Andalusia, porta d'Europa
Community: Diari di viaggio e Racconti Andalusia, porta d'Europa
Introduzione
Le Tappe del Viaggio
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”
Per arrivare a Cordoba in aereo poiché non possiede un aeroporto internazionale, ma dovrà pure organizzarsi se vorrà essere la capitale della cultura 2016, è necessario prima atterrare da un'altra parte...
Nel nostro caso abbiamo scelto Granada perché Siviglia l'avevamo già visitata nel 2002, ed abbiamo scelto la Vueling come soluzione obbligata visto che è l'unica compagnia che da Roma vi arriva direttamente. Della Vueling non posso che parlare bene, il sito web è molto chiaro sulle tariffe, ho potuto scegliere gratuitamente anche i posti a sedere, ed il personale e gli aeromobili sono di ottimo livello.
L'aeroporto di Granada è invece molto piccolo, insolito è il sistema che adottano gli shuttle che si recano in città di non possedere una tabella oraria ma di aspettare semplicemente ogni volo, anche se in ritardo, prima di partire.
Noi siamo stati molto fortunati, le nostre valigie ci sono state consegnate subito ed abbiamo potuto prendere lo shuttle del volo precedente che era in ritardo. Siamo quindi arrivati alla stazione degli autobus in tempo per prendere di corsa quello per Cordoba delle 15,30, cambiando il biglietto che avevo già fatto on line tramite il sito Destinia (non è possibile farlo tramite la Alsina Graells che è la compagnia di linea poiché non accetta carte di credito emesse all'estero) delle 17.00.
Preso appena in tempo l'autobus, ci rilassiamo. Ci vorranno quasi tre ore per arrivare a Cordoba (con il treno sarebbe stato peggio, poiché partiva solo alle 18.00), ma il tempo è bello, i sedili comodi, ed il paesaggio verdeggiante di ulivi…
Arriviamo a Cordoba verso le 18,15. Fa decisamente caldo, il grosso tabellone che vediamo al centro di una bella piazza indica 30 gradi. Mangiamo qualcosa al volo alla stazione e prendiamo un taxi per arrivare al nostro Hotel che si trova ad un centinaio di metri dalla Mezquita (ricordo che il centro storico di Cordoba è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità e, poiché le viuzze sono molto strette non vi passano mezzi pubblici).
In dieci minuti, per 5 euro (mancia compresa) arriviamo a La Hospederia del Churrasco in calle Romero 38 e ci rendiamo subito conto di aver azzeccato in pieno la nostra scelta. Ci danno il benvenuto con una coppa di vino bianco freddo e ci conducono in una delle stanze più deliziose che abbia mai visto nei miei giri per l'Europa.
L'avevo scelta personalmente su internet, la n.251, dotata di vasca idromassaggio e computer in stanza, arredata in stile classico sui toni dell'azzurro intenso e dell'oro, con abanijos incorniciati alle pareti e la finestra che offre la vista rinfrescante di un patio andaluso con una fontana, che verrà fatta tacere opportunamente alle 23.00. In bagno, due candidi accappatoi, ci invitano ad un bagno rilassante ed a un breve riposo.
Dopo esserci cambiati, facciamo un breve giro di approccio alla città, ci perdiamo tra i vicoli pieni di coloratissimi negozi senza perdere il vizio di recarci, ogni qual volta veniamo in Spagna, presso un'enoteca per comprare il nostro caro Orrujo, Aguardiente de Galicia da berci in hotel dopo cena. Passeggiamo intorno alla Mezquita, ormai chiusa e scattiamo qualche foto approfittando della dolce luce del tramonto.
Alle nove e mezzo, affamati come lupi, torniamo all'Hospederia, non in stanza, ma al Ristorante, dove avevo prenotato un tavolo via mail. La Hospederia del Churrasco, con le sue nove stanze, non è altro infatti che il naturale sviluppo di una struttura preesistente e già famosa in Andalusia presso i cultori della buona tavola, cioè del Restaurante El Churrasco.
Per 80 euro, ceniamo molto bene, vino compreso, assaggiando piatti inusuali come il Gazpacho blanco andaluso, fatto non con il pomodoro (ai tempi della dominazione araba ancora il pomodoro non era conosciuto) ma con le mandorle, il pesce spada alla cordobesa, ed un chuleton (bisteccone) di circa 800 grammi che è poi insieme al Churrasco (maiale con peperoni) la specialità della casa. Il caffè espresso merita una menzione, cosa insolita all'estero.
Satolli e distrutti guadagniamo velocemente la stanza 251, non senza aver passeggiato per un poco sul Ponte romano, che collega le due sponde del Guadalquivir e dal quale si gode una vista magnifica sulla città: i boschi della Albolafia, arricchiti ad ovest dall'omonimo Mulino di farina e ad est dai giardini di Miraflores, la Porta del Ponte, il Trionfo di San Rafael e la Moschea che domina su tutto.
Camminando arriviamo dall'altra parte del fiume, alla Torre de la Calahorra, realizzata nel 1369 da Enrico II come rinforzo di una precedente opera musulmana ed ora sede del Museo delle Tre Culture. Ritorniamo indietro per il Ponte di Miraflores. Buonanotte…
La prima cosa degna di nota di questa giornata un po' grigia è la prima colazione, servita nel patio con la fontana da un personale gentilissimo che purtroppo ci informa che, per la giornata, è prevista pioggia. Ci consoliamo con fette di pane con il miele imbevute di succo d'arancia, la soppressata iberica da spalmare sui toast, le bottigliette mignon di olio d'oliva locale e molte altre prelibatezze.
Ci inoltriamo poi per le solite viuzze del centro storico, quali la via de las Flores e la via del Panuelo sino a raggiungere Los Alcazares dei re cristiani, costruzione medievale con pianta quadrangolare dai quattro torrioni (solo tre sono antichi però) che ha ospitato diverse dinastie monarchiche.
Splendidi i mosaici romani del Salone dei mosaici, antica cappella del XVII secolo, i bagni dei califfi, le sorgenti ed i giardini in stile mudejar. E' un luogo che rispecchia l'amore della civiltà musulmana per la freschezza delle zone verdi. Lungo gli stagni percorriamo il viale dei Re, ai cui lati si ergono sculture dedicate ai monarchi spagnoli. Proseguendo giungiamo poi alla piazzetta in cui viene celebrato l'incontro tra Cristoforo Colombo e i Re cattolici, essendo questo il luogo nel quale furono stabiliti i dettagli del viaggio verso le Americhe. Sotto il terreno si conservano le rovine di un antico palazzo romano.
Attualmente una parte del giardino e dell'orto sono occupati dalle scuderie reali che Felipe II fece costruire nel 1570 per allevare la migliore razza equina spagnola. Inutile dire che scattiamo tantissime foto…..
Uscendo da los Reales Alcazares, ci dirigiamo finalmente verso la Mezquita, uno dei posti più belli che io abbia mai visitato e che riassume in sé l'evoluzione completa dello stile omeya in Spagna capace di influenzare tutto l'occidente arabo.
L'edificio attuale è il risultato di una moschea originaria costruita da Abderraman I sopra e con i materiali della basilica cristiana di San Vicente e poi ampliata da Abderraman II, Alhaken II e Almanzor. Suggestivo è il contrasto con la parte cristiana, insieme alla quale forma un armonioso connubio di civiltà e religioni diverse e perfettamente integrate in questa Moschea-Cattedrale.
La struttura cristiana si è inserita perfettamente all'interno dell'edificio musulmano, rispettandolo però nella sua essenza. L'edificio riunisce in sé tre secoli di correnti architettoniche che va dall'intervento del famoso maestro rinascimentale Hernan Ruiz I e del figlio sino alla costruzione della perla della Cattedrale, il coro realizzato in mogano dal maestro Cornejo, passando per le volte del coro e l'altare maggiore di matrice protobarocca. Bellissimo il tesoro della Cattedrale, con pezzi dal secolo XV al XX ad opera di artigiani locali. Ne usciamo veramente affascinati……
Dopo un breve spuntino, decidiamo di visitare ciò che rimane di questo posto veramente speciale. Partiamo dalla Porta di Almodovar, l'unica superstite di epoca musulmana, e dai giardini che la circondano, governati dalle severa presenza di Seneca il filosofo, nato proprio a Cordoba nel 4 a.c., ci spostiamo verso Via Cairuan, percorsa dalle mura dell'antica medina.
Ammiriamo il monumento ad Averroes medico e filosofo cordovano del 1100 e ci inoltriamo poi nel quartiere della Juderia in cui visse la comunità ebraica dal 1300 sino alla sua espulsione. Qui, tra questi vicoli bianchi, sotto i balconi fioriti, non faccio altro che fotografare i cortili delle case, vere e proprie oasi di verde, con fontanelle e maioliche colorate.
Visitiamo la Casa Andalusì, con camere decorate in stile arabo e poi la Sinagoga, una delle tre sinagoghe medievali di Spagna. Passiamo anche davanti alla Casa de Sefarad o casa della memoria con la sua esposizione permanente di oggetti, abiti, ed altre collezioni a testimonianza della presenza ebraica in questa parte della città. Purtroppo il tempo che ci rimane non è molto e decidiamo di non fermarci. Arriviamo al mercato comunale con giardini ricchi di fiori e piante, laboratori e negozi.
Qui compro un pezzo di artigianato andaluso, una ceramica di Granada di cui mio padre fa collezione da sempre per poi continuare la nostra passeggiata superando il Museo Taurino, l'Ospedale di Agudos, sede attuale della Facoltà di lettere, ripassiamo davanti al nostro albergo per poi dirigerci, costeggiando la Mezquita, verso il Guadalquivir.
Dal fiume, dopo una breve passeggiata, riprendiamo la lunga Calle de San Fernando (nel quartiere San Francisco), meglio conosciuta come calle de la feria poiché qui anticamente aveva luogo un mercato del bestiame, con i suoi resti delle mura medievali e giungiamo in plaza del Potro dalla celebre fontana decorata con la figura di un puledro (da qui il nome).
Siamo nella zona della Ajerquia, così chiamata perché situato ad est della Medina musulmana, ricco di artigiani e composto dai tre quartieri medievali: San Francisco, Santiago e San Pedro. Foto e sosta ad un altro negozio di ceramiche di Granada, non sarà l'ultimo del nostro viaggio!
Ad ovest della piazza, troviamo la mitica Posada del Potro emblema dell'architettura cordovana del XVI, menzionata da Cervantes nel suo Don Quijote. Di fronte alla Posada si trovano anche il Museo delle Belle Arti con opere di artisti del luogo.
Percorriamo quindi la via pedonale Armas e, dopo il convento de la Piedad ci inoltriamo curiosi tra le stradine che prendono il nome dalle botteghe di artigiani che un tempo abitavano la zona. Arriviamo, abbastanza stanchi oramai, finalmente a Plaza de la Corredera, che ci ricorda la Plaza Mayor di Madrid ed è il punto centrale del quartiere di San Pedro.
Anticamente questa piazza ospitava mercati e corride, ora sotto le arcate troviamo commercianti di antichità, negozi di libri usati e molti bar. Da qui, torniamo verso il nostro albergo per riposarci un po', attraversando la Plaza de Seneca, calle Horno del Cristo e percorrendo la via Rey Heredia dove si trova il Museo archeologico e la Chiesa di santa Chiara.
Questa è una zona di molti ristoranti e ne consideriamo un paio per l'imminente cena. Caballo rojo o Taberna del Patio de la Juderia?
Taberna del Patio de la Juderia! Mi sono innamorata subito del suggestivo patio andaluso che si intravede dall'ingresso. Mangiamo molto bene, in particolare merita una menzione la merluza alla cordobesa, merluzzo in salsa di mandorle guarnito di patate. Anche qui il caffè espresso è insolitamente buono, il conto (vino Rioja compreso) sui 60 euro.
Per la cronaca, oggi non ha piovuto, nonostante le funeste previsioni del mattino, anzi, nel pomeriggio è persino uscito un bel sole caldo ad accompagnare la nostra passeggiata.
Rientriamo in albergo stanchi ma molto soddisfatti.
Questa notte un bel temporale mi ha svegliato. La pioggia battente colpiva con forza la copertura del patio facendo un rumore pazzesco. Ci siamo svegliati con un sole debole e poco convinto. Fortunatamente avevamo ordinato la colazione in camera per poter godere appieno delle ultime ore in questa stanza fantastica.
Puntualmente alle 10, è arrivato il cameriere con un tavolino pieghevole e con ogni ben di Dio, persino il vino dolce di Jerez….
Dopo aver fatto colazione, verso le 11, abbiamo regolato i conti con l'albergo e chiamato un taxi per andare alla stazione degli autobus. A mezzogiorno partiamo per Granada, ci aspetta l'Alhambra, prenotata su internet dallo scorso mese di gennaio, domani alle 10.
Il tempo s'imbruttisce un po', man mano che arriviamo, cade una pioggia leggera e la temperatura scende sui 15 gradi. Alla stazione degli autobus facciamo un breve spuntino e poi prendiamo l'autobus che dalla stazione ci porterà in centro. Scendiamo sulla Gran Via, ultima fermata, all'altezza della Cattedrale. Abbiamo prenotato a pochi centinaia di metri, in calle Elvira (l'antico nome di Granada), all'Hotel Posada Pilar del Toro.
L'albergo ci impressiona piacevolmente, la ragazza alla reception è molto simpatica, la stanza grande, con due finestre e due balconi, un bel bagno con doccia idromassaggio, ovunque, dai lavandini alla testiera del letto, l'emblema della città, il melograno.
Non ci fermiamo che pochi minuti, sono già le quattro e scalpitiamo per conoscere la città. Per prima cosa, decidiamo di visitare la Cattedrale, molto vicina.
Fu costruita in tempi brevi, per ordine pontificio, dopo la conquista di Granada da parte dei Re cattolici nel 1492.. Lo spazio che occupa non è quello originale poiché in principio essa sorse nella moschea dell'Alhambra e poi nel quartiere del Realejo, nello spazio oggi occupato dalla Capitania.
Sulle sue scalinate, oggi sostano molti giovani con i loro cani, leit motiv di questa città, ai suoi piedi trovo un bellissimo negozio di ceramiche granadine dove, è chiaro, compro l'ennesimo pezzo. Da visitare anche la vicina Cappella Reale, edificata sul luogo dove sorgeva la Moschea Maggiore.
Girovagando per i dintorni, entriamo in una specie di mercatino coperto pieno di colorati bazar, ne usciamo per riprendere la Gran Via e dirigerci verso la Plaza Nueva da dove salgono gli autobus per l'Alhambra. Alla fine della piazza, troviamo la chiesa di Sant'Anna del XVI secolo costruita in stile Mudejar.
Continuiamo a salire per la Carrera del Darro, lasciandoci la veduta dell'Alhambra sulla destra. La salita non è delle più agevoli, forse basterebbe prendere il 32 oppure il 34 che passano di frequente sino al Sacromonte, ma troppo forte è la voglia di scoprire Granada a piedi, così stoicamente proseguiamo.
Arriviamo al Sacromonte trafelati. Questo era il quartiere gitano una volta, ora quasi tutti i gitani sono andati via, rimangono però le case intonacate di bianco, i locali dove si balla il flamenco e l'atmosfera, un po' hippy, che si respira qua e là un po' per tutta Granada.
Arrivati alla cima del Sacromonte, decidiamo di ridiscendere per l'Albacyn, il quartiere arabo, attraverso le sue strade strette e sinuose. Inutile dire che da qui, in particolare dal Mirador de Sant Nicolas, si gode una vista magnifica dell'Alhambra, e ovviamente facciamo decine di fotografie mentre alcuni ragazzi inscenano un improvvisato concerto.
Facciamo anche una sosta per berci una birra all'altezza del Monasterio de Santa Isabel la Real e così facciamo anche la conoscenza anche di uno splendido Hotel dal medesimo nome che vi consigliamo caldamente per la sua bellezza e posizione.
Continuiamo la discesa per i vicoli strettissimi dell'Albacyn. Qui le case sono meno curate che a Cordoba, alcune semi abbandonate, vediamo muri interi ricoperti da disegni e graffiti, poi iniziano i piccoli bazar che vendono caftani e babbucce di raso colorate, le teterie e le fumerie, i negozi di dolci arabi, i ristoranti.
Arriviamo di nuovo così al nostro Hotel, ai piedi dell'Albacyn e, a pochi passi da qui, ci fermiamo a cenare alla Taberna Salinas, un locale molto carino in cui si mangia e si beve molto bene, tanto che domani, che è poi il giorno del mio compleanno, decideremo di ripetere l'esperienza.
Sveglia alle 7,30, questa mattina alle 10 abbiamo da tempo la prenotazione per visitare la meravigliosa Alhambra (Al-Kalat al-Hamra, cioè il castello costruito di terra rossa). Purtroppo diluvia e, dopo una breve colazione, ci armiamo di ombrelli e di buona volontà. Fortunatamente l'autobus che ci porterà su dalla Gran Via, il 30, arriva immediatamente.
Appena scesi andiamo alle macchine automatiche che, inserendo la carta di credito con la quale si è effettuata la prenotazione ed il pagamento, restituiscono i due biglietti per la visita a tutto il complesso dell'Alhambra, l'unico palazzo medievale musulmano che sia giunto praticamente integro ai giorni nostri e nel quale, nessun re cattolico dopo la sua conquista osò demolire nulla (come successe invece alla Mezquita di Cordoba per far posto alla Cattedrale cattolica), semmai si limitò ad aggiungere.
Ci incamminiamo quindi lungo i sentieri guidati e, in attesa dell'orario di entrata ai Palazzi Nazaries, visitiamo La Alcazaba che, è la costruzione più antica ed il cui recinto era destinato ai guardiani ed all'esercito del re. Cerchiamo poi di trovare qualche attimo di rifugio dalla pioggia prima sotto la Porta del Vino e poi nel Palazzo di Carlos V (1526), re che desiderava trasformare Granada in una città imperiale europeizzandola ma che dovette rinunciare al suo sogno dovendo abdicare nel 1556 a favore di suo figlio Felipe II.
Finalmente arrivano le 10 e, mentre la pioggia si sta esaurendo, ci fanno entrare in fila per due a los Palacios Nazaries.
Se “esternamente l'Alhambra è un rozzo insieme di torri e merli senz'ordine di piano né eleganza architettonica, che non rende l'idea della bellezza e della grazie che regnano all'interno”, come afferma Washington Irving autore americano dei Racconti dell'Alhambra, nei Palazzi Nasridi è invece tutto un susseguirsi di patii luminosi, giardini profumati e fontane, sale ricoperte di fitti arabeschi geometrici, cupole a stalattiti che sembrano merletti che pendono dal cielo.
Lo spettacolo è indescrivibile e meraviglioso, nessuna foto può rendere pienamente l'autentica bellezza di questo luogo che meritava indubbiamente di essere compreso tra le sette meraviglie del mondo dell'età moderna. Quando ne usciamo per dirigerci verso il Generalife (Jinna al 'Arif, il Giardino dell'architetto) oramai splende il sole, ed il palazzo d'estate dei re nasridi, splende nei suoi marmi lucidi circondati da fiori coloratissimi e dall'acqua limpida dei laghetti.
Finiamo la nostra visita all'Alhambra comprendendo bene perché, secondo la leggenda, Boabdil, l'ultimo califfo di Granada, quando fu scacciato nel 1492 dai re cattolici, pianse talmente forte che il suo pianto risuonò sulla terra fino a tramutarsi in un canto d'amore e nostalgia verso queste mura rosse dove “non c'è bisogno di morire per ritrovarsi in paradiso”
Il cielo è per lo più sereno adesso ma l'aria è freddina. Scendiamo attraverso dei giardini al quartiere Realejo, il quartiere di Garcia Lorca e Manuel de Falla, per poi ritrovarci nella Plaza Nueva. è quasi l'ora di pranzo ed adocchiamo un locale molto caratteristico dove si compra prosciutto, affettati vari e formaggi ad un enorme bancone e poi si consumano, appollaiati su sgabelli, intorno a piccoli tavoli tondi.
Decidiamo però di tornare prima un attimo in hotel ed è sempre su calle Elvira che ci innamoriamo di una tipica Bodega Andalusa, la Bodegas Castaneda, appunto, che in realtà è divisa in due locali distinti: in uno si beve soprattutto e si spizzicano solo tapas, nell'altro invece si mangia di tutto perché è un vero ristorante.
Entriamo chiaramente in quest'ultimo perché, come sempre, la fame non ci manca. Mangiamo anche delle tapas, ma come antipasto, alla fine ne usciamo satolli e soddisfatti.
Il pomeriggio, durante il quale un vento freddo della Sierra ci sferza costantemente facendoci persino accendere il riscaldamento in camera, lo occupiamo gironzolando per i quartieri del centro, cercando di farci un'idea più completa possibile di questa città così particolare da non sembrare, a tratti, neppure europea.
Dopo una lunga passeggiata per la Acera del Darro ed una sosta al Corte Ingles, visitiamo il quartiere di San Matias, per poi tornare sulla Gran Via, dove a palazzi in buono stato, negozi e banche si alternano case fatiscenti od occupate, e dirigerci verso l'Università, il Monasterio de San Jeronimo e la Chiesa de San Juan de Dios, ultima grande opera commemorativa promossa dagli Ordini della Controriforma, santuario e luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine omonimo.
L'atmosfera che si respira in questo posto è veramente molto particolare, sono felice di festeggiare qui il mio compleanno, rimpiango solo di non aver portato un maglione di lana…
Chiudiamo la serata tornando a cena alla Taberna Salinas, dove mangio un eccezionale Salmon al Cava con patate e brindiamo con un vino tinto corposo, come tutti i vini spagnoli d'altronde, che perlomeno ci scalda un poco….
E' traumatico svegliarsi alle 5 e tre quarti quando ancora tutta la città dorme, è buio pesto e si hanno alle spalle quattro giorni intensi di viaggio. Dobbiamo farlo però, l'aereo per Roma parte alle 8 e 35.
Mentre carichiamo sul taxi le valigie, frotte di ragazzi escono da una vicina discoteca. Arriviamo all'aeroporto Federico Garcia Lorca abbondantemente in tempo per il check in, un terribile caffè, e la vista dell'alba sulla campagna Andalusa. Concludo questo diario di viaggio con la descrizione che di Granada ci regala il grande poeta di Fuente Vaqueros:
“Granada non può uscire da casa sua. Non è come le altre città che stanno sulla riva del mare o dei grandi fiumi, che viaggiano e ritornano arricchite di quel che hanno veduto: Granada solitaria e pura, si fa piccola, recinge la sua anima straordinaria senza altra via d'uscita se non il suo alto posto naturale di stelle…Per udirla bisogna entrare nei camerini, negli angoli e ai crocicchi della città. Bisogna vivere il suo interno senza gente e la sua recintata solitudine…Bisogna diventare un pochino poveri, dimenticare il nostro nome, rinunciare a quella che si dice una personalità…
Granada è il Paradiso chiuso per molti, giardini aperti per pochi….”











