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I viaggi di Gigi: ORVIETO - La città  

Community: Diari di viaggio e Racconti I viaggi di Gigi: ORVIETO - La città

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Gigi
Scritto da: Gigi
Località: Orvieto
Durata: 7 giorni
Data partenza: dal 10/03/2011 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Gigi Oliviero - Stefano Carbone

Introduzione

Inizia un altro bellissimo viaggio italiano alla scoperta di Orvieto.

Descrizione

I viaggi di Gigi: ORVIETO - La città

Oggi iniziamo un altro appassionante viaggio alla scoperta di una meravigliosa città italiana, Orvieto, un luogo che emerge come un miraggio dalla pianura umbra, arroccato sopra un’immensa rupe tufacea che un tempo dovette rappresentare una grande isola, sperduta nel gran Mar Tirreno che fin qui si era incuneato. Le origini della città risalgono alla notte dei tempi, addirittura all'Età del bronzo e del ferro, anche se i primi insediamenti umani di cui abbiamo notizie certe, sembrano risalire al VII secolo a.C., quando su questa rupe gli Etruschi fondarono una magnifica città, chiamata Velzna. Ne resta testimonianza in una misteriosa e affascinante città sotterranea che si apre sotto quella moderna, costituita da un dedalo infinito di cunicoli, utilizzati come depositi, colombari, cantine, frantoi ma soprattutto pozzi, che, con una perfetta struttura idraulica portavano acqua a tutta la città. Un ambiente oggi perfettamente restaurato e visitabile con un insolito e affascinante percorso.

Saliamo verso il centro storico con una moderna e comoda funicolare. La città che oggi ci accoglie è soprattutto quella medievale e rinascimentale, anche se da ogni angolo emergono tracce di cultura più antica. Fu alla fine del Duecento che il Comune medievale di Orvieto raggiunse il periodo di massima potenza economica e i simboli del potere furono trasferiti nei maggiori edifici pubblici. Fra gli edifici restaurati uno dei più strategici risultò il Palazzo dei Sette, con la Torre detta del Papa, alta 47 metri e orientata secondo i quattro punti cardinali. Le sue imponenti dimensioni consentivano, infatti, di dominare visivamente il vasto territorio dello stato orvietano, che si estendeva a ovest fino al mare, a est fino alla catena montuosa preappenninica e a nord fino ai monti del Cetona e dell'Amiata.

Nel XVI secolo la Torre venne ribattezzata "del Moro" quasi certamente per opera di Raffaele di Sante, detto il Moro. Nel 1865, all'altezza di 18 metri, fu sistemata nella Torre la vasca distributrice del nuovo acquedotto e, a seguito dei restauri del 1866, venne installato l'orologio meccanico e due campane civiche. La campana più piccola proveniva dalla Torre di Sant'Andrea e quella più grande dal Palazzo del Popolo, dove era posta dal 1313, anno in cui per ordine del Capitano del Popolo, Poncello Orsini, era stata fusa e rimodellata con impressi tutt'intorno il suo stemma e il suo emblema, i simboli delle venticinque arti e il sigillo del popolo della città di Orvieto. Da qui la città si mostrerà in tutta la sua particolare bellezza: un'immensa rocca naturale che, con le sue scoscese e impervie pareti, costituì da subito una forma urbis perfetta, un centro abitato praticamente inespugnabile senza la necessità di grandi mura.

Dall'abitato spuntano i monumenti più eleganti e antichi, che ne raccontano la complessa storia. Come il Palazzo del Popolo, del XIII secolo e destinato a essere un importante edificio pubblico. Dopo secoli di degrado, il palazzo è risorto a nuova vita come splendido e moderno centro congressuale. Proprio durante la sua ristrutturazione sono venuti alla luce bellissimi reperti, raccolti in una suggestiva mostra, come i resti di un acquedotto medievale e un'ara etrusca. Davvero splendida la grande sala congressuale, la cui modernissima tecnologia è immersa in un ambiente di grande nobiltà e bellezza, arricchito da suggestivi affreschi dei secoli dal XIV al XVII.

Nella parte sinistra di Piazza Cahen sorge la Fortezza, fondata per ordine del Cardinale Albornoz nel 1364, sotto l'ordine di Papa Innocenzo VI e su istruzione del condottiero e ingegnere militare Ugolino di Montemarte. La fortezza sorse più per dimostrare l'inespugnabilità di certi territori che per ragioni strettamente militari. Nel primo secolo di vita ebbe un'esistenza piuttosto turbolenta: nel 1390 fu distrutta a causa di lotte cittadine, ma fu di nuovo ricostruita, con l'aggiunta del torrione, nel 1450 da Antonio Carpi sostituito da Bernardo Rossellino. Nel primo Cinquecento fu restaurata e rimessa completamente in sesto dai soldati pontifici. Fino al '700 restò in funzione come struttura militare ma nei primi anni dell''800 cadde in rovina. Da quel momento cambiò destinazione fino a diventare l'attuale sede dei giardini pubblici.

Fu proprio la straordinaria sicurezza che ispirava Orvieto a spingere numerosi papi a risiedervi, come Clemente VII, che qui si rifugiò con la sua corte nel 1527, durante il sacco di Roma a opera dei Lanzichenecchi. Fu in quell'occasione che lo stesso papa ordinò ad Antonio da Sangallo il Giovane un'opera che garantisse abbondante approvvigionamento idrico alla Rocca. Il grande architetto realizzò allora un immenso pozzo che, ancora perfettamente funzionante, rappresenta oggi una delle più celebri attrattive della città. Il Pozzo di San Patrizio, a sezione circolare, è profondo quasi 62 metri e ha un diametro di circa 13,40 metri. Due portoni diametralmente opposti danno l'accesso alle due scale a chiocciola, una per la discesa e l'altra per la risalita, concepite in modo tale da essere indipendenti e non comunicanti tra loro. Ogni scala conta 248 scalini che in passato consentivano alle bestie da soma di raggiungere agevolmente il fondo, dove è collocato un ponte di legno sopra il livello dell'acqua. Terminate le operazioni di riempimento si attraversava il ponte per poi risalire dalla parte opposta senza intralciare il passo ad altri impegnati nella discesa. Il Pozzo è illuminato da 70 finestroni da cui è possibile affacciarsi e visualizzare la sua profondità.

La città è sede di importanti musei, come il Museo Faina, che conserva una vasta collezione appartenuta ai Conti Faina e costituisce una delle più prestigiose raccolte archeologiche italiane. I reperti vengono raccolti dai conti Mauro ed Eugenio a partire dal 1864, acquistandoli sul mercato di antichità o recuperandoli attraverso scavi condotti in prima persona. Il Museo si trova nell'omonimo Palazzo, proprio di fronte al Duomo, dove è attualmente articolato su più piani e conserva reperti etruschi come la  Venere detta di Cannicella, oltre agli ori, ai bronzi, ai corredi funerari, a una raccolta di monete, a una preziosa collezione di vasi del periodo arcaico e alla produzione locale di bucchero. La visita del museo è pensata anche in particolare per i ragazzi, ai quali è pensato un percorso interattivo. Un altro importante museo cittadino è il Museo Emilio Greco, che ospita un'importante collezione di 32 sculture in bronzo e 60 opere grafiche del grande artista, oltre a litografie, acqueforti e disegni che il maestro donò alla città, cui era legato per aver scolpito le porte bronzee del Duomo.

Per adesso ho finito. Nei prossimi articoli proseguiremo il nostro viaggio in questa splendida città. Se nel frattempo voleste visionare i nostri filmati di Orvieto, potete andare sul sito “FILMCARDS” di YouTube, oppure (se avete l’iPhone o l’iPad) scaricare da App Store l’applicazione dedicata, appunto, alla città. Cercate FILMCARDS – ORVIETO o il link http://itunes.apple.com/it/app/orvieto/id333215556?mt=8

L’applicazione comprende centinaia di pagine di testi e foto, la visita a tutti gli ambienti della città e oltre un’ora di splendidi filmati originali.

gigi.oliviero09@gmail.com – www.filmcards.it

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