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In Sicilia. Catania e dintorni  

Community: Diari di viaggio e Racconti In Sicilia. Catania e dintorni

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Adriana
Scritto da: Adriana
Durata: 4 giorni
Data partenza: dal 07/09/2012 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Adriana e Maurizio

Introduzione

Un pezzo di Sicilia straodinario, con l'Etna maestoso, i paesini di Aci Castello e Aci Trezza fuori dal tempo, la splendida Taormina e la bella rinnovata città di Catania. 4 giorni indimenticabili.

Descrizione

L'aeroporto di Palermo (siamo a settembre 2012) è disseminato di cantieri. Ma i servizi sono abbastanza efficienti, anche se le navette come in tutti gli aeroporti non si sa mai dove si devono prendere. Certo c'è una bella differenza con l'aeroporto di Pisa, dove è tutto scintillante. Appena usciti dall'aeroporto proprio davanti c'è la navetta per gli autonoleggi. Si arriva a una costruzione di vetro dove dopo una lunga fila si riesce a pagare la nostra auto pur prenotata da tempo. Le file infatti non distinguono quelli che hanno la prenotazione e quelli che non ce l'hanno.

L'auto  presa a noleggio ha dei graffi al paraurti. La riporteremo col paraurti pieno di ammaccature e strisciate nere. Parcheggiare in centro a Catania si rivelerà un errore. Finalmente in autostrada Palermo - Catania per raggiungere il nostro hotel di Catania. Siamo infatti incappati nella storia del fallimento Wind Jet per cui il volo su Catania era stato annullato e per fortuna per tempo abbiamo prenotato quello su Palermo, stracolmo. L'autostrada è curiosa: a parte che le zanelle laterali sono tutte piene di cartacce e questo ci fa subito pensare che Palermo sia sporchissima, e non lo è; ma poi incredibilmente lungo l'autostrada, che attravera Palermo, ci sono i semafori! Le autostrade sono gratuite, a parte alcuni tratti tra cui Messina-Catania.  Gli autogrill sono scadenti e nessuno si azzarda ad abbandonare l'auto per più di un minuto: tutti a rifocillarsi sul cofano dell'auto, oltretutto carica di bagagli.

Il primo impatto, diciamolo pure, non è esaltante. Ma in compenso lungo il percorso ci sono panorami incredibili, che mi ricordano Lanzarote: colline di tutti i colori, un po' lunari. Ma siamo a settembre, il verde della primavera è scomparso e dominano i colori dal giallo al marrone. Arrivare all'hotel è complicato. L'indirizzo della prenotazione diceva Catania invece siamo già in comune di Aci Castello, pur essendo indubbiamente più vicini a Catania che ad Aci Castello. Attenzione a programmare il navigatore. Abbiamo dovuto chiamare l'hotel che ci ha chiarito il problema.

Il grand Hotel Baia Verde si rivela un posto eccellente,  che da solo varrebbe la vacanza. Quando dopo 4 notti abbiamo lasciato l'hotel, eravamo certi che l'avremmo rimpianto. La piscina è deserta, almeno quando ci andiamo noi a fine giornata, ed è a picco sul mare. Sotto, una piattaforma attrezzata permette la discesa in mare: chiamiamola spiaggia privata e comunque è qualcosa in più. La colazione è servita in una sala da cui si vede infinito il mare Ionio, forse un po' troppo luminosa per chi si è alzato da poco: noi ci mettiamo sempre dalla parte interna. La varietà del cibo proposto non è incredibile ma sufficiente per dirsi contenti: in ogni caso noi ci abbuffiamo.

Scopro con gioia che servono anche il latte di soia, perfetto per chi come me non può bere il latte e si trova suo malgrado a dover prendere sempre il tè quando fa colazione fuori. Ci tocca una camera buia...ma ero stata io a chiedere che fosse silenziosa visto che dovevamo dormirci 4 notti e siamo abituati a casa a dormire nel totale silenzio. E in effetti era silenziosissima, ma dava su un cortile interno e proprio davanti alla finestra c'era un grande albero. E' stata l'unica pecca dell'hotel. Per il resto la camera era immensa, con letto immenso, bagno immenso e doccia immensa. Insomma un gran bell'hotel dove spero di tornare. Abbiamo speso solo 105 euro a notte comprese le due prime colazioni, ma il prezzo era davvero al minimo perché dietro la porta della camera c'era scritto 300.

In tutti gli hotel del viaggio abbiamo speso più o meno 100 euro a notte, ma che differenza con l'Hotel di Catania!

L'Etna.

Proviamo il primo giorno a salire, ma il tempo sul vulcano è piuttosto brutto. Troppe nuvole, più del solito. Pensandoci bene, quasi tutte le foto dell'Etna da Catania lo ritraggono innevato, segno che per vederlo da Catania occorre che sia inverno, altrimenti è sempre avvolto in un manto di nubi. In effetti in 4 giorni, da Catania non l'abbiamo mai visto. Torniamo indietro dopo aver percorso la strada fino al Rifugio Sapienza. Intanto ci godiamo le distese di lava. Cani randagi sparsi ovunque. Si piazzano in mezzo alla strada consapevoli evidentemente che qualcuno prima o poi si fermerà per dargli qualcosa. Davvero orribili, povere bestie, e hanno in comune delle strane orecchie a punta ciondoloni. Al Rifugio, ce ne sono diversi: uno stava acciambellato al calduccio di un avvallamento del terreno giusto a misura di cane: il terreno è caldo, è lava non ancora del tutto pietrificata.

Ci torniamo il giorno dopo e abbiamo davvero fortuna perché a valle cioè intorno a Nicolosi, che è la "porta dell'Etna" da sud, il cielo è coperto. Ma a monte, ossia sopra il rifugio Sapienza, c'è il sole. Il Rifugio Sapienza è il punto di partenza di molte escursioni a piedi e da lì parte l'unica funivia. Salire all'Etna da nord porta ugualmente al Rifugio Sapienza ma facendo dei bei giri tra boschi e ville, mentre salire da sud, da Nicolosi, permette di vedere distese di lava e anche una credo famosa casa immersa nella lava, dove è obbligo scattare una foto. 

Al Rifugio ci sono tanti negozietti e davvero convenienti. Gli stessi souvenir siciliani , altrove costano il doppio. Prendiamo un po' di tutto, dal pupo siciliano allo scacciapensieri (che non funziona) alle collane di tufo e madreperla, davvero graziose. C'è anche un carretto di dolci siciliani, molto pittoresco. Il "miele dell'Etna" sembra il pezzo forte.

Il cameriere del ristorante dove abbiamo pranzato il giorno dopo (niente di speciale ma almeno si stava al fresco!), ci ha detto che quando ci sono eruzioni, ossia quasi ogni anno, i lapilli arrivano al rifugio e la cenere fino a Catania, a volte costringendo alla chiusura l'aeroporto. C'è una tettoia ricoperta ancora di lapilli. Al ristorante una sorpresa: alla fine ci portano in omaggio un piccolo vassoio di cannoli: i nostri primi cannoli siciliani, squisiti. Scopro con gioia che non ci sono mandorle o nocciole a cui sono intollerante ma sia i cannoli che le cassate ne sono privi. Forse qualche antica ricetta le prevedeva.

Si sale in funivia e ho il nodo alla gola: non so quanti anni erano che desideravo andare sull'Etna. Lungo la salita notiamo larghi ciuffi rotondi di erba verdissima cresciuta sulla lava. Arriviamo alla fine della funivia e scopriamo che c'è il sole, il cielo azzurro sopra di noi. Ci perdiamo la vista su Catania ma dall'altra parte il panorama è vasto. Non è freddo ma bisogna essere coperti. Almeno una maglia sottile e una giacca a vento da mezza stagione. Ma soprattutto, qualcosa in testa perché il vento taglia le orecchie. Anche giù al rifugio del resto, non era il caso di restare vestiti come a valle, ma conviene mettersi almeno una giacchina a vento o una maglia.

Ci prepariamo alla scalata finale con la guida.  L'intero pacchetto di escursione all'Etna costa 60 euro e comprende la salita in funivia, il trasporto con autobus fuoristrada fino alla base dell'escursione finale ai crateri, e l'escursione con la guida (guida obbligatoria). Mai soldi sono stati spesi tanto bene. Il paesaggio è incredibile, di tutti i colori, onde saliscendi di dune di lava colorate dall'antatrice al rossiccio. In autobus scopriamo che gli italiani sono pochissimi: quasi tutti russi e comunque stranieri.

La guida ci porta a vedere da vicino due crateri, bellissimi, e ci spiega come nascono i crateri. All'inizio sono spaccature nel terreno e il materiale che esce, accumulandosi ai lati, forma il cratere. La lava impiega decine di anni a solidificarsi completamente. Il terreno lassù è ancora caldo. Dal primo cratere fuoriesce vapore acqueo: un fumo che niente ha a che fare col fumo solforoso del cratere principale. I 4 crateri principali sono irraggiungibili perché pericolosi. Ma ce ne sono 350 secondari e tutti affascinanti. La vetta è là, davanti a noi, con mille sfumature di colore. Anche i lapilli che raccogliamo come cimeli preziosi, sono di colore diverso a seconda del minerale dominante, gialli se c'è zolfo, rossi se c'è ferro e così via. Qualcuno chiede timidamente se si possono raccogliere: ci sono chilometri e chilometri di lava, non è certo la Spiaggia Rosa di Budelli che raccogliendone anche solo qualche granello ciascuno, si finisce per distruggerla! Scegliamo qualche lapillo di colore diverso e lo mettiamo in tasca attenti a non rischiare di perderli...

A 3 mila metri mi sento una libellula. Sensazione incredibile, l'anemia che mi perseguita da un anno mi ha abbandonata, e forse anche la felicità mi dà le ali ai piedi. Mi sento bene, la distesa infinita di lava e di colline di lava colorate, dà sensazioni diverse dai picchi delle Dolomiti, dove a tremila metri vedi baratri e cammini sulle poche decine di metri quadrati delle terrazze dei rifugi terminali.

Qua la sensazione è completamente diversa e decido di chiamare il vulcano "Il mio amico Etna", perché per un giorno sono stata bene come non mi capitava da mesi. Le sensazioni sono indimenticabili. Una meta che consiglio a tutti. A parte ovviamente ai cardiopatici e agli asmatici, come indica anche l'avviso a valle. I quali peraltro possono accontentarsi di vedere un bellissimo cratere, il cratere Silvestri, proprio al rifugio Sapienza. Si è aperto da poche decine di anni, provocando un disastro nella zona del rifugio. E' bellissimo e siccome è completamente spento, ci si può scendere a piedi e godersi la soddisfazione di essere in fondo a un cratere. Sono sensazioni che mi ricordano quelle dell'Egitto, quando si cammina sull'obelisco sdraiato: la sensazione di fare cose diverse, uniche, di camminare su un terreno magico.

Lasciamo il meraviglioso vulcano a malincuore, e ci rituffiamo nel caldo di Catania. Sbagliando strada abbiamo però l'occasione di vedere il versante nord del vulcano: sembra di essere in Garfagnana, ma i castagni su tutto l'Etna, anche a sud, sono enormi e stracarichi di ricci. A nord, tanti boschi, tanto verde, e tante ville. Chissà se sono le ville abusive di cui parlano.

Aci Trezza

"Un posto incantato" avevo letto su una  recensione della Trattoria Da Federico, la migliore della zona e consigliatami anche da Alfredo, il mio compagno di liceo che ha la moglie catanese e ogni anno scendono a trovare i parenti, quindi conosce bene la zona. Aci Trezza va vista di giorno e di notte. Mi ha ricordato Los Abrigos, un borgo di pescatori dell'isola di Tenerife dove, almeno nel lontano 1985 quando ero là in viaggio di nozze, si andava a mangiare l'aragosta e ti portavano un'aragosta enorme per poche pesetas e non ci si faceva a finirla.

Siamo nel luogo dei Malavoglia del Verga, il romanzo che portai alla maturità e vedere scritto "Basalti colonnari. Antico scalo dei Malavoglia" mi ha fatto sentire fuori dal tempo, proiettata dentro il romanzo. Un nodo alla gola. Aci Trezza è un paesotto (la maggior parte dei paesi non sono come ci aspetteremmo, di mille abitanti ma di almeno qualche decina di migliaia di abitanti) il cui nucleo centrale è una piazza con una scalinata con in cima la chiesa il cui campanile rintocca le ore, le mezzore, i quarti d'ora, come molti campanili siciliani. Accanto alla chiesa sulla scalinata, due trattorie, tra cui Da Federico. Davanti, il mare, con le barche vecchie e nuove, di pescatori e di turisti. Più in là, a destra guardando il mare, c'è il lungomare del Lido dei Ciclopi. Sul lungomare tanti ristorantini, tra cui La Casa del Nespolo, che come ristorante non è granché ma in compenso pare fosse la casa dei Malavoglia. Il lido dei Ciclopi è un tratto di mare con alcuni faraglioni di roccia vulcanica e un mare limpidissimo. La leggenda vuole che siano i massi che Polifemo scagliò dietro Ulisse in fuga, mentre la guida dell'Etna ci ha detto che rappresentano le tracce della prima eruzione dell'Etna, insomma la "sorgente" dell'Etna. Il quale poi si è spostato di diversi chilometri all'interno, accumulando lava ed ergendosi a tremila metri.

L'acqua è cristallina. Per fare il bagno l'unica possibilità è scendere utilizzando delle scalette. Ci sono delle specie di palafitte in legno a cui si accede tramite una passerella, quadrati di 3 o 4  metri per lato, dove si entra pagando un biglietto e poi ci si può sdraiare a prendere il sole oppure scendere in acqua. Aci Trezza di notte è un posto da favola. Sonnecchianti abitanti sugli angoli delle strade a prendere il fresco della sera (fresco?), turisti a mangiare pizze o spuntini oppure a cenare nei ristoranti.

"Da Federico" è frequentato di siciliani anche un po' chic, oltre che dai fortunati turisti che sanno che ne vale davvero la pena. Una delizia. Ho preso delle linguine al nero di seppia che c'era il condimento per 3 porzioni. Alfredo ci ha detto che andava preso il primo al riccio di mare, e ci siamo tornati per quello ma abbiamo incappato nel giorno di chiusura che è lunedi. Un posto carino con questa vista sul porto deliziosa. Nella strada interna a fianco della scalinata della chiesa, balli improvvisati di abitanti del luogo che dovevano però essere parecchio allenati perché ballavano tutti in perfetta sincronia. Una festa perenne, ed estate piena. Era l'8 settembre, 28 gradi a mezzanotte.

Aci Castello è vicino, più vicino a Catania. Ci si passava la sera per andare ad Aci Trezza e alla fine ci siamo fermati a cena lì. Il castello a picco sul mare è costruito nel tufo ed è tutt'uno col tufo. In mare, barche di pescatori con le lampade notturne davano riflessi color smeraldo all'acqua. Il paese viveva di notte con gli abitanti a prendere il fresco ovunque. Abbiamo mangiato in una pizzeria interna rispetto al mare, in una piazza dove ce n'erano due, e si chiamava Pellegrino. La pizza era ottima, anche se ci aveva lasciati perplessi il fatto che l'altra pizzeria fosse strapiena di gente e la nostra quasi deserta. La cosa incredile è che quando abbiamo chiesto l'ananas, siccome loro non ne avevano, se lo sono procurato alla pizzeria accanto!

L'unica cosa comune a tutti i posti della zona, è che la ricevuta fiscale non sanno che cos'è. Ma i prezzi sono buoni. Da Federico ci hanno regalato il vino. In generale in Sicilia si spende sui 30 euro per una cena luculliana a base di pesce. Si riesce a spendere anche molto meno se si scelgono locali alla buona o fast food, che presentano sempre comunque piatti siciliani. I banchi e i carretti ambulanti di frutta e verdura lasciano senza fiato: la frutta costa anche 50 centesimi al chilo, i meloni li davano a secchi: 10 grandi meloni 5 euro. Incredibile. Frutta freschissima e squisita, come il pesce. Ci siamo tolti la soddisfazione di comprare un chilo di pesche ad Aci Trezza da un ambulante col carretto, a 50 centesimi e le pesche sono arrivate freschissime a Palermo 7 giorni dopo.

Catania

Chi pensa, come pensavo io, a un gran caos, si deve ricredere. In Sicilia, almeno d'estate, la gente fino alle 16 e oltre sparisce, visto che gli orari dei negozi sono posticipati di un'ora rispetto ai nostri: aprono alle 17 e chiudono alle 20.30. Quindi dopo pranzo si circola molto bene. Ma rispetto a qualche anno fa, il traffico è completamente diverso. È rimasta solo la cattiva abitudine comune a tutta la Sicilia, di usare troppo il calcson e senza motivo. Catania è all'opposto di Palermo. Il centro è perfettamente tenuto, mentre le periferie sono cadenti e davvero degradate. Il caos del traffico è nelle periferie, sulle tangenziali, che attraversano quartieri di palazzoni orrendi. Il navigatore, che è davvero indispensabile in Sicilia, e senza il quale avremmo perso un sacco di tempo, e con il quale nonostante tutto spesso sbagliavamo strada, ti fa passare da stradine piccole e tortuose per andare nei paesi limitrofi principali. Non sembra che ci siano alternative. In città siamo arrivati a Piazza Stesicoro, nome che non riesco a ricordare e ogni volta devo tornare a leggerlo. In una piazzetta laterale abbiamo trovato parcheggio, aiutati da solerti locali che ovviamente erano parcheggiatori abusivi.

Da lì siamo andati in giro comodamente fino al Duomo dove, sul fianco laterale, abbiamo preso il bus turistico che con 5 euro ci ha fatto fare un bellissimo e commentato  giro della città, piuttosto ampio e tanto da toccare anche zone che non avremmo mai raggiunto a piedi. Catania è una bella città, pulita e spaziosa. Almeno in centro. La piazza dell'Università, centralissima, deserta, dove abbiamo pranzato in un caffè che serviva anche pranzi veloci, dà la sensazione di essere in una città del nord. I cani non sono molti, se ne vedono pochi in giro e questo me la rende ancora più piacevole. Abbiamo preso due arancini e due bruschette convinti che arrivassero dei piccoli assaggini e invece erano due enormi arancini e due enormi bruschette. Gli arancini vanno mangiati per forza in Sicilia, ma se devo essere sincera non mi entusiasmano.

La caratteristica dei siciliani è che sono educatissimi, molto più di noi toscani, notoriamente beceri, e sono alquanto silenziosi, ma i bambini sono terribili: l'abitudine solo italiana di lasciare ai bambini la libertà di strillare a loro piacimento, in Sicilia è raddoppiata. Peccato. In compenso non ci si accorge della presenza dei cani, che in Toscana dominano purtroppo la scena ovunque col loro abbaiare fastidioso. Anche i randagi, numerosi, convivono silenziosi con la gente. Non si sa se fanno pena o considerarli felici. Non sembrano affamati, ma, come i girovaghi umani, si accontentano di poco. Non dimenticherò il "cane della spiaggia" a S. Vito lo Capo, che si aggirava tranquillo tra lettini e ombrelloni, e si mise accanto a me accucciato tranquillo a rosicchiare una penna di gabbiano.

A Catania abbiamo chiesto informazioni qua e là e tutti si fanno in quattro per dartene. In Piazza Stesicoro abbiamo chiesto a tre uomini che parlavano tra loro che monumenti fossero quelli che vedevamo, e si sono messi tutti e tre a dire la loro, tanto che alla fine non si sapeva più chi ascoltare. In Piazza Stesicoro c'è  un insospettabile anfiteatro romano. L'anftreatro romano in Piazza Stesicorovenuto alla luce ai primi del 900 grazie all'accanimento del principe di Biscari che già due secoli prima aveva a sue spese iniziato gli scavi, contro le opinioni di tanti studiosi, convinto del risultato.

Accanto alla piazza si snoda un mercato che sarebbe valsa la pena di percorrere per intero ma abbiamo preferito andare altrove. I prezzi erano veramente stracciati anche rispetto ai nostri mercati, a parità di qualità. La nostra guida non citava il mercato del pesce che a quanto pare è famosissimo e pittoresco, e ce lo siamo perso. La via Etnea è la via principale di Catania. Un'arteria che la attraversa completamente. Dovunque si andasse c'era sempre un tratto di via Etnea. Il Duomo è spettacolare, sembra un ricamo. L'interno era chiuso: purtroppo le chiese spesso chiudono a mezzogiorno, mezzogiorno e mezza e riaprono alle 16. Il fianco laterale sinistro merita almeno un'occhiata. Ci si passa per andare a prendere il trenino o il bus turistico. Tutti i monumenti appaiono molto carichi eppure elegantissimi. 

Davanti alla Cattedrale c'è la famosa statua dell'elefante, che non sa di niente ma è simbolo di Catania. C'è poi la via Crociferi, un po' triste fatta alle 3 del pomeriggio sotto il sole, con le chiese tutte chiuse, ma comunque molto caratteristica. Il castello Ursino, un po' più esterno rispetto al centro, è da vedere, ed è un ottimo posto per parcheggiare senza correre il rischio di trovarsi la macchina ammaccata, e a quanto dicono ci sono anche ottimi ristoranti. Durante il tour sul bus turistico, che consiglio anche per modica cifra (a Palermo costa 20 euro a persona), si vede la fontana della Provvidenza che rievoca il naufragio della barca dei Malavoglia, e la fontana di Proserpina, da lontano il teatro Bellini e si passa accanto al grandioso giardino Bellini. Inoltre si vede una antica fabbrica di raffineria dello zolfo con le sue ciminiere. Si giunge fino al lungomare per intravedere il Lido dei Ciclopi.

I chioschi sono ovunque, e vendono granite bibite e gelati. Una caratteristica siciliana, e a Catania, sono sorti a fine 800. Alcuni di questi chioschi sono in effetti dei piccoli monumenti. Alla chiesa di San Nicolò siamo arrivati in macchina. L'aspetto è molto austero, era chiusa e ce ne andiamo un po' turbati da questo monumento così diverso dalle altre decoratissime chiese. L'impressione a posteriori su Catania è che è molto diversa da Palermo, più moderna e sinceramente ben tenuta, se si eccettuano come ho detto i quartieri periferici davvero tristissimi. Il lungomare è bello ed elegante. Indubbiamente meno interessante di Palermo dal punto di vista artistico, ci appare comunque una città assolutamente da non perdere.

Taormina

Parlare di Taormina è come parlare di Cortina, di Portofino. Non è la vera Sicilia ma è un gioiello.Si attraversa lungo il corso principale toccando piazze monumenti e panorami incantenvoli. L'ideale sarebbe non andarci nei momenti di grande afflusso perché è comunque una meta turistica molto frequentata e quando ci siamo andati noi, di lunedi, di settembre, era quasi deserta secondo le persone del luogo laddove a noi sembrava al limite dell'affollamento. È tutta da gustare, e vale la pena anche sedersi a prendere una granita in uno dei caffè lungo il corso, per vedere il passeggio. Mi sentivo un po' a Cortina anche se il contesto era completamente diverso.

Come in ogni luogo visitato in Sicilia, anche a Taormina c'era un matrimonio, con la sposa che a malapena si vedeva, completamente sommersa dai turisti passanti. Parcheggiare è problematico. O si lascia la macchina a valle prendendo poi le navette (ma non si risparmia niente, è da fare solo se non si trovano parcheggi vicini) oppure si utilizza, come abbiamo fatto noi, il parcheggio di un hotel, messo a disposizione,a  pagamento, ai turisti. Quanto meno, è a pochi metri della porta Messina.

All'ingresso da porta Messina, accanto alla Chiesa di Santa Caterina, nel palazzo Corvaja c'è un punto di informazioni turistiche: prendiamo una mappa della città, utilissima, e ci affacciamo quasi per caso in una stanza dove con nostro stupore vediamo una dozzina di pupi siciliani bellissimi alti un metro tra cui Artù, Orlando e Ginevra.... In un'altra saletta, un carretto siciliano ancora tutto addobbato e davvero splendido di decorazioni. Scopro poi che nel palazzo c'è il Museo delle tradizioni popolari, ma noi decidiamo di proseguire. In due punti notevoli della città fotografi professionisti stanno fotografando modelle dall'aspetto tipicamente siciliano. Forse una pubblicità.

Meritano una sosta le vetrine di alcuni negozi artigianali e le pasticcerie, straripanti di dolciumi. In un negozio di frutta e verdura e spezie, compriamo un sacchetto di origano. Dobbiamo sempre stare attenti al peso delle valigie, perché sui voli low cost non si devono superare i limiti consentiti.

Lasciamo Taormina per andare ad Aci Reale, ma prima ci fermiamo un attimo a fotografare l'Isola Bella e diamo un'occhiata a Giardini Naxos. Il sole è alto e noi ci facciamo un pezzo a piedi lungomare ma è impresa ardua, nel deserto totale dell'ora di pranzo e sotto il sole. Ci fermiamo a pranzare in un posticino, La Plage in Via IV Novembre 217 dove una signora gentile, che presumo sia la Signora Filippa titolare del locale, ci prepara espresse due insalatone: siamo soli nel locale, e ci accende un ventilatore provvidenziale. Fuori vediamo il mare, e un veliero bellissimo a tre alberi. I colori sono accecanti: il mare è blu, il veliero bianco, l'ombrellone sull'esterno del locale giallo e un grande ficus verde. Scattiamo un paio di foto.

Aci Reale è un grosso paesone con una immensa piazza bellissima che è il cuore della città. Non abbiamo visto molto altro, al di là di qualche stradina percorsa per arrivare dal parcheggio al duomo. Come ovunque, anche qui si sta allestendo uno sfarzoso matrimonio. I matrimoni in Sicilia si celebrano ogni giorno, anche di venerdì. E arrivano invitati con abito lungo come spose in limousine a 10 posti. La nota comune, spose molto in carne anche se giovanissime.

Aci Reale va vista perché venendo da Taormina è di strada, e perché è imperdibile quel complesso della piazza della cattedrale, con due chiese bellissime una accanto all'altra ma sfalsate, la cattedrale di Maria Santissima Annunziata e la Basilica dei Santi Pietro e Paolo, rispettivamente originate nel 400 e nel 500 e poi rimaneggiate o rifatte nei secoli successivi, e il palazzo del municipio in stile tardo barocco. Dalla piazza, si dà un'occhiata al grande corso Savoia. Ci accorgiamo che in quasi tutte le città siciliane le vie principali sono intitolate a  Savoia o a Vittorio Emanuele. Lasciamo Acireale anche col pittoresco ricordo degli invitati al matrimonio che stava per celebrarsi: erano stranieri, sembravano di lingua spagnola o portoghese.

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