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Palermo, una gran bella città  

Community: Diari di viaggio e Racconti Palermo, una gran bella città

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Adriana
Scritto da: Adriana
Località: Palermo
Durata: 2 giorni
Data partenza: dal 15/09/2012 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Adriana e Maurizio

Introduzione

Palermo è una città piena di contraddizioni ma affascianante. Strade moderne ed eleganti  si alternano a quartieri degradati eppur ricchi di fascino. I mercati come Ballarò sono vicini a monumenti maestosi come la Cattedrale e il Palazzo dei Normanni. Il Porto turistico è uno sbocco ameno sul mare e completa la città coi suoi innumerevoli aspetti. Vale davvero il viaggio.

Descrizione

Il viaggio dura un bel po' perchè da San Vito lo Capo dobbiamo scendere al bivio di Trapani e poi risalire verso Palermo. Mi prende un improvviso attacco di nausea e cerchiamo un panificio per comprare qualcosa di salato da mangiare. Nei pur piccolissimi paesini che attraversiamo, i panifici e anche altri negozi alimentari sono tutti aperti, pur essendo domenica. I cani randagi abbondano ovunque.

Il primo impatto con Palermo è terrificante. Invece, quando, dopo 36 ore, prendiamo l'aereo per Pisa, già pensiamo a quando ci torneremo, magari con una valigia vuota per riempirla di acquisti, che ci sono apparsi davvero convenienti.

Il navigatore ci porta facilmente all'hotel, che avevo scelto con precisione: doveva esserci un parcheggio, doveva essere in centro visto il poco tempo a nostra disposizione, e doveva essere bello. Si tratta dell'Hotel Brumaccini, un hotel situato nel palazzo Brumaccini, un palazzo storico ristrutturato. I corridoi e l'intera struttura facevano pensare di essere più in una villa da visitare che in un hotel. La nostra camera era una junior suite, ma costava solo 105 euro, stavolta senza colazione che invece era compresa in tutti gli altri hotel dove avevamo soggiornato nei giorni precedenti. Qui, non c'era un servizio ristorante e non c'era niente del frigo bar. La camera era quasi un monolocale: letto a baldacchino ( a me sembra piuttosto scomodo, perché di notte se ci si alza al buio si sbatte sicuramente la testa contro una colonna del letto), non troppo grande, due poltroncine imbottite, tavolo con due sedie, e armadio doppio: da un lato il guardaroba e dall'altro la cucina. Il frigobar però era vuoto.

Niente da dire ma niente da esaltarsi. Arrivando all'ora di pranzo il silenzio era totale ma ci siamo poi accorti che sarebbe stato impossibile aprire le finestre sia la sera, quando gli schiamazzi da fuori arrivavano numerosi e forti, sia la mattina, quando partivano di buon'ora i cantieri dei palazzi in ristrutturazione. L'accoglienza all'hotel è stata fredda, ma era un difetto del soggetto perché invece la sera e anche il giorno dopo abbiamo trovato gentilissima e disponibile la persona della reception, un vero siciliano, moro, magro, non molto alto, molto loquace. Il primo invece ci ha dato la mappa del bus turistico ma non la mappa della città che ci avrebbe aiutato molto di più. Uscendo dall'hotel, un po' disorientati ci perdiamo subito. Pensavamo di essere in Corso Vittorio Emanuele e invece eravamo in Via Mosqueda. Di domenica pomeriggio presto, la zona è in mano agli arabi. Ci sono solo loro. L'hotel in effetti si trova adiacente a Piazza di Casa Professa, che è la porta del quartiere arabo. Ci aggiriamo sgomenti in mezzo a bancarelle di chincaglierie orientali, e ci chiediamo che ci siamo andati a fare a Palermo. Per nostra fortuna ci imbattiamo in un risciò a motore: ce ne sono tanti in centro, sono "Ape" ristrutturate a taxi turistici, e conducono ovunque, anche fino a Monreale.

Trattiamo a lungo e dal folle prezzo di 80 euro scendiamo a 30: il ragazzo, un vero siciliano del popolo, che parlava dialetto stretto con i colleghi che passavano, ci ha portato in giro per stradine e viuzze, facendoci però toccare i monumenti principali. Un giro divertentissimo ma anche utile perché abbiamo finalmente capito che cos'era Palermo. Tra l'altro, abbiamo capito quanto i palermitani siano attaccati alla memoria di Falcone e Borsellino, che nominano spesso. Passando davanti alla chiesa di S.Domenico, il ragazzo ci dice che qui è stato celebrato il funerale di Falcone e Borsellino. In effetti è anche una bellissima chiesa.

Palermo è due cose: palazzi stupendi, ricchi, ma cadenti e stradine che sembrano state bombardate il giorno prima da un lato, e monumenti  splendidi originali o ristrutturati dall'altro. Ho pensato che con "appena" qualche miliardo di euro, la città diventerebbe meravigliosa. A dire il vero stanno utilizzando i fondi europei per molte ristrutturazioni.

Scesi dall'Ape-taxi, siamo in Piazza della Fontana Pretoria, il cuore di Palermo. Ce la godiamo deserta, alle 4 del pomeriggio di domenica. I palermitani la chiamano Fontana della Vergogna, come fu soprannominata per le nudità delle statue. E continuiamo a girare in centro. Corso Vittorio Emanuele è l'arteria principale del centro storico. Da Porta Nuova, adiacente al Palazzo Reale (il Palazzo dei Normanni), a Porta Felice, sul mare, si toccano con piccole deviazioni tutti i monumenti principali di Palermo, quelli che si possono vedere nel giorno e mezzo che avevamo a disposizione. Da Porta Nuova a Porta Felice si arriva in mezz'ora, forse 40 minuti. Un percorso breve che permette di assaporare tanti aspetti di questa incredibile città, piena di contraddizioni, cosmopolita, viva.

A differenza di Catania, le periferie, almeno quelle che conducono all'aeroporto e che abbiamo percorso, sono nuove e moderne, mentre il centro è cadente. Via Roma, perpendicolare al corso Vittorio Emanuele, è piena di negozi e se non avessimo avuto il problema del peso delle valigie, c'era davvero da fare buoni acquisti. Siamo finiti in un mercato (che non è Ballarò né Vuciria) che si snodava da  via Roma in una stradina piena di negozi con abiti da cerimonia e altro. I prezzi erano incredibili!  Da lì arriviamo quasi per caso al Teatro Massimo, una zona già diversa, più elegante. Il teatro è bellissimo, va visto. Stavano programmando la Madama Butterfly. Il ragazzo dell'Ape Taxi ci aveva detto che la Chiesa del Gesù (casa Professa) è la chiesa più bella d'Europa. Un sacerdote la stava aprendo proprio mentre si passava per tornare all'hotel lì accanto. In effetti è stupefacente, tutto un intarsio di marmo.

A Ballarò siamo andati all'ora di pranzo, e merita un capitolo a parte.  I banchi della frutta esponevano a prezzi bassissimi meloni banana, fichi d'india già sbucciati, noci grandissime. I banchi del pesce avevano gamberoni pesce spada e altri pesci prelibati che sembravano freschissimi. Il contesto è un po' degradato ma tra un banco e l'altro ci sono perfino chiese antiche. A Ballarò ci fermiamo da Gioè (Piazza Ballarò 10/12), giusto per mangiare qualcosa a pranzo. Decidiamo di entrare perché fuori fa caldo. Ci troviamo con l'aria condizionata (cosa rara in Sicilia: quasi tutti i locali e ristoranti dove siamo entrati hanno solo le pale al soffitto) con davanti un menu da grande ristorante. Decido per il "gran piatto di mare" e mi arriva un enorme piatto di assaggi di mare, dalla tartara di tonno nell'arancio ai gamberoni arrostiti ai pesciolini fritti al pesce spada con la caponata (una delizia) e via dicendo.

Ci mangiamo in due, costa 13 euro. Ci intrattengono i proprietari, Gioè e la moglie, che ci raccontano tantissime cose su Palermo. Per esempio che il costo della vita è decisamente basso, tanto che riescono ancora a mettere da parte qualcosa, con stipendi che a Milano non bastano per arrivare a fine mese. Ci dice che gli appartamenti costano relativamente poco ma alcuni, quelli ricavati da ristrutturazioni di palazzi del centro storico, sono costosissimi se pur lussuosi. Ci rendiamo conto che il costo delle materie prime dei ristoranti deve essere davvero basso se possono permettersi di offrire piatti così immensi e prelibati a cifre così basse. Chiedo una fetta di anguria, come quelle che avevo visto sui banchi del mercato lì fuori. Non ce l'hanno, mi propongono una granita all'anguria. Indimenticabile. Ci portano anche come omaggio una chicca: una fettina di arancio con una più piccola fettina di limone, cosparse di zucchero e menta tritata, il tutto congelato. Un bocconcino, ma impagabile.

Usciamo dal locale di Gioè col biglietto da visita, fermamente convinti che vada pubblicizzato. Il giovane alla reception dell'hotel, quello gentile, ci dice che per la sera lui non consiglia mai ai turisti di andare dentro Ballarò: c'è poca luce e la situazione apparirebbe un po' strana a un turista prevenuto. Ma lui stesso va spesso da Gioè. In realtà anche nel quartiere arabo tutto fila liscio. I bambini giocano fino a tarda sera per le strade e capannelli di persone discutono animatamente nella loro lingua. Il contesto è degradato ma abbastanza pulito. La colazione , che per la prima volta non facevamo in hotel, l'abbiamo fatta vicino all'hotel in Corso Vittorio Emanuele, in un bar pasticceria dove il giorno prima avevamo pranzato con un couscous di verdure e un cannolo in due. A colazione mi sono presa l'ultima brioche ripiena di ricotta, ed era il ripieno dei cannoli.

Per la cena il solito personaggio dell'Hotel ci consiglia il ristorante Le delizie di Cagliostro in Corso Vittorio Emanuele 150, un po' verso la parte del Porto rispetto ai Quattro Canti, e ci fa lui la prenotazione. In effetti in zona non ce ne sono molti altri, ma si rivela comunque un ottimo ristorante. Ci dicono di andarci tardi, verso le 21.30: ci sono comitive di turisti e sono tutti spagnoli, che sono tra i più rumorosi. Ci siamo dimenticati durante tutto il viaggio, di fotografare i piatti che ci venivano serviti. Ne sarebbe valsa la pena perché in Sicilia presentano qualunque cosa con grande cura e a volte in modo davvero artistico. Da Cagliostro, localino tutto cosparso alle pareti di dipinti e oggetti che ricordano il personaggio, ci servono un'orata al forno dritta su un piatto oblungo, appoggiata su due mezzi limoni intagliati a triangolo per permettere al pesce di stare dritto, e infilati nel pesce tanti spaghettini fritti che lo rendevano simile a un pesce leone! Straordinario.Avevamo preso prima la pasta al riccio, che non eravamo riusciti a mangiare ad Aci Trezza. Era squisita. Non si sa per quale motivo inizialmente sembrava che avessero finito sia la pasta al riccio che le orate ma poi per noi hanno trovato due porzioni di entrambe, dicendoci che avevano preferito darle a noi piuttosto che ad altri clienti. Strani meccanismi ancora da capire, ma forse pensavano che ci saremmo trattenuti a Palermo per qualche giorno e volevano conquistarsi il cliente. Ci intratteniamo anche coi gestori del ristorante Cagliostro. Sembra che tutti in Sicilia abbiano qualcuno vicino a Pisa, un familiare, un parente, un amico. Il prezzo, si aggira come sempre intorno ai 30, 35 euro. Con pasta al riccio e orata, possiamo dire di avere speso poco.

Al Palazzo dei Normanni oltre alla imperdibile Cappella Palatina, siamo riusciti a vedere anche gli appartamenti reali, che sono anche la sede del Parlamento Siciliano e che quindi sono chiusi al pubblico nei tre giorni in cui si riunisce il Parlamento. Una giovane signora bionda apparentemente più scandinava che siciliana ci illustra elegantemente le stanze. C'è anche una stanza che sembra quasi una torre, che è stata chiusa al tetto posteriormente ai Normanni ma che in origine era aperta e con dei buchi nelle pareti laterali produceva con le correnti d'aria una sorta di sistema di aria refrigerata. La Cappella Palatina è uno sfolgorante immenso mosaico bizantino. Era la cappella dei Normanni, si chiama così in quanto cappella di palazzo reale, e risale al XII secolo.

Vicino al Palazzo, da non perdere la chiesa di S.Giovanni degli Eremiti. Non riuscivamo a trovarla perché le indicazioni sono sempre molto aspprossimative e le vie si intersecano spesso in modo irregolare. Chiediamo a un passante che ci indica una chiesa che avevamo già visto, ma in effetti è un'altra chiesa, adiacente a quella che stavamo cercando! Il cartello che indica S. Giovanni degli Eremiti è dentro il giardino, ben nascosto. Mentre brancoliamo nei 100 metri dove eravamo certi di trovarla, si ferma una signora che ci dice che è quella accanto alla chiesa visibile, con le cupolette rosse sul tetto. Ma siccome era lunedi tutti i musei e le chiese da visitare sono chiuse. E aggiunge che essendo una guida era ben informata. E difatti era apertissima, come erano aperte tutte le altre chiese, il Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina...

È una chiesa sconsacrata, vuota, è composta di due ambienti, la chiesa cristiana e una moschea, segno delle diverse funzioni che aveva assunto nel corso dei secoli con l'avvento dei Normanni. Le cupole sul tetto infatti ricordano quelle delle moschee. La cosa più interessante è il giardino, che immette in un chiostro benedettino bellissimo. L'ingresso è a pagamento, 6 euro, forse troppi rispetto ai 10 euro con cui abbiamo visitato sia la Cappella Palatina che gli appartamenti reali del Palazzo dei Normanni. La cattedrale, che all'interno ci delude, all'estrerno è semplicemente magnifica. Ha diversi campanili di varia forma e altezza, e mille merletti, sembra un castello di sabbia fatto da quegli artisti (ce n'era uno anche a S.Vito) che riescono a far stare in piedi per giorni delle architetture di sabbia incredibili.

Davanti alla cattedrale il carro di Santa Rosalia, bellissimo, quello che viene portato in processione durante le feste della Patrona. Le quali feste non sono una sola. A Palermo ogni occasione è buona per celebrare Santa Rosalia: la nascita, la morte, i miracoli. In una chiesa apparentemente secondaria ma invece esempio magnifico di barocco siciliano, Santa Teresa della Pietà, vicino al porto, vediamo un assembramento di gente e scopriamo in chiesa un altro piccolo carro della Santa pronto per essere portato in processione. Più tardi, dal lungomare, vediamo i fuochi d'artificio provenire dalla zona della chiesa.

In Sicilia quando si festeggia un santo, sulla porta della chiesa c'è una scritta di lampadine accese che recita "W ...." il nome del santo. "W Maria" c'era scritto sulla porta della chiesa di Aci Trezza. "W Santa Rosalia" c'era sulla chiesa di Santa Maria della Pietà. Vicino al porto una bellissima piazza, Piazza Marina.  Dalla Cattedrale al Porto si arriva passando per Piazza Pretoria e dai Quattro Canti, un crocevia che ha sugli angoli coreografici palazzi incavi che rappresentano le quattro stagioni o anche i quartieri di Palermo. Procedendo incontriamo varie chiese e poi prima del Porto, sulla destra internamente, Piazza Marina. Una grande piazza alberata con palazzi storici ma la cui caratteristica principale sono alcuni ficus giganti di cui uno rappresenta il più grande albero esotico d'Europa. Sembra che i tronchi siano numerosi ma sono solo i rami che radicano e le radici scendendo verso il basso induriscono fino a diventare tronchi e toccando terra, affondano e sembrano altre piante.

Dalla piazza si arriva al porto e gli scorci sono tutti belli. Il porto turistico vale sicuramente un giro per i colori e i riflessi. C'è poi il lungomare. Bisogna andarci per vedere la città dalla parte del mare. Dalla porta Felice si vede là in fondo Porta Nuova. Il tramonto è bellissimo dall'aeroporto. Forse quel monte laggiù è Punta Raisi. 

Non potrò dimenticare la gentilezza che hanno i siciliani verso le signore, o almeno verso di me. Perfino il giovane impiegato dell'autonoleggio Europcar mi stringe la mano in modo ossequioso. La gentilezza delle persone e la loro disponibilità è incredibile ovunque. E appaiono veramente felici quando gli si fanno apprezzamenti sulla loro terra, sui loro modi, sulla loro cucina.

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