo stesso effetto di stare in mare a beccheggiare avanti ed
indietro. Finalmente ci sistemiamo e iniziamo a spingerci per un breve tratto
nel deserto, seguendo piste immaginarie come viene più comodo al cammello, che probabilmente non ne può più di scarrozzare turisti sulla sua groppa. E’ una simpatica esperienza se non l'avete mai provata, un po’ come sentirsi dei novelli Lawrence d'Arabia lanciati in una romantica carica verso il nemico, l'unico consiglio è quello di indossare, se li avete dietro, dei pantaloni vecchi, perché l'odore dell'animale per osmosi si trasferirà in maniera permanente sui vostri vestiti lasciandovi cosi un indelebile ricordo dell'esperienza. A Douz si può visitare il grande palmeto, centinaia di migliaia di palme inserite nella più grande oasi della Tunisia, ma non saprei dirvi di più perché il nostro programma non ne prevedeva la visita.
Tozeur e le oasi di montagna
La mattina seguente, dopo una notte piuttosto
agitata, ripartiamo per la successiva tappa del mini tour, la mitica città di Tozeur,
avvolta in quell'aurea magica così struggentemente cantata da Battiato. La
strada per Tozeur attraversa la depressione dello Chott el-Jerid, un
immenso lago salato di quasi 5000 Kmq che fa parte di un complesso di laghi
che dal mare si estende nell'interno spingendosi per centinaia di Km verso
la città algerina di Biskra. Per la maggior parte dell'anno il lago è asciutto e non è raro vedere fantastici effetti ottici creati dai raggi del sole che si riflettono sullo strato di sale della superficie. La strada che attraversa lo Chott el-Jerid è ricavata su un terrapieno nella sua parte più settentrionale, ogni tanto si incontrano delle stazioni di sosta dove la maggiore delle attrazioni è costituita dalle bancarelle di venditori ambulanti in cui è possibile
acquistare, tirando alla morte sul prezzo, pietre e minerali della zona, in
particolare la famosa Rosa del Deserto. Una formazione minerale
che nasce dal fenomeno di evaporazione di vene di gesso umido, presenti sotto
la sabbia, conseguenza della penetrazione in profondità del calore solare, il gesso risalendo verso la superficie si cristallizza e forma delle concrezioni che ricordano molto da vicino i petali del fiore della rosa. Arrivati a Tozeur non abbiamo molto tempo per respirare il misticismo che dovrebbe avvolgere e coprire come un sottile manto tutta la cittadina, appena scesi dal pullman saliamo a gruppi su piccoli calessi avviandoci cosi per la visita del grande palmeto. Qui assistiamo ad una breve descrizione di come avvenga l'impollinazione, aiutata dall'uomo, della palma femmina, quella che produce i datteri, da parte della palma maschio che al contrario non produce nulla. Accidenti questa era proprio una cosa che mi mancava e come al solito la categoria maschile non ci fa una gran bella figura demandando al lato femminile l'incombenza più faticosa nel dare vita alla vita, mah... , sarà che mi aspettavo qualcosa di più, che stavo ancora smaltendo i postumi della notte agitata, e che questi giri organizzati lottano dall'inizio alla fine contro il tempo che non è mai abbastanza, ma di Tozeur e della sua mistica atmosfera non mi è rimasto un mistico ricordo. Molto più affascinante si è rivelata
la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna.
Una macchia di verde che la natura si è divertita a disegnare in un mare di
ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria
e a soli 60 km da Tozeur. Le cosiddette Oasi di montagna sono formate dai villaggi
Berberi di Tamerza, Midès e Chebika,
già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa, durata 22 giorni, che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Oggi la città è stata riedificata con criteri moderni a poca distanza dalle rovine dell'antica Tamerza che conserva, con le sue tortuose stradine strette tra gli scheletri delle case abbandonate, un fascino veramente unico. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.
Kairouan, il quarto luogo santo dell'Islam
Lasciato lo struggente
paesaggio delle Oasi riprendiamo il tour verso l’ultima tappa, la città santa
di Kairouan. La città venne fondata nel 670 d.C. da un generale arabo, racconta la leggenda che il luogo prescelto fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una misteriosa coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima. Oggi Kairouan è considerata la quarta città santa dell'Islam oltre ad essere un rinomato centro di produzione dei tappeti. Se riuscirete ad evitare l'immancabile visita di una delle tante fabbriche, vi rimarrà un po' di tempo per visitare la medina circondata dalle mura edificate per la prima volta nel VII secolo. All'interno troverete tutti gli edifici più interessanti della città, come la Grande Moschea, la Moschea delle Tre Porte, i Bacini degli Aghlabiti ed altri ancora, ma se siete stanchi di visitare moschee e musei potete tranquillamente andarvene a zonzo per le sue stradine cercando di cogliere gli aspetti più quotidiani della vita locale. E con la visita di Kairouan termina la nostra due giorni di full immersion nel sud della Tunisia, con l'immancabile nota sul fatto che il tempo è un tiranno che concede sempre troppo poco di se per riuscire a sentire di più le
cose che si vedono al di la di un semplice e fugace passaggio.
L'eco di Roma
La visita di questi due siti archeologici è normalmente inserita in tutti i tour della Tunisia ed è proposta anche come gita giornaliera per quelli che soggiornano in una località marina lungo la costa. Certo che come escursione giornaliera comporta un po' di fatica in più, soprattutto nel periodo estivo, quando la calura è più pressante e arrivi a respirare con il naso non solo l'aria, ma anche l’umidità emanata da tutto ciò che ti circonda. Girovagare sulle antiche stradine acciottolate, le stesse calpestate dai romani in epoca remota, sotto un sole implacabile, che qui evidentemente, al contrario di come spesso si dice, non è riuscito a spaccare le pietre, non si può dire sia proprio la soluzione ideale, anche se alla fine non si può neanche affermare che non ne valga veramente la pena. Partiamo di buon mattino dopo aver raccolto tutti gli altri temerari dagli alberghi della zona e lasciando la costa ci addentriamo verso l'interno in un susseguirsi di paesaggi che alternano zone di tipo mediterraneo, coltivate a frutta, a zone via, via sempre più desertiche.
Arriviamo giusto in tempo per lo scoccare di mezzogiorno e dopo esserci ripresi
dallo sbalzo di temperatura, tra l'aria condizionata del pullman e la bollente
atmosfera esterna, entriamo a visitare il sito archeologico.
Dougga
Siamo a circa
6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi in
direzione sud-ovest. Storicamente il sito era probabilmente già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C. grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina sulla vasta pianura sottostante. Lo storico greco Diodoro, nei suoi scritti del 310 a.C., parla dell'antica città di Thugga come
uno dei centri più importati della zona. Dopo il controllo cartaginese ed alla fine della seconda guerra punica, nel 200 a.C., la città entra nell'orbita del regno numida di Massinissa rimanendovi poi fino al 46 d.C. quando, con la definita sconfitta di quest’ultimo da parte dei romani, ha inizio il processo che la porterà a
diventare parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il suo
nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV
sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, arrivando ad ospitare nella sua area urbana alcune migliaia di persone, ma il declino è dietro l’angolo ed in coincidenza con l'invasione dei vandali ha inizio una lenta decadenza che la porterà nel tempo ad un quasi completo abbandono. Se ne ritrovano tracce nel periodo bizantino a partire dal 533 d.C. come zona fortificata a difesa dei confini dalle scorrerie delle tribù nomadi
del deserto. Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova lo stupefacente Anfiteatro cittadino,
eretto nel 188 d.C. per munifica donazione dal facoltoso Marcus Quadratus,
dove anticamente venivano rappresentati i classici dell'epoca. Forse è qui che probabilmente devono aver inventato la "serale", perché altrimenti non si spiega come fosse possibile per gli spettatori resistere sotto un tale sole, ma diversamente da come è possibile
ammirarlo oggi dovevano esserci delle coperture mobili magari realizzate con
dei teli. Superato l'anfiteatro, che ancora oggi ospita migliaia di spettatori
in occasione del festival internazionale di drammi classici di Dougga, si prosegue
lungo la strada che porta al Campidoglio, uno dei monumenti
meglio conservati e più ammirati di tutta l'epoca romana. Appena prima del
tempio si apre la piccola Piazza dei venti, sul cui pavimento
era posto un mosaico che recava le indicazioni e le direzioni dei 12 venti
conosciuti (riconoscibile l'antico nome Africanus dello Scirocco). Su una piattaforma
rialzata, subito dietro la piazza, si erge maestoso il Campidoglio con colonne
alte quasi 10 mt.. Donato alla città dalla famiglia Marcia nel 166 d.C. venne
eretto in onore della triade Giove, Giunone e Minerva di cui si riconoscono
nel lato nord le nicchie in pietra che ne contenevano le statue. Attorno alla
Piazza dei venti si trovano in non perfetto stato di conservazione i resti
di due altri edifici, il Tempio di Mercurio e il Tempio
della pietà di Agostino. Mentre proseguendo verso sud si incontrano
il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben
visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il grande Tempio della Concordia, quello
di Frugifero e Liber Pater e le grandi Terme di Licinio,
uno dei tanti complessi termali di cui si giovavano in ogni stagione gli antichi
romani, con la stanza del frigidarium ( dove si prendevano
i bagni di acqua fredda ) che conserva ancora praticamente intatte le pareti
perimetrali. Appena ai margini di una strada sterrata che chiude il lato sud
del complesso archeologico, in direzione sud-est dalle Terme di Licinio, si
trova la Casa del Trifoglio, l'antico bordello
cittadino il cui nome attuale deriva dalla forma a fiore di trifoglio di una
stanza interna. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai
in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla
caratteristica forma a ferro di cavallo, in cui evidentemente i romani erano
soliti condividere anche i momenti più intimi. In lontananza si vede la parte più alta
del Mausoleo Libico - Punico, che con i suoi 3 piani e i
21 mt. di altezza sporge dalle cime degli alberi, mirabile esempio dell'architettura
del periodo numida del II sec. a C. durante il regno di Massinissa. Tutt'intorno
al cuore del sito sono disseminate, per chi ha ancora gambe per "pedalare",
numerose altre costruzioni, cisterne per la raccolta dell'acqua e templi, come
quelli dedicati a Plutone e a Giuone Caelestis, versione
romana della dea cartaginese Tanit, edificato nei pressi dell'Arco di Alessandro Severo eretto
tra il 222 e 235 come porta d'ingresso occidentale della città.
Thuburbo Majus
Dopo la sosta
per il pranzo ed un meritato riposo, sulla strada del ritorno ci fermiamo a
visitare il sito archeologico di Thuburbo Majus. Siamo a 60
Km a sud-ovest di Tunisi, nei pressi del paese di El-Fahs.
Antico insediamento di tribù Berbere cadde sotto il controllo cartaginese nel V sec. a.C., e dopo averne condiviso la sfortunata sorte, solo nel 128 d.C., in seguito alla visita dell'imperatore Adriano, riuscì a conquistarsi il titolo di municipalità romana divenendo in breve tempo un ricco ed importante centro per il commercio di prodotti come l'olio, il vino ed il grano. I principali resti archeologici del sito risalgono al periodo di maggior splendore della città e sono datati all'incirca al II secolo d.C. Uno degli edifici più interessanti è la Palestra dei Petroni,
luogo all'aperto adibito alla pratica sportiva fatto edificare dalla famiglia
di Petronius Felix nel 225 d.C., di cui rimane intatta una parte del Portico conosciuto
con lo stesso nome. Su tutto il complesso domina il Campidoglio,
edificato nel 168 d.C. in onore degli imperatori Marco Aurelio e Commodo e
posto sotto la protezione della triade Giove,Giunone e Minerva, si accede alla
piattaforma da una larga scalinata sulla cui sommità sono rimaste in piedi
4 colonne di calcare rosa. Antistante il Campidoglio si trovano il Foro con
annessi il Mercato ed il Tempio di Mercurio,
ma delle costruzioni non ne rimane che il contorno perimetrale. Proseguendo
in direzione sud-est si trovano il già citato Portico dei Petroni, con alle
spalle le Terme d'Estate ( uno dei 5 complessi termali )
e continuando il Tempio di Esculapio ed il Tempio di Celesti, per
arrivare in fondo al sentiero al Santuario di Baal,
dio punico la cui venerazione era sopravvissuta nella società romana alla caduta
di Cartagine. Un piccolo tempio quadrato di cui rimangono una breve scalinata
e due colonne, ma da cui si gode una bella vista sulla campagna circostante.















