Antartide
Community: Diari di viaggio e Racconti Antartide
Introduzione
Descrizione
“Antartide” di Franco Masini.
“Antartico
Spronare l’Italia a partecipare alla Conferenza Antartica, rilevare zone costiere non cartografate, constatare l’efficienza di una base lasciata dalla precedente spedizione, questi erano alcuni degli scopi ufficialmente dichiarati, mentre in privato si parlava di trovare le prove delle vestigia di una civiltà scomparsa (Atlantide!).
La teoria enunciata dal capo spedizione nel libro “Una Civiltà Sotto Ghiaccio” (di F.Barbiero, Editrice Nord, Milano), che prevedeva un tempo in cui l’Antartide avrebbe goduto di un clima migliore (non era ghiacciato!), ci spinse a recarci laggiù per reperir le prove.
Che effettivamente trovammo, perché come previsto, scavando in una Morena glaciale, vennero alla luce alberi fossili, silicizzati, che però, a detta degli scienziati della base Polacca (che li esaminarono), risultarono essere assai più datati di quanto si pensasse (qualche milione di anni!), così da escluderli dal contesto in questione.
Oltre a queste, rinvenimmo anche altre prove di datazione più recente (una statuina bronzea rinvenuta in un bivacco di balenieri dell’800 ed altre…!), ma quella decisiva non venne mai trovata e come tutte le cose non provate, che si fa fatica ad accettare, ci rimase il vanto di aver percorse le estreme propaggini della Penisola Antartica, a bordo di un gommone!
E non è poco!
Perché Antartide, il cui nome da solo fa già scorrere brividi di freddo, è sinonimo di avventura, al limite delle capacità umane e nonostante le molte persone che oggi ci vanno, conserva ancora intatto il fascino del suo mistero.
Che noi raccogliemmo, pieni d’entusiasmo e di passione, convinti che a superar le prove bastassero il coraggio e la buona sorte (che in effetti ci fu favorevole).
Personalmente, per poter dire “C’ero anch’io”, sfidai il disagio di dormire all’addiaccio; mi alimentai con scarse e poco appetitose razioni di cibo; affrontai il freddo con indumenti inadatti e stracciati, vissi tre mesi in un modesto mezzo di trasporto, ma non soffrii mai per lo sconforto, semmai di solitudine!
Nessuno di noi ebbe mai a soffrire di malattie da raffreddamento (non da virus perché in Antartide non ci sono!); coliche (con quel che si mangiava potevano insorgere patologie da malnutrizione!), né a causa del freddo, (proprio nell’anno in cui si svolse la spedizione, il clima in Antartide, fu abbastanza mite), né da altri motivi contingenti, come ferite da taglio o da incendio (nella Baia Aguirre ci accomodammo in una baracca che confinava con un deposito di Dinamite che poi prese… fuoco!), né di ordine psicologico, che vivendo in
Ci aiutò lo spirito di adattamento, ma anche e soprattutto la fantasia!
Fantasia, che ci faceva immaginare cose mai viste: animali esotici che sbucando da dietro una roccia o facendo capolino dal mare, ci venivano a guardare o ci spiavano senza tema di essere visti.
Sembrava che dialogassero fra loro, quegli animali, con un linguaggio molto simile al nostro!
Pareti di ametista, cristalli di rocca e quarzite dai mille e mille colori col sottofondo dal rumor di tuono (causato dai blocchi di ghiaccio che ogni giorno si staccavano dalla muraglia e cadevano in mare a formare gli Iceberg) e di suoni sottili come di cristallo infranto.
Suoni mai percepiti prima d’ora, che davano la sensazione di trovarsi in un giardino incantato (il.... biblico “ giardino dell’Eden”).
A facilitarci il compito di affrontare il nostro già difficile viaggio, fu l’accoglienza di coloro che incontrammo lungo il cammino (le basi): Polacchi, Cileni, Russi e persino gli Argentini, verso i quali, fin dall’inizio della storia, eravamo prevenuti perché si temeva boicottassero la spedizione (accampando il diritto di esclusività sui territori antartici di loro competenza), si comportarono come tutti quanti.
Il Cile, ad esempio, in occasione del nostro primo naufragio, inviò le sue navi pendolari a cercarci e poi ci ospitò nelle sue basi militari (base Almirante Frej) , i Russi con al loro offerta di dormire al coperto, i Polacchi e poi Gli Americani, con l’ospedale della base Palmer, attrezzato come e più che sulla terra ferma!
L’Antartico però è anche prodigo di piacevoli sorprese!
Gli Argentini, infatti, sebbene all’inizio non tollerassero la nostra presenza, costringendoci a disertare le Malvine (Falkland) per optare come base di partenza, su Punta Arena (Chile), quando naufragammo in una loro base (base Teniente Jubany), (vedi com’è diversa la gente, rispetto alla politica di una nazione), non solo ci trattarono bene, ma ci rifornirono persino di caffè e sigarette!
Interessante è invece, secondo me, capire quali promesse o argomentazioni avessero spinto 6 uomini ai quali non mancava niente, ad intraprendere un simile viaggio.
Lasciando le loro comode abitazioni, il calore e l’affetto di una famiglia e gli agi di una vita ragionevolmente serena, dovettero accettare ogni tipo di privazione, non ultima la morte! (pensavamo infatti di non tornare mai più a casa).
Molto probabilmente, rimasero affascinati dall’idea stessa della spedizione, quella cioé di effettuare una scoperta (ingenuamente, data per scontata!), che avrebbe potuto cambiare la storia del Mondo!
Oppure, eravamo stanchi di occupare il tempo in modo banale, col solito tran-tran giornaliero, fatto sta che, cogliendo al volo l’occasione, optammo per qualche cosa di diverso, di liberatorio…. oppure ancora, per interesse?
Comunque sia, andammo e il resto è storia.
Capt. Franco Masini – 55100 Lucca, Corte Bertolini, 19 – tel 0583/953608 – Cell. 339-8996823.




